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Ebola, primo morto in Germania, era un medico. Cambiano linee guida per gli infermieri

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Ebola fa registrare il primo morto in Germania. A Lipsia è deceduto in ospedale un medico sudanese di 56 anni dipendente dell’Onu che lavorava in Liberia.
Il medico era stato ricoverato giovedì dopo aver contratto il virus di Ebola.
A Francoforte, invece, sempre in Germania, un altro paziente è in isolamento per il terribile virus.
Ebola, inoltre, oltre a fare paura, produce radicali cambiamenti nell’economia: la Germania ha interrotto i rapporti d’affari con i Paesi dell’Africa occidentale a rischio. In questo momento non c’è più nessuna azienda tedesca attiva in Liberia, Guinea o in Sierra Leone.

Questo mentre il mondo è anche stravolto per la pioggia di falsi allarmi che arrivano da qualsiasi parte. Normalmente casi sospetti che vengono smentiti in poco tempo da sanitari o dai ministeri della Sanità.

A Ginevra si disapprova apertamente il fenomeno, criticando il passaggio da caso sospetto a «caso negativo» in poche ore.
La critica ha un ragionevole fondamento: per escludere con ogni certezza il virus occorrono due risultati negativi ad almeno 48 ore di distanza.

L’Oms intanto alza l’asticella della prevenzione: i sanitari che hanno curato un malato di Ebola o che hanno pulito le stanze, «vanno considerati “contatti prossimi” e tenuti sotto osservazione per 21 giorni dopo l’ultima esposizione al virus. E questo anche se il contatto con il paziente è avvenuto indossando tutto l’equipaggiamento protettivo.

Un monito importante ma che arriva un po’ tardi, dopo che in Spagna e Stati Uniti due infermiere si sono ammalate.

Laura Beggiora

15/10/2014

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