Hellas Verona, bisogna sperare che arrivi lo straniero?

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La vittoria sul campo del Sassuolo ha fermato l’emorragia di vittorie dell’Hellas Verona di Fabio Pecchia.

Per capire se la situazione ha finalmente preso una nuova e più prosperosa direzione, bisognerà aspettare una serie di risultati utili consecutivi. Quello che è certo è che ha salvato la panchina il discusso allenatore di Formia.

Personalmente ero uno dei sostenitori dell’esonero ma una cosa mi ha colpito al momento dei goals di Zuculini e Vende: la squadra ha abbracciato Pecchia, dimostrando di essere davvero con lui. Cosa fare quindi non deve essere facile neppure per la dirigenza che comunque ha sempre dimostrato totale fiducia nel mister.

Ora però arrivano due partite da vincere assolutamente per dare un senso a questo credito e soprattutto a questo campionato. Arrivare a dicembre con quindici o sedici punti non sarebbe affatto male in prospettiva salvezza.

Certamente a gennaio più di qualcosa andrà fatto per alimentare la speranza e proprio il Genoa, prossimo avversario dei gialloblù sta tesserando in queste ore Giuseppe Rossi.

Giocatore che da mesi sostengo dovesse diventare un rinforzo per la squadra di Pecchia. La scusa della forma da ritrovare, dopo il caso Cassano non può reggere. Magari esordirà qualche minuto proprio contro i ragazzi di Pecchia.

Nel frattempo, la Verona sportiva ha vissuto giorni di subbuglio per le mancate parole del presidente Maurizio Setti dopo le cinque sconfitte consecutive.

Media e tifosi pretendevano la presenza della dirigenza per spiegare e forse rassicurare sulla situazione. Sinceramente non ho mai compreso questa richiesta, l’ho sempre trovata una volontà provinciale da Paron più che da dirigente.

Quali sono i presidenti che parlano, oltre a quelli “protagonisti” alla Zamparini? Cosa servirebbero le parole? Quali incredibili verità dovrebbero sconvolgere e scuotere la squadra? Sinceramente preferisco un presidente presente con la squadra e non con i giornalisti. E mi sembra che sia stato agli allenamenti più volte in questo periodo di crisi.

La verità è che Verona ha sempre vissuto una sindrome di vittimismo, come se chiunque si avvicini alla squadra lo faccia per fregare il popolo gialloblù. È certamente vero che negli ultimi anni le vicende societarie hanno vissuto episodi che definire surreali è riduttivo (dall’imprenditore con la raccomandazione del cardinale, i soldi finti, il Conte che ha ipotecato le proprietà ecc.). Ma sperare in un magnate che investa soldi solo perché innamorato dei colori, è pura utopia.

Nel calcio business dei giorni nostri ci si muove fino a che si può mungere la vacca e quella del Verona non è abbastanza grande da attirare Tycoon stranieri.

L’Hellas Verona è perfettamente inserito nella realtà che ha sempre vissuto.

C’è stato uno scudetto e qualche anno di coppe europee ma prima e dopo l’altalena tra massima serie e B, è sempre stata nel dna. Forse sarebbe ora di accettarlo.

Sognare però non costa nulla, a imparare il cinese o l’arabo, sono sempre pronto.

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