Ecco come sono stati trattati gli anziani. Le indagini su RSA: sta male ma non deve andare in ospedale

ultimo aggiornamento: 28/04/2020 ore 15:40

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Ecco come sono stati trattati gli anziani. Le indagini su RSA: sta male ma non deve andare in ospedale

Le indagini in corso sulle Rsa stanno facendo emergere un mondo sommerso di cui nessuno poteva immaginare attraverso i Tg, le conferenze stampa, i comunicati. I malati, in buona sostanza, non potevano andare negli ospedali neanche quando stavano male. Per questo sono in corso centinaia di verifiche sulle cartelle cliniche, ma allo stesso modo sono sotto esame le delibere normative.

“Non possibile trasporto in ospedale”. E’ quel che si legge in calce a tante cartelle cliniche sequestrate nell’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione all’interno delle Rsa, e in particolare del Pio Albergo Trivulzio, di malati e ospiti e sulle morti di centinaia di anziani.


Uno degli aspetti su cui la maxi indagine, con più filoni, dovrà fare accertamenti: in questo caso si tratta, appunto, delle mancate “ospedalizzazioni” soprattutto nell’arco di 3 settimane a partire dalla delibera regionale del 30 marzo, che imponeva alle strutture l’opportunità di prestare le “cure” a coloro che avevano più di 75 anni, anche affetti da più patologie, presso le case di riposo “per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in Pronto Soccorso”.

L’indagine per epidemia colposa e omicidio colposo, composta da parecchi fascicoli e coordinata dai pm del sesto dipartimento, quello per la tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro, lunedì mattina ha, da un lato, visto i militari del Nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di Finanza di Milano completare le acquisizioni di carte cominciate una decina di giorni fa negli uffici di Regione Lombardia e di Ats (ex Asl) e, dall’altro, la squadra della polizia giudiziaria, guidata da Maurizio Ghezzi, ritornare all’istituto Palazzolo-Don Gnocchi anche in questo caso per terminare l’attività, iniziata lo scorso 21 aprile, di raccolta di documenti come cartelle cliniche dei pazienti positivi al Covid e di anziani deceduti, statuti e regolamenti emanati dal Pirellone e disposizioni dell’Agenzia di tutela della salute in merito all’emergenza.

Oltre a ciò, inquirenti e investigatori stanno proseguendo ad esaminare la mole di documentazione raccolta per cercare di ricostruire quanto accaduto al Pat (tra gli indagati il direttore generale Giuseppe Cavicchio) e nelle altre residenze sanitarie e assistenziali, alcune delle quali, in merito alla mancata “ospedalizzazione”, si è saputo da fonti difensive, avrebbero anche chiesto il ricovero degli ospiti in condizioni gravi tramite il 112, senza ottenerlo.


In una comunicazione del 30 marzo varie associazioni, tra cui l’Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale), avevano scritto: “A queste persone, una volta contratta la malattia, viene negato l’accesso ai pronto soccorso e agli ospedali, lasciandole morire nei loro letti”.

Sta andando avanti anche un lavoro di analisi per valutare nuove iscrizioni nel registro degli indagati. Inoltre, gli investigatori della Gdf stanno ordinando tutto il materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni dei giorni scorsi, anche al Trivulzio, e stanno ricostruendo la “catena” di decisioni, comunicazioni, applicazioni delle disposizioni tra Regione, Ats (ex Asl) e case di riposo.

Inoltre, a breve, da quanto è trapelato, dopo le testimonianze di una decina di familiari di anziani deceduti, si cominceranno a sentire gli operatori sanitari, sia chi ha sporto denuncia sia chi si ritiene possa fornire informazioni preziose per far luce su quella che è stata definita la ‘strage silenziosa’: i testimoni o verranno convocati negli uffici della pg, oppure se isolati o in quarantena perché positivi al Covid, oppure perché sono stati in contatto con persone positive, verranno ascoltati, qualora le loro dichiarazioni siano ritenute importanti, in videoconferenza secondo i termini di legge.

Intanto, il virologo Fabrizio Pregliasco, nuovo coordinatore scientifico del Trivulzio, ha spiegato che “ad oggi circa un 30% dei tamponi eseguiti evidenzia la presenza di positività al Covid” e che “sarà assolutamente mia cura avere occasioni di contatto” coi parenti degli anziani. Uno di loro, però, ha replicato a distanza dicendo che dovrebbe chiedere “scusa”, invece di sostenere che è tutto a posto.

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