Il «boomerang» del licenziamento orale

Accade ogni tanto nelle piccole realtà imprenditoriali delle nostre zone che un lavoratore sia licenziato oralmente. Alle volte, ciò è la conseguenza di litigi e battibecchi. In altre ipotesi, questo dipende da un calo di commesse o da una riduzione di attività. Sia che il rapporto termini con un secco e padronale «Ti caccio via!» di «fantozziana» memoria che con politicamente corretto «Mi dispiace, ma non c’è più lavoro a causa della crisi», il licenziamento orale può diventare un «boomerang» tremendo per il datore di lavoro.

Infatti, sia l’art. 18 della Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) (applicabile ai contratti di lavoro stipulati prima del 7 marzo 2015) che l’art. 2 del Decreto Legislativo n. 23/2015 (applicabile ai nuovi contratti conclusi dopo tale data) prevedono la tutela più ampia in casi di questo tipo anche nelle piccole realtà imprenditoriali (indipendentemente dal numero di dipendenti). In tali ipotesi, il datore di lavoro deve reintegrare il dipendente nel posto di lavoro, risarcire il danno subito da quest’ultimo (che non può essere inferiore a cinque mensilità) e versare i contributi previdenziali e assistenziali.

Altro aspetto fondamentale è che, in caso di licenziamento orale, non si applica il termine di 60 giorni per

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Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

impugnare l’atto di recesso del datore di lavoro di cui all’art. 6 della Legge n. 604/1966 (Interpello Ministero Lavoro 25 marzo 2014, n. 12). Di conseguenza, il dipendente potrebbe «farsi vivo» anche molto tempo dopo, bussando alla porta dell’azienda con un «toc toc finanziariamente esplosivo». Infatti, l’ammontare del risarcimento del danno potrebbe essere talmente alto da condurre al tracollo economico una realtà medio-piccola, specialmente in questi tempi di crisi in cui persino un debito di qualche migliaio di Euro può contribuire a mandare pericolosamente «in rosso» il bilancio aziendale.

Di conseguenza, se il datore di lavoro ha licenziato oralmente un dipendente, deve immediatamente rivolgersi a un avvocato o a un consulente del lavoro. E’ di fondamentale importanza che venga inviata una raccomandata A/R al lavoratore in cui si comunica formalmente per iscritto il licenziamento (con i relativi motivi). Infatti, la situazione deve essere regolarizzata il prima possibile sia per ragioni di correttezza che per le possibili conseguenze disastrose a livello finanziario che ne potrebbero derivare in una piccola realtà imprenditoriale. Il problema si pone statisticamente in modo molto meno frequente nelle aziende medio-grandi siccome tali operatori economici sono decisamente più organizzati, in genere dispongono di un ufficio del personale, e comunque si avvalgono della collaborazione professionale di consulenti del lavoro e di avvocati in modo stabile e continuativo. Pertanto, è molto più improbabile che si verifichi una simile «svista».

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Avv. Gianluca Teat
(Potete contattarmi anche via e-mail gt.teat@gmail.com oppure sul profilo Facebook Avv. Gianluca Teat)

12/01/2016

Riproduzione vietata

Immagine: Boomerang (foto di Adrian Barnett. Immagine di pubblico dominio. Pagina di Wikipedia. Voce boomerang).

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2 persone hanno commentato questa notizia

  1. Casualmente parlavo dell’argomento qualche giorno fa con alcuni amici, e parlavamo anche delle possibili ipotesi sul da farsi in questo caso come lavoratore “appena licenziato” p verbalmente.
    Ma come al solito utile sapere anche gli articoli per, sperando non succeda, sapersi tutelare in quel caso.
    Grazie

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