Donna incinta muore in ospedale, è il quinto caso in pochi giorni

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Donna incinta muore in ospedale, è il quinto caso in pochi giorni

Sono state tragedie a ripetizione: i decessi in sala parto sono quanto di più misterioso possa accadere in ambito ospedaliero e quando si ripetono rappresentano un’anomalia. Cinque casi in pochi giorni sono un’enormità statistica sulla quale il ministro della Salute, Lorenzin, ha ordinato agli ispettori di indagare ma, a distanza di un anno, poco si è saputo e poco si è chiarito. Forse perché da chiarire non c’era poi molto. Qui sotto l’articolo originale dell’epoca

“È una tragedia nella tragedia. In poche ore ho perso una bimba e una mamma speciali”.
Roberto Coppini è un padre e un marito distrutto dal dolore. Sua moglie Giovanna Lazzari è morta all’ottavo mese di gravidanza e con lei anche il feto che aveva in grembo.
È accaduto agli Spedali civili di Brescia dove la donna è arrivata nella serata di mercoledì.

Si tratta dell’ennesima morte di una donna incinta: il quinto nel giro di pochi giorni.
E per verificare eventuali errori nelle procedure il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – che aveva già mandato gli ispettori a Torino, dove è deceduta una donna al nono mese, con la figlia – ha disposto l’invio dell’apposita task force ministeriale, oltre che nell’ospedale di Brescia, anche in quelli di Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi hanno perso la vita altre due puerpere: Marta Lazzarin e Anna Massignan.
La quinta donna morta, ma in casa, è una ragazza di Foggia al nono mese di gravidanza: i medici dell’ospedale hanno potuto solo estrarre la figlia, viva, con un cesareo post-mortem.

La task force dovrà accertare se a determinare i decessi abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure. Ma, secondo quanto si apprende, con l’invio degli ispettori negli ospedali il ministro Lorenzin intende avviare anche una verifica sull’efficacia delle linee guida sulle donne in gravidanza.
Fra l’altro, due delle donne morte in questi giorni sarebbero state obese e quindi con maggiori rischi di complicanze.

“Aveva la febbre alta, ma quando siamo arrivati la situazione sembrava normale, poi nella notte è successo qualcosa che devo ancora capire”, ha spiegato Roberto Coppini, il marito della donna morta a Brescia, con le lacrime agli occhi.
“Giovanna mi ha mandato un sms nel cuore della notte dicendomi che aveva dolori fortissimi e che non percepiva attenzione da parte dei medici”, ha aggiunto il marito della donna, già madre di altri due bambini di un anno e mezzo e di quattro.

Gli sms e i messaggi vocali sono già stati acquisiti dalla Procura di Brescia alla quale il marito della 30enne bresciana ha presentato un esposto, mentre un’altra denuncia è stata fatta a Firenze da una coppia convinta che il loro bambino sia nato morto (il fatto risale ad agosto) perché troppo a lungo si è atteso per il parto indotto dato che il feto pesava già 3 chili e 600 grammi.

La Procura di Brescia, che ha sequestrato la cartella clinica di Giovanna Lazzari, ha disposto l’autopsia eseguita in mattinata. Secondo la prima analisi, sarebbe stato il distacco totale della placenta e una conseguente emorragia ad aver provocato la morte.

“La paziente è stata gestita nel miglior modo possibile”, ha assicurato Ezio Belleri, direttore generale degli Spedali Civili di Brescia. “I medici hanno fatto tutto quello che poteva essere fatto. Nei prossimi giorni – ha aggiunto – faremo una valutazione attenta di tutti i passaggi effettuati dall’arrivo in pronto soccorso della paziente fino alle gravissime complicazioni che hanno portato al decesso”.

Stando alla ricostruzione dell’ospedale bresciano, Giovanna Lazzari non sarebbe stata portata in reparto, ma la sera del 30 dicembre era rimasta per tutta la notte sotto osservazione.

Il fascicolo aperto dalla Procura di Brescia è contro ignoti ma sarebbero sette, tra medici, ostetriche e ginecologhe ad aver assistito Giovanna Lazzari nelle 15 ore in cui è rimasta agli Spedali civili.
“Nel cuore della notte mi hanno chiamato dicendomi di correre in ospedale” ha raccontato Roberto. “Sono arrivato e la bimba era già morta. Giovanna era debole e triste, ma sembrava tutto sotto controllo – ha proseguito -. Continuava ad avere forti dolori, in un attimo hanno deciso di portarla in sala operatoria per far espellere il feto ormai morto e da quel momento non ho più visto Giovanna”.

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