Gli eredi della Terra: sguardi e sapori della Barcellona di fine ‘300

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alice bianco e sara prian

Gli eredi della Terra

Ci sono autori di cui l’uscita di un libro ti rende felice come un bambino il giorno di Natale. Degli autori che con le loro opere ti fanno un regalo, un viaggio verso un altro tempo, una città lontana che si scompone e compone attorno a noi, pagina dopo pagina. Uno di questi autori è, senza ombra di dubbio, Ildefonso Falcones e il suo ultimo libro “Gli eredi della Terra” edito da Longanesi, sequel del superbo La Cattedrale del Mare, ne è la dimostrazione lampante.
Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera; rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro… Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c’è un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau (protagonista de La Cattedrale del Mare). Ma i suoi sogni di diventare un maestro d’ascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Al seguito dell’erede di Pietro, Giovanni, tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile… Da quel momento, la vita di Hugo oscillerà tra la lealtà a Bernat, l’unico figlio di Arnau, e la necessità di sopravvivere.
Torniamo quindi nella Barcellona di fine ‘300 e gli odori e le sensazioni si mescolano fra le pagine e ci immergono in una storia che non ha niente da invidiare al primo e splendido capitolo. Gli eredi della Terra, infatti, ci ritrasmette esattamente le stesse emozioni, amplificate da un protagonista ancora più passionale ed impulsivo.
Hugo diventa quindi un nostro compagno di avventura che vediamo crescere sotto i nostri occhi, assistiamo impotenti i soprusi che subisce, ma condividiamo le gioie come se fosse un amico di lunga data che noi osserviamo come voyeur mentre stiamo correndo per i vicoli di Barcellona e dintorni. Ma basterà fermarsi un attimo, tra quelle righe, ed inspirare profondamente perdendo lo sguardo verso l’orizzonte, per sentire la salsedine del mare depositarsi sulla nostra pelle e riempire i nostri polmoni, dandoci un senso di libertà che si alterna a quello claustrofobico di una nobiltà che, troppe volte, guarda dall’alto in basso la popolazione.
Gli eredi della Terra è ancora una volta, grazie alle sue minute descrizioni come solo i grandi letterati di un tempo sapevano fare, un’esperienza virtuale e sensoriale, dove il lettore non si trova solo a leggere le azioni che si compiono sul libro, ma a viverle in prima persona. Sì perché Falcones ha questa capacità di trasformare un oggetto antico, come il libro, in qualcosa di futuristico che, come in un videogame, ci trasporta quasi fisicamente nel tempo e nello spazio da lui descritto, regalandoci una di quelle opere imperdibili che, una volta finita, sembra concludere un capitolo della nostra vita non solo del protagonista.

Sara Prian

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