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Festa di San Marco, festa di Venezia

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Festa di San Marco, festa di Venezia

Con le note delle Quattro stagioni di Antonio Vivaldi eseguite dai solisti di Radio Veneto Uno è stato reso omaggio questo pomeriggio in Piazza San Marco al Patrono di Venezia. Una festa molto partecipata a cui hanno preso parte anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il consigliere delegato alle Tradizioni, Giovanni Giusto.

“E’ una festa per tutta la città – ha commentato il primo cittadino – siamo in tanti, con tante sensibilità e passioni diverse. Un marchio come Venezia e il leone di San Marco possono tornare ad essere un esempio di libertà, che insieme alla democrazia devono vincere sempre, nel rispetto gli uni degli altri. Questa è la nostra città e deve essere aperta a tutti”. E facendo riferimento ad alcune contestazioni per la manifestazione, il sindaco ha sottolineato come “finché le passioni sono contenute in qualche slogan sono l’espressione del popolo. Quando la gente partecipa c’è la democrazia, l’importante è che possano parlare tutti. Questa città deve tornare ad avere coraggio”.

Nel ringraziare tutti i partecipanti, il consigliere Giusto ha spiegato come il significato dell’iniziativa stia nella storia, nella cultura, nella religione, nella tradizione di Venezia. “Riconoscersi nel Patrono di San Marco vuol dire dimostrare continuità. Ritrovarsi in Piazza, sotto il campanile, davanti alla Basilica è un urlo di presenza di un popolo che ancora crede, attraverso la propria storia, nel futuro”.

“Resistere e impegnarsi, esprimere le proprie idee nel rispetto delle regole è la base della nostra democrazia, che dobbiamo continuare a difendere, guardando avanti e pensando al futuro dei nostri ragazzi”. Con queste parole il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha ricordato il significato del 25 aprile in occasione del 72° anniversario della Liberazione, che questa mattina è stato celebrato a Venezia con un ricco calendario di appuntamenti alla presenza delle massime autorità civili e militari. Le iniziative, promosse dal Comune di Venezia in collaborazione con l’Anpi, l’Anppia, la Fiapp (G.L.), Assoarma, la Comunità ebraica di Venezia e l’Iveser, sono iniziate in Piazza San Marco, con l’alzabandiera e gli onori resi dal Picchetto Militare Interforze, alla presenza del sindaco, della presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, del prefetto, Carlo Boffi, e delle alte cariche militari.

E’ seguito il Percorso della Memoria nel Sestiere di Cannaregio a cui ha partecipato in rappresentanza dell’Amministrazione comunale la presidente del Consiglio Damiano: sette tappe, accompagnate dal Coro 25 Aprile, per rendere omaggio ai caduti nella lotta contro il nazifascismo (Bruno Crovato in Campo San Canciano, Luigi Borgato al Ponte dei Sartori, Giuseppe Tramontin in Calle Priuli, Ubaldo Belli in Fondamenta San Felice, Piero Favretti in Calle Colombina, Augusto Picutti in Campiello del Magazen e Manfredi Azzarita in Corte Correra), e terminate in campo del Ghetto Novo dove si è svolta la commemorazione ufficiale.

Ad accogliere le autorità, le note della banda musicale di Pellestrina e le voci bianche del coro, vestito a tricolore, degli alunni dell’Istituto Cavanis. Dopo i discorsi del presidente della Comunità ebraica, Paolo Gnignati, e della vicepresidente dell’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser), Giulia Albanese, è intervenuto il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Questo il suo discorso integrale:

Autorità civili, militari e religiose,
rappresentanti delle associazioni dei combattenti e dei reduci di guerra,
associazioni partigiane,
cari concittadini e concittadine,

in questo luogo simbolico, celebriamo la festa della Liberazione, l’evento collettivo più importante della nostra Storia recente e il fondamento della nostra Repubblica. E’ bello vedere tante persone riunite per ricordare quei combattenti che hanno perso la vita per permetterci di avere una vita migliore, dando significato a quegli ideali e a quei principi su cui si fonda la nostra Costituzione: diritti civili e pari opportunità di scelta a tutti, rispetto accogliente delle diversità e pluralità, valori che devono essere riaffermati quotidianamente con coraggio.

