Derubati di sovranità, Gianluca Ferrara racconta la guerra dell’élite contro i cittadini

ultimo aggiornamento: 23/07/2015 ore 15:27

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copertina derubati di sovranità ferrara

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e la Sovranità appartiene al popolo. Lo dice l’articolo 1 della Costituzione italiana ed è proprio da qui che parte l’interessante viaggio alla scoperta della democrazia di Gianluca Ferrara.

Dov’è finito il potere di decisione del popolo? Com’è possibile rimediare ad un mondo dove la politica ha deluso i cittadini, oppressi dal potere della casta? Ferrara con il suo Derubati di sovranità (edito da Edizioni il Punto d’Incontro, pp. 142, € 6,90) risponde a questi ed altri quesiti, domande che spesso non ci poniamo ma che è utile farsi per capirne un po’ di più, fare il punto della situazione sull’Italia, l’Europa e il mondo globalizzato di oggi.


Basandosi su dati ufficiali, sbilanciandosi fra l’oggettivo e qualche punta di sprezzante ragionamento sulle attuali condizioni in cui verte il nostro Paese, la sua economia e politica, l’autore approfondisce un tema che spesso, senza accorgerci è così importante, ma da soli, noi cittadini, ci facciamo ingannare.

L’autore infatti, non si preoccupa di puntare il dito su chi sta al di sopra, su quell’élite che rappresenta la ricchezza, la forza e che si scontra, senza troppa fatica, contro i deboli. Ferrara infatti parla anche di egoismo e di come esso abbia rovinato anche il rapporto fra uomo e natura e di come il consumismo abbia rovinato l’idea vera del benessere.
Ritaglia poi un spazio privilegiato al tema della globalizzazione, analizzandone pro e contro, in special modo i contro e di come essa abbia portato alla speculazione finanziaria: il lavoro, la crisi, le banche, le malattie del millennio.

Attraverso la storia, di una democrazia che sembra lontana anni luce da oggi e attraverso episodi eclatanti di potere ed assoggettamento ad organi superiori, Ferrara fa riflettere il lettore, l’italiano medio che cerca la verità. Ed è proprio su lui che conta, a lui si rivolge per cercare di “rivoluzionare” il Paese, affinché diventi un cittadino attivo.


Per i lettori de La Voce di Venezia, abbiamo intervistato l’autore, che ci ha raccontato qualcosa in più sul libro, verità, bugie e pensieri.

1) A chi è rivolto questo libro? A chi ha smesso di credere nella politica, nei politici o per chi pensa si possa migliorare e ritornare a crederci?

Ogni libro, se scritto in maniera libera e indipendente, credo debba essere sempre rivolto a tutti. Io quando scrivo non penso mai preventivamente a un potenziale pubblico; sarebbe triste fare dei calcoli di questo tipo.
Sarebbe opportuno partire ponendo una distinzione tra partiti e politica. I primi non fanno politica, i rappresentanti dei partiti oggi, a mio avviso, sono solo teatranti che recitano un copione non scritto da loro. Proprio perché si è creato questo cortocircuito tra democrazia della rappresentanza e cittadini occorre credere ancora di più nella politica e partecipare.

2) Lei parla degli aspetti negativi delle “macchine” sull’economia e sui consumi, è quindi contrario al progresso e a come il mondo si sta evolvendo nell’interazione fra uomo e macchina?

Io credo che la tecnica in generale debba essere al servizio dell’uomo e non il contrario. Il drammatico paradosso di oggi è che a comandare il mondo non è neppure l’uomo sull’uomo ma dei computer, mi riferisco alle poche migliaia dei PC della grande finanza internazionale, che muovono attraverso degli algoritmi immense quantità di capitali: 13, 14 volte maggiore di tutti i PIL dei Paesi del mondo messi insieme. Secondo alcuni studi effettuati da multinazionali, tra pochi anni, la tecnica sostituirà quasi del tutto il lavoro umano; la domanda da farsi è: come garantiremo l’esistenza a queste enormi sacche di disoccupati? Per questo un reddito di cittadinanza è fondamentale, garantire sempre a tutti il minimo per vivere.
La tecnica è un bene se ci garantisce più tempo per relazionarci e comprendere il significato dell’esistenza, altrimenti è solo un dramma.

3) Nel libro più volte parla di speculazione, con il caso Grecia aumenterà? Lei è definitivamente pessimista sull’idea di Unione europea, che vede l’Italia tra i Paesi fondatori?

È bene tenere sempre presente che Euro, Europa ed Unione Europea sono entità diverse. L’Euro è una moneta insostenibile tra economie asimmetriche tra loro come quelle che appartengono all’eurozona. Ad avvantaggiarsi dell’Euro sono solo quelle forti, come la tedesca. Ciò che è successo è che la Germania (ma anche la Francia) – attraverso le proprie banche – ha prestato, guadagnandoci, capitali a Paesi – come la Grecia, appunto – per acquistare i loro prodotti. Quando gli Stati debitori non hanno più la possibilità di ripagare, i creditori acquistano settori chiave delle loro economie a prezzo di saldi.Con l’ingloriosa disfatta di Tsipras è proprio ciò che accadrà: si andrà verso incisive misure di privatizzazione. In questo modo, Paesi come la Germania ci hanno guadagnato tre volte: prima prestando capitali, poi vendendo merci, infine acquistando a prezzi da saldo ciò che resta dell’economia viva della Grecia. Purtroppo oggi a dominare nell’area euro è un fascismo finanziario, una “Speculandia” – come l’ho definita già nel 2012 nel mio libro 99% – Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista riprendiamoci il futuro partendo dal basso –, una terra magica per gli speculatori, e quindi l’antitesi dell’auspicabile Europa dei popoli propugnata da Altiero Spinelli.

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