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sabato 19 Giugno 2021

Hellas Verona, chiedono dimissioni Mandorlini. Come si cambia in 180′. Di Mattia Cagalli

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Ritorna il campionato: Verona e Palermo lunedì sera

La batosta tedesca era difficile da superare e questo era prevedibile, lo 0 a 0 con la Sampdoria è figlio anche della condizione psicologica. Oltre che della solidità dei blucerchiati, una formazione che sarà ostica per tutti.

A Torino ne hanno subito approfittato e con una vittoria relativamente facile con il neo promosso Palermo, la Juventus ha riconquistato la vetta solitaria.

Eppure nonostante questi due passi falsi, nessun tifoso ha chiesto l’esonero di Rudi Garcia o si è lamentato particolarmente. Cosa non accaduta nemmeno a Di Francesco dopo il 7 a 0 incassato dal suo Sassuolo con l’Inter.

Domenica un altro risultato tennistico si è verificato sui campi di calcio di serie A, il 6 a 2 rifilato dal Napoli all’Hellas Verona. La squadra di Mandorlini è stata artefice di una prestazione a dir poco imbarazzate, soprattutto a livello difensivo.

Inoltre durante tutta la partita, a parte il quarto d’ora finale, i gialloblù hanno avuto un atteggiamento rinunciatario e più interessato a difendere che a rispondere agli attacchi. Non è un caso infatti che, nei primi 25 minuti i partenopei abbiano collezionato 12 calci d’angolo.

Solo dopo aver incassato il 2 a 1 si è provato ad attaccare, anche con uomini più adatti al contropiede come Nico Lopez (partito nuovamente e misteriosamente dalla panchina). Infatti era arrivato il pareggio ma dopo l’infortunio di Marques, ha avuto inizio la débâcle. Lo stesso allenatore non ci ha capito più molto.

Nonostante la figuraccia che arrivava dopo la sconfitta interna con il Milan, la situazione della squadra non è assolutamente tragica: 11 punti che vogliono dire tranquilla metà classifica, in linea con una media salvezza. Il vero obbiettivo della dirigenza scaligera.

Eppure per qualche misteriosa ragione il malumore comincia a serpeggiare tra i tifosi veronesi, si rimproverano a Mandorlini due sconfitte facilmente pronosticabili. Qualcuno addirittura chiede l’esonero di un allenatore che ha portato i veneti dalla Lega pro al decimo posto della serie A in 4 anni.

Può essere vero che molte volte la testardaggine del ravennate indisponga, la poca propensione al turnover e al far esordire giocatori nuovi per affidarsi sempre ai “suoi” uomini. Nonostante questo, fino ad ora i risultati gli hanno dato in generale ragione.

Ci sono però alcuni punti veramente incomprensibili che riguardano le sue decisioni ma in generale quelle di ceri allenatori. Nel caso specifico non si riesce a comprendere la sistematica esclusione dalle formazioni iniziali di Nico Lopez.

Il giocatore giunto in prestito dall’Udinese, ha fortemente voluto i colori gialloblu in sede di mercato estivo e nelle due sostituzioni ha realizzato altrettante reti. Nonostante questo non sembra nelle grazie del mister, a nome forse del decantato equilibrio.

Come diceva il buon Carlo Mazzone “Quelli bravi vanno messi in campo” e credo che questo sia il vero spirito del calcio. Quelli che saltano l’uomo, che creano superiorità, la giocata inaspettata e improvvisa, quelli meriterebbero sempre di giocare. Perché in fin dei conti sono quelli che ti fanno vincere la partita.

Altro mistero è quello di Javier Saviola, considerato anni fa l’erede di Maradona dallo stesso Pibe de oro ma che fatica a trovare collocazione in una squadra che deve salvarsi. Tutto perché non è adatto al modulo praticato a Verona e raramente abbandonato. Un 4 – 3 – 3 dove gli esterni di attacco devono tornare in difesa.

La differenza tra buoni allenatori e grandi allenatori, sta nella capacità di adattarsi al materiale umano e tecnico a disposizione e a cambiare le proprie convinzioni quando le cose vanno male. Solo così si riesce a fare il salto di qualità ed emergere dalla comunque buona scuola italiana.

Nel giudizio comunque ci vuole sempre equilibrio perché se è folle chiedere l’esonero di chi ha ottenuto risultati, è altrettanto delirante la difesa per partito preso di qualunque scelta o parola dell’allenatore.

Esistono infatti anche i tifosi che con paraocchi vanno avanti per la propria strada e non accettano nessuna forma di critica al loro idolo.

Mattia Cagalli

29/10/2014

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