Oggi la nostra Repubblica, nel celebrare la Festa del 25 aprile, ricorda un sentimento di libertà che è diventato il fulcro della nostra storia e della nostra identità. Dopo gli anni della dittatura, di barbarie, ferocia, inciviltà, l’Italia è riuscita a riscattarsi. Oggi siamo qui per ricordare il passato ma lo vogliamo fare con uno sguardo rivolto al futuro. Cosa ne sarebbe stato dell’Italia, del mondo intero, senza la Resistenza e la Liberazione? Quali opportunità di scelta avremmo tutti noi oggi se non ci fossero stati partigiani combattenti, cittadini coraggiosi, capaci di opporsi al regime nazifascista e di combattere per un obiettivo comune?

“Io muoio – scriveva il 4 maggio 1944 l’appena diciottenne Giordano Cavestro fucilato in rappresaglia all’uccisione di quattro soldati – ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà”.

L’Italia che noi oggi conosciamo è figlia di quel grande faro che è la Libertà. Grazie al sacrificio di tanti italiani oggi gli ideali della Resistenza, libertà, democrazia, giustizia sociale, uguaglianza, tolleranza, il rispetto della persona umana, si sono tradotti in realtà concrete. Celebrare la Liberazione non è allora un ricordo nostalgico di fatti e persone della storia passata: è una festa di speranza. Guardando all’esempio dei nostri padri dobbiamo continuare a batterci con passione e coraggio per un mondo migliore e giusto, cercando di essere attori coraggiosi e non spettatori passivi.

In questo nostro tempo, che sembra aver dimenticato le lezioni del passato, dobbiamo ricordarci di difendere quegli ideali di libertà, equità e giustizia che sono alla base del nostro vivere quotidiano. Solo attraverso una loro costante riaffermazione possiamo continuare a costruire e consolidare la nostra democrazia.

Democrazia oggi vuol dire essere pronti a difendere la legalità, a lottare contro la corruzione, a contrastare le mafie, il crimine e il terrorismo che ancora in questi giorni sta seminando morte in Europa. Queste sono le piaghe che dobbiamo sconfiggere e le istituzioni devono tenere alta la guardia con l’aiuto di tanti cittadini e delle associazioni che costituiscono il principale antidoto di civismo e di solidarietà.
La democrazia è proprio questo: l’opportunità di essere protagonisti, insieme agli altri, del nostro domani. Per costruire solidamente il nostro futuro, le radici devono essere ben piantate in quei principi di rispetto verso le libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di uguaglianza tra le persone, principi e valori che proprio le donne e gli uomini della Resistenza e della Liberazione difesero con la vita.

Lo sa bene la Comunità ebraica, anche quella di Venezia, quale valore rappresenti la nostra democrazia grazie alla quale si è messa la parola fine ad anni di discriminazioni grazie al ripristino della parità di diritti che l’abominio delle leggi razziali avevano ignobilmente spazzato via.

Il 25 aprile è la festa della libertà di tutti entro un perimetro di legalità e giustizia. Una festa di speranza ancor più per i giovani che devono trovare la forza e l’esempio per battersi per un mondo migliore, fatto di lavoro di opportunità, di sicurezza per tutti.

E’ la festa della democrazia intesa come possibilità di essere protagonisti, tutti insieme e ognuno per la sua parte, del nostro domani. In una fase storica così difficile sul piano nazionale e internazionale, oggi va ringraziato chi come allora resiste e lotta: i volontari che si impegnano per la comunità, le forze dell’ordine che garantiscono la vivibilità e la sicurezza della città, le famiglie che in un solido sostegno generazionale credono nel futuro, i giovani che non si arrendono alla paura del futuro e si mettono in gioco, gli imprenditori e le imprese che investono sul territorio, creando occasioni di crescita e sviluppo.

Viva il 25 aprile, viva la Libertà, viva l’Italia, viva Venezia.

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