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Deputati Pd in Aula mostrano foto di Salvini con Savoini
I deputati del gruppo del Pd hanno mostrato oggi in Aula, durante la seduta, alcuni cartelli con stampate delle foto raffiguranti Matteo Salvini a fianco di Gianluca Savoini. Prima della protesta, Emanuele Fiano (Pd) era intervenuto per ribadire la richiesta dei dem al leader leghista di venire alle Camere per riferire sull’intera vicenda dei presunti finanziamenti russi al suo partito.

Matteo Salvini non potrà essere “evasivo” ancora a lungo: con il passare dei giorni alimenterà l’impressione di avere qualcosa da nascondere, è questa la sensazione.

Anche tra le fila del M5s è questa la convinzione diffusa: che il vicepremier la prossima settimana sarà in Aula, magari al Senato, a rispondere alle domande delle opposizioni sulla vicenda Savoini.

Il ministro dell’Interno, in pubblico come in privato, continua a ripetere di non avere nulla da dire su quelle che i leghisti bollano come “fantasie”: “Una grande bufala – dice un dirigente – tirata fuori adesso per mettere in difficoltà Matteo e il governo. Ma il M5s sbaglia a cavalcarla: non paga. Magari poi Salvini si rompe le balle e viene in Aula a rispondere per le rime, ma non ci sono soldi o petrolio: su che deve riferire?”.

Ma il vicepremier per ora sceglie la trincea. Tutti innocenti “fino a prova contraria”, è la linea. Salvini, dopo averne preso le distanze, difende anche Gianluca Savoini (“Un ladro di polli cui piace fare il figo”, dicono i leghisti) e il suo consulente Claudio D’Amico.

Si rincorrono voci di dimissioni di D’Amico dall’incarico a Palazzo Chigi ma l’ex deputato tace e le voci non trovano riscontro. Si attende, spiega un leghista, di capire cosa emergerà dall’inchiesta dei magistrati di Milano. Ma intanto la linea, tutta politica, è la trincea difensiva.

Giuseppe Conte, nel chiedere a Salvini di andare a riferire, tira in ballo gli “interessi nazionali”, oltre al “dovere di trasparenza”. Non possono esserci ombre nei legami tra la Lega e Mosca perché – traduce un sottosegretario M5s – quelle ombre rischierebbero di proiettarsi sulle relazioni diplomatiche italiane.

Il premier e il vicepremier non si sono ancora parlati: Conte avrebbe cercato al telefono Salvini sabato, ma il telefono ha squillato a vuoto, e così ha chiesto ai suoi collaboratori di informarlo della nota con cui avrebbe rivelato che era stato D’Amico a invitare Savoini alla cena con Putin.

Il ministro dell’Interno, dicono fonti a lui vicine, è tranquillo: nessun problema con Conte o Di Maio. Tra i leghisti c’è chi si dice stupito che anche il premier attacchi, in un momento di difficoltà. Ma a Palazzo Chigi spiegano che è stata vissuta come una “provocazione” aver fatto sedere di fianco a sé, al tavolo con le parti sociali al Viminale, proprio Armando Siri, che Conte aveva invitato alle dimissioni dal governo. E’ una iniziativa di partito, ben riuscita, minimizzano dalla Lega.

Ma il sospetto tra i Cinque stelle è che Salvini abbia voluto provocare la polemica sul fronte manovra per non parlare di Savoini e presunti fondi russi. Il leader leghista fa spallucce: “Non crede nei sondaggi – dicono i suoi – ma la Lega continua a crescere e non ha proprio ragione di pensare che sta sbagliando qualcosa”.

Andare in Aula a parlare di Russia, ragiona un parlamentare, darebbe l’idea che qualcosa da spiegare Salvini ce l’ha. Senza considerare il rischio, ragiona un dirigente leghista, che vengano fatti uscire elementi nuovi proprio mentre parla alle Camere.

Il timore è che non sia finita qui e che il “tentativo di accerchiamento” prosegua. “E’ chiaro che diamo fastidio”, dice Salvini.

Sul fronte governo, è la convinzione, i conti si faranno a tempo debito. Ora l’obiettivo leghista è incassare Autonomia e Tav (il via libera potrebbe essere lasciato al Parlamento dove la Lega, con Pd e centrodestra, voterebbe sì e M5s no). Poi dopo l’estate verranno al pettine i nodi della manovra. Conte avoca a sé la titolarità: non può Salvini dettare tempi e modi, senza neanche aver presentato un progetto di flat tax al governo. Il problema coperture, dice un M5s, sarà tutto di Salvini.

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