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venerdì 18 Giugno 2021

Il Sangue dei Baroni – Un noir thriller “pulpabile”

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Il Sangue dei Baroni - Matteo Strukul

Quando ci si trova in mano un libro di Matteo Strukul si sa già che si inizierà a leggere non solo qualcosa di altissima qualità, ma anche qualcosa di diverso, qualcosa che pagina dopo pagina sentiamo possa mancare nel nostro panorama letterario italiano. E lì dove c’è questo enorme buco, lo scrittore padovano arriva e lo riempie con la sua prosa coinvolgente, contemporanea, diretta e pa(u)lpabile.

Con “Il Sangue dei Baroni“, edito da Fanucci, Strukul arriva nella sua città, precisamente nella Libera Università di Padova, dove Daniele Capovilla è appena stato giudicato inidoneo per un posto di ricercatore. Gli è stata preferita Carola De Marchi, figlia del barone universitario Carlo Alberto De Marchi, potentissimo preside della facoltà di giurisprudenza che punta al rettorato. Nel tentativo di fermare la sua marcia trionfale a lui si contrappone solo Enrico Zaramella, astro nascente del diritto internazionale e marito fedifrago. Prossimo al fallimento personale e alla rottura con la moglie, Capovilla decide di architettare il più rischioso dei ricatti ma, così facendo, innesca una spirale di violenza che, un po’ alla volta, coinvolge la massoneria, una coppia di gangster psicopatici e l’amante ninfomane di Zaramella. Mentre la vita borghese di quest’ultimo cade a pezzi e la figlia di De Marchi viene misteriosamente rapita, forse dal serial killer che sta terrorizzando la città con il nome di Cacciatore di scalpi, la situazione all’università precipita fra rivelazioni compromettenti. Senza contare che è ormai imminente il convegno al quale parteciperà anche il rettore, l’inflessibile professoressa Maria Luisa Rognoni, che sogna di incastrare De Marchi e Zaramella per metterli finalmente al loro posto.

Chi ama in fratelli Coen, il loro stile da “sorriso a metà”, il loro modo dissacrante di raccontare le tragedie, ma allo stesso tempo di fartele sentire sulla pelle, troverà ne “Il Sangue dei Baroni” una storia che sarebbe perfetta per una loro sceneggiatura. Strukul, infatti, mette nero su bianco un thriller tinto di noir, che ti travolge riuscendo a regalare sia tensione sia quello che in inglese chiamano “smirk”, una sorta di sorrisetto che dietro però nasconde milioni di emozioni, dalla, appunto, tensione, fino ad arrivare all’ironia per la situazione. Sì perché “Il Sangue dei Baroni” riesce ad essere, nelle sue infinite sfumature, anche una commedia nera degli equivoci, dove si viene scambiati per altre persone, ci si trova persi in una spirale dantesca, dove a riuscire a riveder le stelle sarà solo chi, attraversato inferno e purgatorio, avrà compiuto la sua espiazione.

Una società contemporanea, quella trattegiata da Strukul, fortemente medievale, fatta di “servi della gleba” e di “vassalli”, dove i baroni sono in grado di governare la vita dei loro sottoposti, in una descrizione dei personaggi con una fortissima personalità e tangibili. Perché ci si ritrova a provare a mettersi nei panni dei personaggi, a cercare di capire le loro scelte, ritrovandosi così, da lettori, in un mondo sporco, malato, dove la fuga sembra l’unica ancora di salvezza.

“Il Sangue dei Baroni” è uno di quei libri rari, che regalano finalmente all’Italia un genere da sempre troppo americano.

Sara Prian

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