Giorgia Iafrate consegnò Ruby alla Minetti ma per fraintendimento

ultimo aggiornamento: 18/12/2015 ore 07:53

387

Giorgia Iafrate consegnò Ruby alla Minetti ma per fraintendimento

Giorgia Iafrate, la notte del «caso Ruby», il 27 maggio 2010, in questura era di turno ma era una poliziotta in servizio da sole 2 settimane. Nel 2013 è stata indagata per falsa testimonianza nel processo contro Silvio Berlusconi (accusato di concussione e prostituzione minorile, assoluzione in appello). Il punto critico era la discordanza tra la ricostruzione della Iafrate e quella del pm Annamaria Fiorillo sull’affidamento di Ruby a Nicole Minetti, mentre il magistrato aveva deciso per una comunità.
Ieri il gip di Milano Stefania Donadeo ha definitivamente archiviato le accuse contro la poliziotta, ritenendo «legittimo il dubbio… che vi sia stato un fraintendimento».

Giorgia Iafrate Iafrate esce così definitivamente dall’inchiesta cosiddetta ‘Ruby ter’ che vede indagato, tra gli altri, Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. La funzionaria era accusata di falsa testimonianza in relazione all’ormai famosa notte passata da Ruby in questura il 27 maggio 2010.


In particolare, secondo l’imputazione ora ‘caduta’, il funzionario aveva affermato “falsamente” che il pm minorile Annamaria Fiorillo “aveva concordato con lei sull’affidamento della minore a Nicole Minetti”, e avrebbe taciuto sul fatto che il magistrato avesse “disposto il collocamento” in una “comunità protetta”.

Tuttavia, gli stessi inquirenti milanesi, alla luce dell’interrogatorio reso da Iafrate dopo la chiusura delle indagini ‘Ruby ter’, hanno deciso di stralciare la posizione del funzionario dalle altre 31 persone per cui hanno chiesto il rinvio a giudizio e di inoltrare al gip la richiesta di archiviazione che oggi il giudice ha accolto.
In particolare il gip ha prosciolto la Iafrate escludendo “l’elemento psicologico del reato di falsa testimonianza”.

Il funzionario era in servizio quando Ruby venne portata in questura. Un ruolo che – si legge nel decreto di archiviazione – ricopriva “da poco più di due settimane”. “Circostanza questa – scrive il gip – determinante ai fini della valutazione di ciò che è accaduto in quelle concitate ore e determinante ai fini della decisione”.


Il giudice Stefania Donadeo, dopo la lettura della testimonianza e, “soprattutto”, all’esito dell’interrogatorio della funzionaria davanti al pm “a cinque anni dai fatti”, ritiene che la “dottoressa Iafrate dopo 15 giorni di servizio lungi dal poter avere ‘tutto sotto controllo’, come da lei dichiarato in dibattimento, si è fidata e affidata alle direttive di chi aveva il ruolo e il compito di impartire disposizioni e di seguire l’operato di chi tali disposizioni doveva eseguire. In dibattimento ha riferito quello che riteneva fosse accaduto quella sera sulla base di ricordi necessariamente sfumati, contaminati dal clamore che la vicenda ha destato, condizionati dall’ambiente circostante”.

Il gip fa quindi nuovamente riferimento all’interrogatorio della funzionaria davanti ai pubblici ministeri, ricordando che questa “ha dichiarato ciò che appare logicamente credibile: di essere entrata ‘completamente nel pallone'”. “Allora è ben possibile – scrive ancora il gip – che la funzionaria ‘nel pallone’ abbia prospettato al pubblico ministero Fiorillo un rapporto di parentela tra la minore fermata ed il capo di Stato egiziano (Mubarak – ndr), per poi negarne la sussistenza. Da un’attenta lettura delle dichiarazioni confuse rese in dibattimento si può arrivare proprio a questa conclusione”.

Mario Nascimbeni
18/12/2015

(foto: Ruby Rubacuori)

TEMI PIU' RICERCATI IN QUESTE ORE:

➔ Coronavirus: tutti gli aggiornamenti
➔ Mose e Acqua alta a Venezia
➔ Pensioni, le novità
➔ 'Racconti in quarantena': il concorso letterario aperto a tutti
 

⌂ titoli di prima pagina

Please enter your comment!
Please enter your name here