Don Gino Flaim cacciato dalla chiesa di San Pio X a Trento per le parole sulla pedofilia

ultima modifica: 07/10/2015 ore 17:00

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“Mi hanno cacciato”.
Don Gino Flaim era arrabbiato, e molto, dopo aver saputo della sua sospensione dagli incarichi a Trento.
Il sacerdote l’ha detto ai parrocchiani, quasi tutte donne, che erano in chiesa per la funzione.

Don Gino Flaim è stato avvisato che era sospeso dalle sue funzioni nella chiesa di San Pio X, quindi anche dal celebrare la messa imminente, dal viceparroco.
Don Gino Flaim si è arrabbiato, poi se n’è andato con la sua bicicletta, mentre il viceparroco
ripeteva ai cronisti che non avrebbero rilasciato dichiarazioni lasciando stupite e incredule le parrocchiane, che ripetono di non capire perchè: “è una brava persona, tranquillo”.

“Io la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so” e che l’omosessualità sia una malattia “credo proprio, penso di sì”.
Queste le parole che sarebbero costate il posto a don Gino, collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento, concetti che aveva espresso in una trasmissione tv.

“Sono stato tanto a scuola e i bambini – aggiunge per motivare la sua affermazione sulla pedofilia – li conosco. Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere insomma. E lo capisco questo”.
E quando gli viene chiesto se praticamente sono un po’ i bambini la causa, dice: “Buona parte sì”.

Le reazioni sono immediate. La diocesi di Trento, che si dissocia, gli revoca gli incarichi e “la facoltà di predicazione”. Come quelle dalla politica, che ne prende le distanze e lo accusa di giustificare la pedofilia.

I giorni sono quelli già scossi dal clamore suscitato dalle dichiarazioni di Krysztof Charamsa, il teologo che aveva dichiarato la propria omosessualità. Sono i giorni di avvio del Sinodo della famiglia.

In questo contesto si inserisce l’intervista a don Flaim, 75 anni, nato a Vipiteno, in Alto Adige, sacerdote dal 1966.
L’intervista di La7, andata in onda durante la trasmissione ‘L’aria che tira’, è partita da un servizio sui padri Venturini, una congregazione che si occupa delle difficoltà dei sacerdoti, le più diverse, omosessualità compresa, a cui era stato indirizzato un ex prete che si era dichiarato omosessuale.

Quando a Don Gino Flaim chiedono se le accuse verso la pedofilia siano ingiustificate, il sacerdote risponde così: “Accusa è un peccato e come tutti i peccati vanno accettati anche”. Sull’omosessualità invece “non ho conoscenze dirette – ribatte – non saprei dire. Che ci sia – aggiunge – non mi faccio meraviglia, perché la chiesa è una comunità di peccatori. Non per niente Gesù Cristo è morto per i peccati. Anche qui non so perché. Perché le malattie vengono”.

“L’omosessualità è una malattia? È la domanda successiva. E Flaim ribatte: “Credo proprio, penso di sì”, poi prosegue: “Chi vive in questa situazione di pedofilia o di omosessualità, penso che dentro provi una certa sofferenza, perché si vede un po’ diverso dagli altri e che cerchi di venirne fuori, perché è umano questo”.

Il tema della pedofilia è diventato drammaticamente attuale in questi ultimi tempi a causa delle cronache. All’ultima Mostra del Cinema di Venezia forse il più bel film del concorso parlava delle vicende di preti pedofili nella chiesa.

Redazione

07/10/2015

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