Hellas Verona, disastro Gialloblù compiuto. La B a un passo.

ultima modifica: 05/04/2018 ore 15:07

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Hellas Verona, bisogna sperare che arrivi lo straniero?

Lo ammetto, volevo lasciare una pagina completamente bianca e pubblicare quella.

Dopo una prestazione come quella di Benevento, non si può più dire nulla sull’Hellas Verona, una squadra che definire indegna è riduttivo.

Le parole sprecate da giocatori e allenatore in questo periodo, suonano come violini scordati alle orecchie dei tifosi; saranno undici finali, dobbiamo pensare a lavora, la squadra è in crescita, tutto fiato sprecato e inutile.

Per favore, non intervistateli più, non chiedete loro più niente, perché rischiano solo di sprofondare ancor di più nel baratro del ridicolo.

Non riuscire a fare un tiro in porta, contro un avversario che ha incassato oltre sessanta goals, non aggredirlo, non giocare con il coltello tra i denti nella più importante partita dell’anno è sportivamente parlando, uno scandalo.

L’autostrada per la serie B è stata definitivamente imboccata e il direttore sportivo Fabio Fusco ha abbandonato la nave che affonda, come il comandante Schettino di italica memoria. In una conferenza stampa (ancora parole), ha confermato che si prende le proprie responsabilità e andandosene spera di dare una scossa alla squadra. A me sa tanto di fuga repentina.

L’unico che dovrebbe auto-sollevarsi dall’incarico, l’allenatore Fabio Pecchia, non pensa lontanamente alle dimissioni; attende probabilmente l’esonero da parte della società per questioni economiche.

Non una formazione uguale all’altra, alcune totalmente cervellotiche che infondono confusione a una rosa già scarsa. Ma non così scarsa come ci hanno fatto credere fino a oggi. Un altro allenatore con un po’ di logica e buon senso, avrebbe racimolato sicuramente qualche punto in più.

Come se non bastassero le colpe della guida tecnica per questo anno, il futuro societario è un allarmante questione. Più imminente di quello che possa sembrare.

Da cinque anni si parla di centro sportivo, di un modello Borussia Dortmund ed invece anche la primavera che stava risorgendo, è stata smantellata. Ed ora rischia pure la retrocessione, senza fornire prodotti accettabili per la prima squadra.

Terzo allenatore e terzo direttore sportivo in pochi anni, senza una continuità dirigenziale e sportiva come si pensa di costruire qualcosa?

Una retrocessione ci può stare se si hanno piani per il futuro ma fino a questo momento, nulla lascia presagire idee. Bisognerà ripartire nuovamente da zero.

L’ho già detto in passato, non ho mai preteso che il presidente parlasse e spiegasse, ho sempre considerato questa volontà di colleghi giornalisti e tifosi, una idea molto provinciale. Meglio una dirigenza che si muove nell’ombra e nel silenzio e porta a casa risultati, il problema è che questa volta al silenzio sembra corrispondere l’immobilismo.
Spero di sbagliarmi.

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Mattia Cagalli
Fin dalla prima ora tra i fondatori di questo Giornale, è giornalista, scrittore e regista cinematografico. Laureato in Scienze della Comunicazione, si occupa anche di calcio e del Verona, sue grandi passioni.

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