Giorno Memoria: posate “Pietre d’Inciampo”

ultimo aggiornamento: 15/01/2015 ore 18:56

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pietre inciampo venezia LARGE

Venezia per il secondo anno consecutivo, in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, ricorda i suoi cittadini ebrei, deportati e uccisi nei lager nazisti, ponendo davanti al luogo da cui furono prelevati le “Pietre d’Inciampo”(Stolpersteine in tedesco).

Ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, questi blocchetti di porfido, della misura di un sanpietrino, riportano sulla superficie in ottone il nome della persona deportata, l’anno di nascita, la data della deportazione e quello della morte.


L’iniziativa, organizzata dal Comune di Venezia, Comunità ebraica, Centro tedesco di studi veneziani e dall’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser), era guidata dallo stesso Gunter Demnig che si è personalmente occupato della collocazione delle “Stolpersteine”.

La prima sosta per la posa delle cinque pietre – accompagnata da un corteo, a cui hanno partecipato circa un centinaio di persone, tra cui gli alunni di una classe quinta dell’Istituto Fermi – è stata fatta davanti alla casa del rabbino capo Adolfo Ottolenghi, in Strada Nuova al civico 2346/b di Cannaregio (presente la nipote Elisabetta).

Poco più avanti, sono stati i fratelli Dario e Corrado Calimani a ricordare la nonna materna, Anna Jarach che, prelevata dalla propria abitazione il 6 ottobre 1944, morì ad Auschwitz il giorno del suo arrivo. Al Ghetto Vecchio, sono stati ricordati, Moisè Calimani e Anna Foà Melli, deportata a marzo e deceduta a settembre 1944.


Paolo Navarro Dina della Comunità ebraica e Marco Borghi, direttore dell’Iveser, hanno ribadito che questa operazione delle stolpersteine coniuga bene il vissuto della città con la memoria, auspicando che il prossimo anno si possano ricordare tutti coloro che finirono nei lager, compresi i deportati politici e gli internati militari: “E’ opportuno disseminare la città di questi segni per ricordare l’odio di ieri e attivarci contro l’odio di oggi”.

La cerimonia per la posa dell’ultima “Pietra d’Inciampo“, a cui è intervenuto anche il sub-commissario prefettizio con delega alla Cultura, Sergio Pomponio, è stata fatta più tardi nell’isola di San Servolo, allora ospedale psichiatrico, a memoria di Ida Calimani, Giuseppe Boralevi, Raffaele Givrè, Carlo Levi, Luigi Marino, Giuseppe Todesco, 6 degli 11 ebrei deportati dal manicomio ai lager nazisti.

“Sono particolarmente orgoglioso – ha detto Pomponio – di presiedere a questa celebrazione. Quest’anno abbiamo deciso, in virtù anche della mostra sulla deportazione degli ebrei dagli ospedali psichiatrici veneziani, la posa di una pietra davanti all’ingresso dell’ex manicomio per la valenza fortemente simbolica. In questo luogo, che fu deputato a rinchiudere la follia, io credo sia opportuno agire con follia, nel senso di credere che sia possibile migliorare l’attuale condizione dell’umanità di cui vogliamo essere artefici e testimoni, arginando la barbarie, a cui siamo esposti dagli eventi di questi ultimi giorni”.

Sottolineata dal presidente della San Servolo Servizi, Domenico Finotti, e dal consigliere della Comunità ebraica, Enrico Levis, l’importanza di ricordare la Shoah da tramandare ai nostri figli, mentre per il direttore del Centro Tedesco di Studi Veneziani, Romedio Schmitz- Esser, le pietre d’inciampo hanno il potere di muovere una memoria intima: “A dispetto della loro forma minimalista, queste piccole opere hanno una potente carica emotiva, tant’è che nella sola Amburgo ne sono state collocate circa 4.700”. (Lo scorso 11 gennaio, a Torino, è stata deposita la pietra numero 50mila, grazie all’adesione di molti i Paesi europei e di molte città italiane).

Infine, la sovrintendente archivistica per il Veneto e il Trentino Alto Adige, Erilde Terenzoni, ha rilevato il valore degli archivi per la costruzione di una società democratica, invitando tutti a vedere la mostra documentaria “Ottobre 1944. La deportazione degli ebrei dagli ospedali psichiatrici veneziani. Testimonianze dall’archivio di San Servolo a 70 anni dall’evento”, a ingresso libero, che sarà aperta fino al 31 gennaio, tutti i giorni dalle 9 alle 18.

Redazione

[14/01/2015]

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