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giudicare un calciatore classifica del telegraph

Le amichevoli estive non contano.

Partendo quindi da questo presupposto, possiamo comunque dire che la differenza con le squadre straniere continua ad esistere.

A parte la Fiorentina, tutte le altre sono state artefici di prestazioni al di sotto delle aspettative, se non imbarazzanti. Le due milanesi sono formazioni che non hanno trovato la quadratura del cerchio e indipendentemente dagli avversari, faticano a trovare la via del goal.

Ha perfettamente ragione Sinisa Mihajlovic quando afferma che i rossoneri devono lavorare ancora molto. L’arrivo di Ibrahimovic potrebbe risolvere non pochi problemi ma quando la linea difensiva è composta dagli stessi uomini dello scorso anno nessuno può fare miracoli. Nemmeno lo svedese.

Un giocatore che secondo gli inglesi del Telegraph è tra i 20 più sopravvalutati della storia. Ecco, una classifica stilata da degli inglesi, in cui al dodicesimo posto è inserito Roberto Baggio può essere presa seriamente?

Una classifica stilata da coloro che per anni si sono considerati superiori al resto del mondo nel campo del Calcio, e non hanno partecipato a molte competizioni internazionali, per manifestata superiorità’. Per poi vincere una unica Coppa del Mondo, in casa e per giunta con arbitraggi scandalosamente a favore e un goal irregolare nella finale. La prima vittoria in Coppa dei Campioni arrivò solamente nel 1968, con il Manchester United di George Best.

Eccolo, un giocatore che secondo i parametri del Telegraph, dovrebbe essere in quella lista. In fin dei conti in tutti gli anni di carriera, il quinto Beatles ne ha fatti un paio davvero grandi. Il resto un insieme di sbronze. Eppure per Alex Ferguson ad esempio, l’uomo di Belfast è stato il più grande di sempre. Anche di Maradona.

Ma che cosa definisce grande un giocatore? Certamente come sostiene De Gregori nella sua famosa canzone, non da come tira un calcio di rigore. Nemmeno però dai trofei vinti.

La questione è molto semplice, è vero che una campione fa la differenza ma il calcio è e resta un gioco di squadra. Il problema è che nella memoria dei tifosi restano solamente le vittorie.

Esiste però un giocatore che è riuscito incredibilmente a venire considerato un fenomeno, senza mai mettere piede in campo, o quasi. Per quasi vent’anni di carriera ha disputato infatti solamente 34 partite, il suo nome era Carlos Henrique Raposo (foto), detto il Kaiser per la sua somiglianza fisica con Rumenigge.

Il ragazzo brasiliano sognava di diventare un grande calciatore ma di tirare calci al pallone non era assolutamente capace. Come ha potuto quindi ingannare 11 società del livello di Botafogo, Flamengo e Vasco de Gama? Semplicemente con la sua grandissima faccia tosta e la capacità unica di creare relazioni d’amicizia con i grandi calciatori brasiliani degli anni 80.

È proprio grazie all’interdizione di Mauricio, calciatore amato dai tifosi del Botafogo, che trova il primo ingaggio a vent’anni. Doveva dimostrare di essere in grado di calcarli i campi ma bastava fingere dolori al polpaccio e i certificati di un medico compiacente, per passare mesi in infermeria.

Ovviamente, non avendo giocato un solo minuto, l’anno successivo fu ceduto al Flamengo. Qui trovò il sostegno di Renato Gaucho (ex anche della Roma) e di altri compagni che lo mandavano direttamente in infermeria, facendogli totalizzare anche questa volta zero presenze.

Per mandare avanti il sistema però, era necessario illudere allenatori e dirigenze che lui era un atleta appetito a livello internazionale. Con un grosso telefono cellulare si presentava al campo di allenamento e confabulava in un inglese fittizio, e tutti erano convinti che si trattasse di grandi club europei interessati alle sue prestazioni.

Pur di non entrare in campo, fu capace di litigare con un tifoso poco prima di subentrare in una sostituzione; facendosi espellere.

Il gioco andava avanti e in un’epoca senza internet era sufficiente qualche amico giornalista, che ne esaltava le doti. Emigrò anche in Messico e negli Stati Uniti, con ingaggi anche solo di sei mesi, che gli permettevano una vita agiata. Per avere tutto questo, pagava le donne per i compagni durante i ritiri; per divertirsi non era quindi neanche necessario uscire dall’albergo.

Il colpo di genio, una volta sbarcato in Europa, precisamente in Francia nell’Ajaccio. Il giorno della presentazione con decine di palloni e una folla festante, Carlos si spaventò. Avrebbe dovuto allenarsi davanti a centinaia di persone e tutti si sarebbero accorti del suo ‘talento’.

Con un colpo da maestro cominciò a salutare i tifosi e calciare i palloni verso le tribune, gli ultras erano in delirio per lui.

Chiuse la carriera a 39 anni in Brasile, amico di tutti ma brocco di prima categoria. Forse nella sua classifica il Telegraph avrebbe dovuto inserirlo al primo posto, anche se, Raposo del calciatore aveva gran poco.

calcio italiano

Mattia Cagalli

29/07/2015

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