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martedì 02 Marzo 2021
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Ex La Vida, quale futuro? E’ un simbolo della città, ma nessuno sembra muoversi

Raccolta firme contro vendita ai privati dell'ex Vida a Venezia

La Vida, palazzina edificata nel ‘600, è un posto caro ai veneziani. La sede dell’ex storica trattoria, di proprietà della Regione in Campo San Giacomo dell’Orio, un tempo Antico Teatro Anatomico per lo studio della medicina, è stata venduta, confermando le decisioni in merito del presidente Luca Zaia e della sua Giunta di alienarlo, insieme ad altri edifici, Palazzo Balbi compreso. A comperarla, la famiglia Bastianello per 911mila di euro.

Oggi quel posto suggestivo che molti veneziani vogliono difendere, accompagnando costantemente i passaggi della sua variegata storia e vigilando sul suo presente e futuro, rischia di essere sottratto alla città, nella sua espressione più ampia, a quelle associazioni culturali veneziane come Omnia, About e Il Caico, ma anche alla vita reale, a quelle attività che rinforzano la socialità, al vivere condiviso, con i bambini e i loro giochi, le cene di vicinato in campo, le opportunità culturali, che cercano di offrire alla città un modello di vivibilità in controtendenza, rispetto la continua nascita di ristoranti e attività in tutta la zona rivolti al turismo.

La Municipalità veneziana con il presidente Gian Andrea Martini considera di particolare rilevanza che la Vida rimanga di proprietà pubblica e con destinazioni di pubblica utilità per la cittadinanza, ed è per questi motivi che con un Ordine del Giorno, sollecita l’Amministrazione comunale ad esercitare il diritto di prelazione.

Di fatto, i tempi stringono, il 25 Novembre scade il termine entro il quale è possibile subentrare al privato, ma il Sindaco e la Giunta non sembrano essere intenzionati a proporsi, e così fino ad oggi la Soprintendenza e lo Stato, nonostante il campo San Giacomo, specifica l’Odg, “sia uno dei campi veneziani più vivi della città, che mantiene le funzioni di luogo di incontro per i residenti e di gioco per i bambini della zona e costituisce il punto di riferimento di un’area dove ancora insistono laboratori artigiani e dove sono cresciute numerose associazioni e comitati che promuovono attività culturali e momenti di socialità”.

Le associazioni resistono, hanno occupato gli spazi, promuovono iniziative, hanno la gente dalla loro parte, forse perché i luoghi destinati allo sviluppo della creatività, ai giovani, alle iniziative culturali e ludiche a Venezia, sono briciole rispetto il proliferarsi di altre, di altro segno e scopo. Il problema riguarda la Politica e dovrebbe quest’ultima farsi carico delle diatribe che può provocare.

La Vida è diventata un Simbolo, un cantiere in essere e divenire di idee e progetti: la prova concreta di come possa essere utilizzato uno spazio per una zona, un quartiere. Recentemente è stata organizzata una Mostra fotografica in Campo, i veneziani hanno portato le vecchie fotografie, hanno confrontato il cambiamento del campo nel corso degli anni e interessato i veneziani attratti da una esperienza vicina alla loro vita.

Nonostante le rassicurazioni della proprietà, i residenti temono che l’ex Vida diventi l’ennesimo albergo e più volte hanno rivolto un appello, anche al Ministero dei Beni culturali perché intervenga prevenendone la probabilità, anche se la Vida, essendo un bene sottoposto a vincolo, il Comune non dovrebbe concedere il cambio d’uso.

Intanto i rappresentanti delle associazioni occupano i locali ed è proprio la loro costanza e determinazione a provocare le dichiarazioni dell’avvocato di Alberto Bastianello, Bartolomeo Suppiej, che avverte: “ Noi concluderemo l’acquisto dell’edificio con la Regione, solo a condizione che i locali ci vengano consegnati liberi. . .” Ma l’avvocato ci ha tenuto a chiarire che Alberto Bastianello, essendo una persona di spessore e un imprenditore agricolo attento e consapevole che ama la sua città, vorrebbe restituire a quel posto la tradizione cara ai veneziani.

I consiglieri comunali Rocco Fiano della Lista Casson e Maurizio Crovato della Lista Brugnaro, propongono di mantenere all’interno de La Vida degli spazi da dedicare a iniziative culturali, ma, insiste l’avvocato Suppiej, pur condividendo nel merito il principio, e valutandone la possibilità, si interroga: “Se l’uso dell’immobile dovrebbe essere pubblico, perché l’Amministrazione comunale non si presenta con le sue legittime esigenze prima del 25 novembre rivendicando il diritto di prelazione?”

Andreina Corso

Data prima pubblicazione della notizia:

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