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Giallo di Santa Fosca (Venezia): sospesi i lavori alla Canonica

Ancora nodi da sciogliere e nuovi interrogativi inquietanti per restauri e affittanze che non esonerano nemmeno il Patriarcato di Venezia. Per ora si tratta soprattutto di far chiarezza su alcune situazioni che riguardano il destino della città e annoverano il problema conflittuale della residenzialità.

Questa volta arriva alle cronache veneziane la canonica della chiesa di Santa Fosca e una vicenda che mette insieme il sacro e il profano: il patriarcato affitta la canonica al vicino hotel Tintoretto e stipula un contratto, che oltre al canone dispone l’obbligo di restauri sostanziosi per l’immobile e per la chiesa, che necessita di interventi strutturali (di parla di 500mila euro).

Sembrerebbe tutto regolare, ma arriva un’ordinanza comunale che blocca i lavori, perché questo “fatto” non passa inosservato, ed è proprio il Gruppo 25 Aprile e alcune associazioni veneziane che da anni si occupano della residenzialità e denunciano gli abusi, ad aver segnalato preventivamente al Comune alcune irregolarità e rischio di lucro turistico, tanto che i vigili hanno disposto un sopralluogo che ha avuto come esito la sospensione dei lavori.

Sostanzialmente è stato verificato che nella canonica a due piani sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione non autorizzati e fuori norma, quindi abusivi.
Una brutta vicenda per il patriarcato che ha ricevuto il messaggio di Ca’ Farsetti, firmato dall’architetto Roberto Benvenuti e che insiste nel sostenere che non c’è stata alcuna irregolarità.

Ora si tratta di capire le caratteristiche degli abusi (sembra che alcuni risalgano a molti anni prima del restauro attuale) e l’avvocato Andrea Cimino difendendo il Patriarcato, riferisce che tutto si chiarirà, sembra sereno rispetto i fatti accaduti e attende il verbale completo e dettagliato dell’atto sospensivo.

Un qualche chiarimento lo attendono, pur soddisfatti del celere intervento comunale, anche Marco Gasparinetti del Gruppo 25 Aprile e le associazioni che vigilano sui cambi d’uso e sulla speculazione edilizia.

A giudizio del Clero, quello stabile non era una canonica, ma l’abitazione del parroco al secondo piano, il pianoterra era invece inagibile. Nega inoltre che quegli spazi abbiano destinazione alberghiera o uso affine.

Rimane un interrogativo: perché la Società Sas Tintoretto, ha preso in affitto l’immobile, restaura la Chiesa di Santa Fosca?

Il Patriarcato sostiene di aver stipulato un contratto con la Società per tutelare il patrimonio e saranno l’avvocato Teresa Lo Torto e l’ingegner Andrea Grimaldi, per suo conto, a verificare l’iter e le procedure della contrattazione, nonché della consistenza e legittimità delle procedure dei restauri.

Andreina Corso

Riproduzione Riservata.

 

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