Fermata stazione ferroviaria dell’Angelo, dove manca l’aiuto alle persone che hanno difficoltà

ultimo aggiornamento: 26/10/2015 ore 19:35

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Fermata stazione ferroviaria dell'Angelo, dove manca l'aiuto alle persone che hanno difficoltà

Le leggi ci sono e in parte sono anche applicate. Le norme che faticosamente si sono fatte strada in questi ultimi vent’anni riguardano il diritto dei disabili e di tutte le persone in difficoltà motoria e non solo, di poter accedere ai luoghi pubblici, di essere facilitati dalla realizzazione di quanto una società civile è in grado di offrire per prevenire fatica e disagio. E per creare in questo modo le premesse per una società attenta e più giusta.

Ma ecco che anche poter andare all’ospedale all’Angelo di Mestre con il treno, diventa un problema. Lo afferma Gino Baoduzzi ( che vive sulla sua pelle questo svantaggio ), responsabile dello Sportello Handicap della Cgil, che spiega la gravità della situazione:


“La stazione ferroviaria dell’ospedale dell’Angelo, nata nel 2008, nonostante sia munita di ascensore, di sottopasso adeguato e di elevatore, è ancora carente nell’accordo fra la Rfi (rete ferroviaria italiana) e la cooperativa portabagagli di un servizio fondamentale. Manca in sostanza un’adeguata assistenza alla stazione dell’ospedale, manca la presenza di qualcuno che possa aiutare la persona in difficoltà: le strutture sono importanti, ma la presenza dell’uomo è indispensabile per orientare chi vive e viaggia con difficoltà motorie, visive o anziani, o donne in stato di gravidanza”.

Dalla stazione ferroviaria dell’ospedale dell’Angelo passano ogni giorno ventotto treni che sostano all’ospedale e la richiesta d’assistenza diventa un iter burocratico che allunga i tempi e scoraggia la persona a richiederla.

Baoduzzi ribadisce il concetto di diritto e insiste sull’importanza di organizzare l’assistenza proprio alla fermata dell’ospedale, dove la persona può essere guidata, accompagnata, facilitata durante quel percorso.


Ben l’aveva spiegato il professor Enzo Cucciniello che dallo IUAV di Venezia ha lavorato appassionatamente al superamento delle barriere architettoniche: nulla è possibile senza la mano dell’uomo che umanizza, dà spessore all’intervento.

Tutta la tecnologia che la scienza investe ha quindi bisogno della presenza dell’uomo e la stazione dell’Ospedale all’Angelo non può più derogare da questa necessità.
Gino Baoduzzi sa di dover parlare anche per chi non ha voce e il suo impegno è totale.

Andrina Corso

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