Domenica riapre la caccia, molte regioni – tra cui il Veneto – senza piano faunistico-venatorio

ultimo aggiornamento: 18/09/2015 ore 17:56

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Anche quest’anno, domenica 20 settembre, circa 650.000(*) cacciatori italiani si ritroveranno pronti a imbracciare i fucili, inaugurando una nuova stagione venatoria che, prevedibilmente, tornerà a mietere vittime tra animali ed umani.

Uno scenario tragico, aggravato dallo stato di illegittimità in cui versano molte delle Regioni italiane, in grave difetto riguardo il PFVR – Piano Faunistico Venatorio Regionale – atto amministrativo che ha il compito di definire periodicamente la compatibilità tra le modalità per lo svolgimento dell’attività venatoria ed il territorio.

Alla riapertura della caccia, infatti, si riscontra uno stato di irregolarità diffuso e consolidato nel tempo: molte Regioni sono dotate di PFVR vecchissimi ed obsoleti, come il Lazio, dove il piano è stato rilasciato nel 1998, oppure come il Veneto, dove questo atto deve essere rinnovato per legge ogni 5 anni, ma dal 2012 viene prorogato di anno in anno, fino ad arrivare a Regioni, come la Lombardia, che un piano non l’hanno addirittura mai avuto, in evidente violazione della normativa di riferimento, la Legge quadro nazionale n.157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e la caccia.


Il caso del Veneto è emblematico e consente di comprendere alcune delle gravi implicazioni della mancata revisione dei Piani Faunistici Venatori. In questa Regione, infatti, il piano risale al 2007 e dalla sua scadenza, nel 2012, è stato prorogato più volte, senza subire alcuna modifica. Ciò significa che dal 2007 fino al 2016, per ben nove anni, non è stata svolta alcuna nuova valutazione dell’impatto dell’attività venatoria su questo territorio, né ci si è chiesti se le condizioni previste nel PFVR del 2007 fossero ancora sostenibili per i suoi ecosistemi.

A ciò si aggiunga che il mancato rinnovo dei PFVR implica, de facto, l’impossibilità per i proprietari dei fondi agricoli di fare richiesta del divieto di caccia sui propri terreni, con una evidente limitazione del diritto di proprietà. Infatti, come disposto dalla Legge 157/92, “il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Giunta Regionale richiesta motivata”. Ne consegue che, senza la pubblicazione di un nuovo piano, nessuna ulteriore richiesta potrà essere avanzata.

“Per più di cinque mesi, milioni di animali innocenti saranno uccisi dai cacciatori di tutta Italia. In molti casi senza l’adeguata pianificazione prevista dalla legge, a sostegno di un’attività tanto crudele quanto anacronistica, oppure su terreni dove i cittadini non possono esercitare il loro diritto di istituire il divieto di caccia – commenta Massimo Vitturi, Responsabile del Settore Animali Selvatici della LAV – la caccia si conferma così un’attività insensata e spesso illegittima, ed è anche per questi motivi che da sempre ci battiamo perché essa venga abolita definitivamente”.


(*) Fonte: LAC

18/09/2015

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