Giallo Bozzoli, Ghirardini morto per avvelenamento. Chiedeva aiuto

ultimo aggiornamento: 14/11/2015 ore 08:54

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Giallo Bozzoli, Ghirardini morto per avvelenamento. Chiedeva aiuto

Giuseppe Ghirardini, l’operaio della Fonderia di Marcheno scomparso il 14 ottobre, sei giorni dopo il suo datore di lavoro, e trovato senza vita in montagna, è morto avvelenato. Avvelenato con il cianuro.
Nessun infarto, nessun arresto cardiaco causato dal freddo, dalla fatica, dall’inquietudine o dal rimorso, come si pensava all’inizio.

Giuseppe Ghirardini è morto per morte violenta.
Proprio come forse Mario Bozzoli, il titolare della fonderia.
Il destino dei due 50enni è legato a doppio filo. Quando Bozzoli è scomparso, è cominciato il conto alla rovescia anche per l’operaio che risultava scomparso.


Ghirardini sapeva cosa è successo in fonderia,con tutta probabilità.
Lui era al lavoro la sera in cui Bozzoli — è la convinzione principale a questo punto, anche se i resti del corpo non sono ancora stati trovati — è stato ucciso e gettato nel forno dell’azienda. Ma l’operaio non potrà più raccontare cosa ha visto: il cianuro gli ha chiuso la bocca per sempre.

Il giallo, quindi, si infittisce.
Venticinque giorni dopo il ritrovamento del cadavere, diventa così ufficiale la causa del decesso di Giuseppe Ghirardini: avvelenamento da cianuro.
E’ quanto stabilito dai Ris di Parma che hanno completato l’accertamento sul corpo estraneo ritrovato nello stomaco dell’addetto ai forni della fonderia di Marcheno dalla quale l’8 ottobre scorso è svanito nel nulla il titolare Mario Bozzoli.

“Quanto emerso dall’accertamento è inquietante”, è stata la prima reazione dell’avvocato Marino Colosio, legale dell’ex moglie brasiliana di Giuseppe Ghirardini che rifiuta l’idea che Ghirardini possa essersi suicidato ingerendo quella che inizialmente sembrava essere una bacca – così gli inquirenti avevano catalogato il corpo estraneo trovato nel corso dell’autopsia – e che invece risulta essere un manufatto in silicato, di 4 centimetri di lunghezza e almeno due di diametro, con un’anima di cianuro.


Un oggetto che non sarebbe in commercio e che, sprigionando il veleno, avrebbe ucciso Ghirardini, trovato cadavere a più di cento chilometri dalla sua abitazione, nei boschi di Ponte di Legno, in Alta Vallecamonica dove aveva anche abbandonato la sua auto. Non si esclude che il cianuro possa essere arrivato da piste estere.

“Oggi ho effettuato un sopralluogo nella zona dove è stato trovato morto Ghirardini e posso dire che è un luogo aperto ad ogni scenario”, ha detto l’avvocato bresciano Marino Colosio.
“Siamo parte offesa in un procedimento aperto per induzione al suicidio, ma la vicenda potrebbe assumere pieghe diverse. E’ un giallo nel giallo”, ha poi aggiunto il legale che ha già comunicato la notizia all’ex moglie di Ghirardini che l’operaio la sera prima di scomparire aveva chiamato al cellulare 9 volte senza ricevere risposte.

“Erano telefonate per chiedere aiuto”, dice oggi l’avvocato Colosio. “L’ex moglie di Ghirardini è terrorizzata, spaventata per suo figlio, che possa accadergli qualcosa”.

Nel frattempo oggi la Procura di Brescia ha disposto lo svuotamento dei forni della fonderia Bozzoli che è sotto sequestro dal 13 ottobre.
Il materiale presente sarà fatto raffreddare per tre giorni e successivamente analizzato per trovare tracce dell’imprenditore scomparso.

Fino ad oggi dalle scorie dei forni passate al setaccio dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo non sono emersi elementi determinanti ai fini dell’indagine che nel caso della scomparsa.

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