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venerdì 16 Aprile 2021
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Il quaderno cancellato – Lezioni di scrittura in forma thriller

Scrivo perché è l’unica cosa che so fare.
L’unico modo di esistere quando non si esiste affatto.

Chi mi segue sui social o attraverso queste recensioni conosce la mia passione, non solo per la letteratura, ma anche per il cinema. Quando perciò le due cose si fondono, per me è come stare nel paese dei balocchi. Un paese dei balocchi che però si sa, come nella fiaba di Pinocchio, può nascondere anche un brutto sogno come per Pablo Betances, protagonista de Il quaderno cancellato di Nicolàs Giacobone (già sceneggiatore di film come Biutiful e Birdman), edito da Bompiani, che vede il suo sogno trasformarsi ben presto nel suo peggior  incubo.

Santiago Salvaterra, il “più grande regista cinematografico latinoamericano di tutti i tempi”, lo ha reso prigioniero e lo costringe a scrivere sceneggiature, veri e propri successi internazionali, rinchiuso in uno scantinato dove ci sono solamente un materasso, un computer portatile, la discografia completa dei Beatles, un ukulele, tutte le opere di Borges e un quaderno. L’unica via d’uscita è scrivere un’ultima sceneggiatura, quella che consacrerà Salvaterra nell’olimpo del cinema: un tour de force che Pablo appunta meticolosamente sul suo quaderno, un diario di prigionia dove giorno per giorno cancella ogni singola parola subito dopo averla scritta. Man mano che la stesura del capolavoro procede i rapporti tra i due uomini si fanno sempre più burrascosi, finché un giorno Pablo si blocca. È la fine?

Il quaderno cancellato è un libro molto, ma molto particolare, non solo nella prosa, ma anche nella formattazione del testo che cambia in base all’umore di Pablo e se egli sta scrivendo su carta o su un post-it o su un foglio di word criptato o meno. Ma è un libro particolare perché ci travolge con un fiume di parole e un flusso di coscienza che, proprio come nell’Ulisse di Joyce, aumenta man mano che procediamo nella lettura.

Noi come lettori entriamo in un mondo privato, come può essere quello della scrittura, ed entriamo in contatto con tutti i demoni che uno sceneggiatore affronta quando deve scrivere qualcosa. Una scrittura che si fa esigenza fisiologica e che fa accettare il protagonista di annullarsi, di farsi rinchiudere in uno scantinato, perché quello stesso scantinato rappresenta, sia realmente che in forma metaforica, la scatola in cui uno scrittore si rinchiude da solo quando deve partorire la propria opera.

Giacobone però non ci offre solo un resoconto intimo dell’animo di uno sceneggiatore, ma anche un thriller che ci tiene in tensione per tutta la durata della lettura, che ci fa porre domande che non sempre troveranno una risposta, ma che ci spingono a riflettere. In particolare, l’attenzione offerta al rapporto tra Pablo e Santiago, dei moderni Mozart e Salieri, ci fa domandare, quanto si possa spingere l’essere umano in un rapporto per poter raggiungere un obiettivo.

Il quaderno cancellato è una di quelle opere particolari, quasi di nicchia, ma che meritano un’attenzione particolare perché nasconde dentro di sé un gioiello di scrittura raro.

Sara Prian

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