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I 25 anni del Muro di Berlino. Di Andreina Corso

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berlino la caduta del muro

Li possiamo immaginare quei pezzi di muro per terra perfetti come parole a dire che la guerra fredda era finita.
Imperfetti come annunci che guardano solo il presente e che trasformano la Storia in qualcosa da dimenticare, senza averne sofferto o capito i passaggi.
Berlino venticinque anni fa ha vissuto un fatto straordinario, che da solo si spiegherebbe e di cui potrebbe vantarsi, se al di là e al di qua di quelle pietre a terra non ci fossero stati i destini dei popoli.
I popoli chiedono sempre Pace. E i conflitti sono pietre dure come rocce secolari.
Andare da est ad ovest, con gioia e fiducia, non sapendo che fin dal primo decennio dall’abbattimento del muro gli storici avrebbero scritto che “se il socialismo era fallito, il capitalismo si avviava alla bancarotta…”
Troppo drastico il giudizio?

Certo, una riunificazione può nascere dal dolore inferto dalle divisioni, ma per aprire alle coscienze un orizzonte di pace, non è bastato e non basterà l’abbattimento di quel muro.
L’idea rivoluzionaria di una trasformazione del mondo in un’ottica pacifista e distante dagli interessi americani o sovietici. Era questo l’ideale insostituibile proprio in quegli anni nutriti di speranza, per generazioni in grado di lottare e di inventare un mondo diverso.
Del resto, come abbiamo potuto constatare, quei sassi a terra non hanno impedito la costruzioni di altri muri che hanno ferito e feriscono la civiltà.
Israele e Palestina, India Pakistan e Ucraina Russia, tanto per restare in tema, dimostrano come la strada della pace sia lunga e laboriosa.
Chi ha molto lottato e oggi ha i capelli bianchi, conosce il sapore di una speranza, ha pagato e paga la sconfitta: poco può fare adesso. La voce dei vecchi non è gradita. Di quelli rivoluzionari? Pateticamente evitata.
E allora da dove partire, se i modelli che la Storia ci ha affidato non esistono più, se il mercato e l’individualismo si fanno ogni giorno più spietati, se non possiamo chiedere ai giovani di reagire, perché non ce la fanno più a lottare per la loro sopravvivenza e non hanno uno straccio di posto di lavoro?
Che fare per questi muri invisibili e pur così distruttivi?

Andreina Corso

09/11/2014

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