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Federico Buffa 'Le Olimpiadi del 1936' al Teatro Corso di Mestre
“Quando avevo quattordici anni feci una lista di dieci cose che avrei voluto fare nella vita. L’ultima era il sogno che ho realizzato: recitare in teatro”. Sembrerà strano, ma Federico Buffa, giornalista tra i più noti di Sky TV, su un palcoscenico non ci era mai salito prima del 2015. Ora il pubblico lo attende al Teatro Corso di Mestre sabato 5 marzo (ore 21.15) con il suo primo lavoro “LE OLIMPIADI DEL 1936”, che ha già riscosso grandi successi nei teatri italiani.

Con questo spettacolo, nato da un’idea di Caterina Spadaro e Emilio Russo, regia e menti del debutto teatrale dell’avvocato, Buffa racconta i Giochi più controversi della storia: quelli del pugno chiuso di Jesse Owens a Berlino sotto gli occhi sprezzanti di Hitler, del maratoneta coreano Sohn Kee-chung costretto a correre (e vincere) sotto la bandiera giapponese, del film “Olympia” voluto da Goebbels e diventato leggenda del cinema nella regia gelida e modernissima di Leni Riefenstahl.

Non troverete Buffa seduto su uno sgabello, in mezzo ad un palco. Lo vedrete interpretare personaggi, cantare, persino ballare con Cecilia Gragnani, voce italiana nel blues londinese, ma restando sempre Federico Buffa. Il tutto accompagnato dalla musica del pianoforte di Alessandro Nidi, “uno che mi fa sentire come Arbeloa accanto a Cristiano Ronaldo”, e della fisarmonica di Nadio Marenco.
“LE OLIMPIADI DEL 1936” è un appuntamento nel cartellone di TEATRO IN CORSO, il progetto curato da Ad Arte e Dal Vivo S.r.l. che giunge quest’anno alla terza edizione.

Federico Buffa
LE OLIMPIADI DEL 1936
di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca, Jvan Sica
pianoforte Alessandro Nidi
fisarmonica Nadio Marenco
voce Cecilia Gragnani
regia Emilio Russo e Caterina Spadaro
direzione musicale Alessandro Nidi

Lo spettacolo, partendo dalla narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici, quella del 1936, racconta una storia di sport e di guerra.
Le storie dello sport, sono storie di uomini. Sono storie che scorrono assieme al Tempo dell’umanità, seguono i cambiamenti e i passaggi delle epoche, a volte li superano.
È capitato a Berlino nel ‘36 quando Hitler e Goebbels volevano trasformare le loro Olimpiadi, o quello che credevano che fossero le “loro” Olimpiadi, nell’apoteosi della razza ariana e del “nuovo corso”. E invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell’uguaglianza. Il primo giorno di gara due atleti neri sul podio del salto in alto: Cornelius Jonshon e Dave Albritton. Al secondo giorno qualcuno consigliò il fuhrer sul fatto che non era più il caso di salutare personalmente gli atleti vincitori di medaglie. Jesse Owens di medaglie ne vinse addirittura 4, due record mondiali e un record olimpico, il tutto documentato, in diretta, con le immagini di Leni Riefensthal. La sua libertà creativa ha consentito di regalare all’umanità la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens. Mentre in quella stessa estate del ‘36 il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola, e la pace scricchiolava sull’asse Roma Berlino Tokyo, le Olimpiadi illuminavano il cielo con un’altra storia, forse la più incredibile. Due atleti giapponesi arrivarono primo e terzo alla maratona di Berlino. Alla premiazione, mentre ascoltavano l’inno, la loro testa era china. Non erano giapponesi, erano Coreani. Il vincitore Sohn Kee-chung, 52 anni dopo, portava dentro lo stadio di Seul la fiamma olimpica del 1988 indossando come una seconda pelle la maglia della sua nazione, la Corea. Le storie dello sport sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano, quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione.
Le Olimpiadi del 1936: una storia fatta di tante storie e dentro altre storie.
Noi le raccontiamo all’interno di un luogo senza tempo, un luogo dimenticato, sospeso tra il sogno e la realtà. Le raccontiamo con le parole di chi c’era in quei giorni esaltanti e tremendi, le raccontiamo con lo stile narrativo incalzante di Federico Buffa, le raccontiamo con la musica e le canzoni evocative di un’epoca in bilico tra il sogno e la tragedia, le raccontiamo con le immagini “rivoluzionarie” di Leni Riefensthal.
“Le Olimpiadi del 1936” è uno spettacolo che miscela differenti linguaggi teatrali per una narrazione civile emozionale che non trascura gli accenti tragicomici.
In scena oltre Federico Buffa, che interpreta la parte di Wolgang Fürstner, comandante del villaggio olimpico, i musicisti Alessandro Nidi, Nadio Marenco e la giovane cantante Cecilia Gragnani, personaggi evocati dal protagonista nel desiderio di poter rivivere quei giorni e quei luoghi della lontana estate del 1936, I giorni delle Olimpiadi di Berlino.

FEDERICO BUFFA – giornalista e telecronista sportivo per Sky, inizia ad occuparsi di basket negli anni ’80 ed è tra i massimi esperti italiani di NBA e sport statunitense. Tifoso del Milan, ha collaborato con il canale tematico rossonero Milan Channel. Nel 2014 incontra un felice successo di pubblico con la trasmissione Federico Buffa racconta storie mondiali, trasmessa su Sky, a cui segue il libro Storie Mondiali, edito da Sperling & Kupfer, e scritto a quattro mani con il giornalista Carlo Pizzigoni.

BIGLIETTI:
PLATEA € 25,00 + d.p.
GALLERIA € 20,00 + d.p.

PER INFORMAZIONI
Tel. 041.5369810 – 348.0613992

 
ASSOCIAZIONE LA VOCE DI VENEZIA 5X1000
 

28/02/2016

Riproduzione Riservata.

 

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