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Hellas Verona, una dirigenza forte si vede nei momenti di crisi

Quando tutto va bene, è facile vivere in armonia. Le cose si fanno difficili quando tutto sembra andare per il peggio e non si trova soluzione.

Nel calcio a creare euforia sono i risultati, solo le vittorie cementano i rapporti tra giocatori e tifosi e gli stessi con la società. Quando si comincia a perdere, la ricerca di uno o più colpevoli, diviene il vero sport. A Verona sponda Hellas, è dall’inizio dell’anno che i tifosi (non tutti ovviamente), accusano questo o quello dell’ultimo posto in classifica e della stagione disastrosa che si chiuderà quasi sicuramente con la retrocessione.

Per mesi si è dibattuto tra pro e contro Mandorlini, poi è diventata una questione di campagna acquisti sbagliata ed infine di una dirigenza assente. Ad inizio anno però, nessuno era scontento degli arrivi, gente come Viviani, Pazzini ed Hellander accolti come eroi. Giocatori finalmente di proprietà su cui puntare per il futuro e creare eventualmente plusvalenze. Il condottiero di tante battaglie vittoriose ancora in sella e un direttore sportivo con esperienza internazionale e reduce dai successi partenopei. Nulla sembrava presagire il peggio.

Con il senno di poi è facile criticare ma probabilmente nessuno è l’unico colpevole. Si tratta di una miscela di errori e coincidenze, probabilmente dopo due salvezze ottenute, Andrea Mandorlini e Luca Toni dovevano cambiare aria. Avrebbero lasciato da “eroi” , era praticamente impossibile fare meglio di quello che avevano realizzato. Anche per una semplice questione di stimoli.

Dopo tanti anni è difficile riuscire a trasmettere ancora qualcosa alla squadra e quindi ricominciare con un mister nuovo, avrebbe sicuramente giovato. Inoltre la politica dei giocatori di proprietà sarà un boomerang difficile da fermare. In serie B, non è possibile mantenere stipendi come quelli di Pazzini o Romulo, inoltre gli oltre 4 milioni di euro per Viviani non saranno recuperati in caso di cessione. Il giocatore dovrebbe restare e valorizzarsi ulteriormente.

In fase di mercato, alcune valutazioni sono state certamente errate, giocatori sovrastimati che sono gli unici a salvarsi dalle critiche della curva. Caratteristica dei tifosi dell’Hellas è proprio quella di non contestare mai la squadra in campo ma sostenerla oltre il 90° minuto. Quindi di chi è la colpa? La responsabilità maggiore è di Verona, nella forma degli imprenditori locali, totalmente assenti.

E’ incredibile come un club che conta 15.000 abbonati, che segue la squadra in trasferta a migliaia e che ha un bacino di utenza spropositato rispetto le dimensioni della città, non trovi l’interesse dei grandi industriali scaligeri o veneti. Per capirne le potenzialità, è dovuto arrivare un imprenditore carpigiano, che dal primo giorno ha dichiarato che i mezzi economici non erano quelli di un Tycon asiatico o di un petroliere arabo.

L’Hellas Verona avrebbe dovuto vivere sulle sue gambe creando plusvalenze, con l’obbiettivo di consolidarsi in A. Con queste premesse, un anno storto e una retrocessione si poteva mettere in preventivo. Le critiche è giusto farle ma relazionate al contesto e alle condizioni. Volenti o nolenti, a parte il periodo d’oro degli anni ottanta, i gialloblu hanno sempre navigato tra massimo campionato e cadetteria; con questo tipo di dirigenza non si poteva pretendere diversamente.

In tutto questo dove sono stati gli industriali veronesi? Perché non è mai stata creata una cordata in supporto della principale squadra cittadina? Quindi nonostante una imminente retrocessione, bisogna ritenersi fortunati di avere una dirigenza solida. Che però ora, deve dimostrare di essere davvero forte e programmata.

Attutire le perdite con la serie B e la pronta risalita in serie A, dimostreranno le vere intenzioni di Maurizio Setti e collaboratori. Non si creda, come qualcuno sostiene, che il famoso paracadute finanziario risolva tutti i problemi. I circa venticinque milioni basteranno per le spese.

Mattia Cagalli
03/03/2016

(cod calvero)

Riproduzione Riservata.

 

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