Orge in canonica, un’altra donna denuncia e lo racconta in tv

Il vescovo: "Canonicamente siamo in dovere di prendere dei provvedimenti disciplinari. Le conclusioni a cui sono arrivato mi fanno soffrire ma sono necessarie. Non sono provocate dal clamore mediatico ma da indagini dirette e dalla constatazione che questi fatti rendono don Contin non idoneo ad esercitare la sua missione"

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La denuncia: don Andrea mi costringeva ad adescare ragazzini e fare sesso con loro

La vicenda conosciuta ormai come ‘orge in canonica’ quasi ogni giorno si arricchisce di nuovi particolari. Ora è la volta di un’altra donna che denuncia i comportamenti di don Andrea Contin e per farlo racconta i fatti in tv. L’impressione è, a questo punto, che le “attività” del parroco di San Lazzaro (Padova) riguardassero o avessero ‘toccato’ più donne parrocchiane.

Anna ha parlato davanti alla telecamera e ha raccontato la sua verità. 45 anni, capelli d’argento e corti, don Contin l’ha conosciuto nel 2010. Con lei il prete ci ha provato. Alle telecamere di La Vita in Diretta spiega perché ha voluto rompere il silenzio: «Mi ha infastidita l’atteggiamento dei parrocchiani verso la donna che ha denunciato. Danno la colpa a lei e difendono il prete. Lui – racconta Anna – alla fine di uno dei nostri incontri mi ha preso di spalle e ha cominciato a palparmi il seno. Gli ho detto “sei impazzito?” e sono andata via. Poi ho pianto con un’amica».

Una storia tanto simile alle parole usate dalla donna di 49 anni che il 6 dicembre vuotava il sacco davanti ai carabinieri del maresciallo Alberto di Cunzolo. Il 21 dicembre la perquisizione dell’Arma trovava le prove: in una stanza chiusa a chiave in canonica, sex toys, video hard e filmini amatoriali delle orge che don Contin organizzava e che avevano lei come protagonista principale.

Anna è stata più fortunata, nonostante sia stata una brutta esperienza comunque. «Ero senza lavoro e un giorno, per scherzo, ho detto “finirà che devo fare il lavoro più vecchio del mondo, la prostituta”. Io scherzavo e lui invece ha cominciato a chiedermi “quanto prenderesti? Con quanti lo faresti?”». «Ha cominciato a mandarmi messaggi dicendo “ma se organizzo? Ci staresti con due, tre o quattro”. È arrivato a propormene otto, otto uomini. Pensavo scherzasse. Io non ho mai risposto».

All’inizio era diverso. «Era il 2010 o 2011, lui era fantastico, carismatico, giovane e accogliente. Ha iniziato a mandarmi sms tutte le mattine e tutte le notti. Mi scriveva “come stai?” o “Ti penso”. Aveva un macchinone, una cabrio nera». Con quella portava Anna a cena nei ristoranti stellati, fuori Padova per non dare nell’occhio e non essere riconosciuto. Ma non era solo. Con lui anche don Roberto Cavazzana. È proprio lui, fino a dicembre parroco a Carbonara di Rovolon, ad aver ammesso di essere uno degli altri sacerdoti protagonisti delle orge di don Contin. «Una domenica mi è venuto a prendere con don Roberto, erano fighissimi in giacca e cravatta. Mi hanno portato in un ristorante molto costoso a Treviso e mi hanno detto di non chiamarli don». Poi il baratro. La battuta sulla prostituzione (fatta anche alla donna che ha denunciato) e il palpeggiamento. «Alle altre donne che ha molestato dico: parlate, uscite allo scoperto. E’ lui che deve vergognarsi, non voi».

Nel frattempo il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, ha aperto una procedura per la sospensione a divinis per il parroco accusato di aver dato vita alle ormai note orge in canonica. “Sono incredulo e sofferente – ha detto – ma sto agendo perché anche se alla fine di questa vicenda non ci fosse rilevanza penale, canonicamente siamo in dovere di prendere dei provvedimenti disciplinari. Le conclusioni a cui sono arrivato mi fanno soffrire ma sono necessarie. Non sono provocate dal clamore mediatico ma da indagini dirette e dalla constatazione che questi fatti rendono don Contin non idoneo ad esercitare la sua missione. Per questo motivo per don Andrea ho aperto una proceduta per la sospensione ‘a divinis’ in attesa di approfondire questioni che potranno portare alla sua dimissione dalla vita clericale”.

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