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Hellas Verona: Il giornalista e il tifoso, due anime dello stesso corpo
In questi mesi a Verona i sostenitori dell’Hellas si sono trovati invischiati in questa difficile situazione al momento del cambio di allenatore. Il passaggio da Andrea Mandorlini a Luigi Del Neri non è stato provo di malumori e discussioni tra i più fedeli supporters gialloblu. A conti fatti, guardando puramente la matematica i soli 2 punti racimolati dalla truppa veronese dopo l’insediamento del mister di Aquileia, il cambio è risultato inutile. Rinnegare però che dal punto di vista della corsa, delle idee di gioco e della grinta, non ci sia stato un netto miglioramento, significa essere intellettivamente in malafede o ignoranti.

Se da una parte i risultati non gli stanno dando ragione, dall’altra ha dato una speranza di potersi giocare la posta in palio con tutti; a differenza della direzione tecnica precedente. Come detto purtroppo, dopo oltre cinque anni di gestione Mandorlini (quasi sempre vincente), staccarsi da chi ha così fatto tanto bene per la propria squadra non è semplice. Quando la stessa persona ha più volte giurato amore eterno agli scaligeri.

Allo stesso modo questo amore subisce una grave battuta d’arresto agli occhi del tifoso più attento, dopo una serie di interviste successive all’esonero, rilasciate dall’allenatore. Fece bene Mazzarri a non rilasciare dichiarazioni dopo l’allontanamento dall’Inter, perché affermare che era giusto retrocedere tutti insieme per poi ripartire insieme, può essere favorevole e comodo per lui ma non per la società. Questa ha l’obbligo di tentare tutte le mosse possibili per salvare una stagione negativa, anche per colpe proprie.

Tra i cori più importanti e ricorrenti della “curva” ne esiste uno che recita “passeranno i presidenti, passeranno i giocatori e l’allenatore ma il Verona resterà!”, e questo è lo spirito che deve restare. Come già accennato, se la squadra si ritrova ad occupare l’ultimo posto in classifica tutte le colpe non sono da attribuire agli allenatori. La dirigenza dopo anni di successi, è incappata in una serie di decisioni infelici e sfortunate. Dal criticare queste a denigrare il lavoro svolto fino ad ora però ne passa di acqua sotto i ponti.

La paura per le vicissitudini passate ( dalla gestione Pastorello, al finto cardinale all’acquirente con i soldi falsi… ), ha reso il tifoso veronese un tipo decisamente diffidente. E ora che la situazione è negativa i fantasmi di vicende passate si riaffacciano nella memoria del tifoso. “Perché la dirigenza non parla? Secondo noi è una vergogna e faremo la fine del Parma… ecc…”. Questo era il tenore dei messaggi riscontrabili online, tra siti e blog più o meno legati all’ambiente veronese.

Il presidente Maurizio Setti ha dovuto parlare, giustificare i propri errori e garantire che in caso di retrocessione, è pronto ad investire per una pronta risalita in massima serie. Tutto questo è alquanto assurdo, soprattutto in una città dove gli imprenditori locali si sino totalmente disinteressati alle sorti della squadra.

Chi non dispone di ingenti fondi, come gli sceicchi e si affaccia al mondo del calcio deve farlo in modo oculato. Quindi la stagione storta può, anzi, sicuramente accade. Quindi la critica ci sta ma deve essere espressa con senso logico e non offensiva come giustamente espresso da Maurizio Setti.

Il doversi vergognare, espresso non dai tifosi ma da alcuni organi di stampa cittadini, hanno dimostrato la provincialità e la mala-stampa italiana. Il diritto di parola, di opinione è sacrosanto e non deve mai venire meno ma la stampa e i giornalisti. A volte, dovrebbero fare un bagno d’umiltà.

Così come il giornalista deve essere in grado di scindersi dal suo lato tifoso e non esprimere e scrivere opinioni basate solamente (o principalmente) sulle sensazioni e sull’amore per la squadra. Deve essere in grado di accantonare vere o presunte battaglie personali che ne offuscano il giudizio.

Mattia Cagalli
21/01/2016

Riproduzione Riservata.

 

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