Equals, film sui sentimenti, privo di emozioni

ultimo aggiornamento: 08/09/2015 ore 12:26

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Equals, film sui sentimenti, privo di emozioni

Immaginate di trovarvi in un centro commerciale, vi recate nel reparto film e frugate in uno di quei cestoni con dvd tutti a 2 euro. Trovate una pellicola di fantascienza che vi ispira dalla copertina e ne leggete la trama sul retro.
Non sembra malvagio, anche se è un collage di tutto il genere degli ultimi centocinquant’anni: società distropica, sentimenti sopiti geneticamente, società controllata, protagonisti che si ribellano… Ecco questo è “Equals”, l’unica pellicola di fantascienza in concorso al Festival di Venezia. Un film da cestone.

La trama è lineare in modo assurdo, ed è quella citata in precedenza, spunto chiaro il “1984” di George Orwell che di per sé non è una brutta idea.
Copiare, anzi “omaggiare” come direbbe Tarantino, dai grandi non è mai un delitto ma poi bisogna essere in grado di reiventare con guizzi personali. E nel film di Drake Doremus mancano totalmente.


Dalla prima inquadratura è chiarissimo dove il film andrà a parare e i “colpi di scena” sono telefonati con mezz’ora di anticipo. Il problema è in gran parte qui, proprio nella piattezza generale che accompagna l’intera vicenda, in cui il finale scontato arriva puntuale.

Cosa abbia spinto Ridley Scott a produrre questo progetto, resta un mistero ma lo è anche la sceneggiatura del film con tutte le sue carrenze: perché in una società, mostrata così evoluta, non esistono telecamere e sistemi di sicurezza che verifichino i movimenti degli abitanti di per se’, come concetto, ipercontrollati?
Perché esistono società che cercano la risposta sul senso della vita nello spazio, se non provano emozioni? Che interesse si può avere su un tema così epico, se non ci si emoziona nel scoprirlo?

Ma soprattutto, e qui è la gravissima pecca di tutta la vicenda, perché se esistono persone che sono in grado di provare stati emotivi (considerati una malattia), nessuna ne prova di negative?
Tutti i sentimenti emersi e rappresentati sono positivi, di amore. Nessuno che provi rabbia, collera e pensi di ribellarsi al sistema con odio?


Si tratta di una rappresentazione futuristica del classico “Romeo e Giulietta” con addirittura la variante del finto suicidio – suicidio dei protagonisti.

Un’ora e quaranta di visione che fanno desiderare allo spettatore di subire la “cura”, per non provare le emozioni di noia e sconforto.

Mattia Cagalli

07/08/2015

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