Il 33enne di Sottomarina si è suicidato perchè nessuno è riuscito a dargli una mano

ultimo aggiornamento: 15/06/2015 ore 13:53

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corpo uomo morto trasportato
Un 33enne di Sottomarina ha deciso di mettere fine alla sua vita gettandosi dal sesto piano di un’impalcatura in via Bergamo. Da tempo viveva in una tenda e da diversi mesi aveva chiesto aiuto denunciando la situazione di degrado nella quale viveva.
«Mio padre ha perso il lavoro, perché è fallita l’azienda in cui lavorava, non siamo più stati in grado di pagare l’affitto e ci hanno sfrattati. Ora i miei vengono ospitati da parenti e io ho solo questa tenda dove stare» così aveva dichiarato nove mesi a La Nuova di Venezia e Mestre ribadendo la difficoltà di trovare una casa o un sussidio.
Troppa burocrazia, si lamentava, e pressione degli assistenti sociali che Federico P., classe 1982, non sopportava. Nove mesi fa si era stabilito con una tenda nei giardini di via Zeno, ma i cittadini della zona non tolleravano la sua sporcizia e il degrado in cui viveva.
La situazione era poi un po’ migliorata, il padre aveva trovato un lavoro e un’altra abitazione, anche se Federico aveva continuato a rimanere nella tenda, qualche amico si era rivolto ai servizi sociali, per potergli spiegare come chiedere assistenza, altri avevano fatto il giro delle parrocchie e della Caritas.
Tutto invano però, nemmeno la possibile offerta di un lavoro come pizzaiolo lo ha fatto desistere dal buttarsi da quell’impalcatura. Il suo, un dolore ed una situazione troppo pesanti da reggere anche se le uniche motivazioni di questo terribile gesto, sono riportate in una lettera di cinque pagine trovata in una tasca dei pantaloni.
La tragedia è avvenuta in pieno giorno, sabato pomeriggio, sotto lo sguardo di numerose persone. Foto e filmati a testimoniare la fine dell’ennesima vittima emarginata dalla crisi, dal degrado e dalla società.

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