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sabato 15 Maggio 2021

Covid record: 34.505, mai così da inizio. Iss: “Servono misure per rallentare la corsa del virus”

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Covid record. I 34.505 nuovi contagi preoccupano gli ‘addetti ai lavori’ che affermano: mai così dall’inizio della pandemia. Replica l’Istituto Superiore di Sanità: “Servono misure per rallentare la corsa del virus“.
Rezza, del Dipartimento di Prevenzione dell’Iss parla di “segnale negativo” perché è la prima volta dall’inizio della pandemia da Covid-19, registrato lo scorso febbraio, che in Italia si registra un numero di nuovi casi così alto in un giorno solo: sono stati giovedì 34.505 quelli individuati nelle 24 ore precedenti, mentre i decessi hanno raggiunto quota 445 ed era dalla fine di aprile che non si registravano cifre simili.
I dati del bollettino giornaliero del ministero della Salute hanno riportato alla mente la prima fase pandemica e sono interpretati dagli epidemiologi come un segnale negativo dopo l’apparente stabilizzazione della curva epidemica dei giorni scorsi.
A livello regionale è ancora una volta la Lombardia a far segnare il maggior incremento, con 8.822 casi.
Seguono Campania (+3.888), Veneto (3.264).
Segue poi il Piemonte

con 3.171 nuovi casi.
Per quanto riguarda i ricoveri sono 2.391 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 99 più del giorno prima. L’Agenzia per i servizi sanitari regionali Agenas segnala inoltre che i ricoveri di pazienti Covid nei reparti di pneumologia, medicina generale e malattie infettive hanno superato la quota critica del 40%.
Il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza afferma: “non va bene, non è un buon segnale, anche perché – ha spiegato durante la conferenza stampa organizzata dal ministero della Salute all’indomani dell’ordinanza del ministro Roberto Speranza per la suddivisione delle Regioni in tre fasce di rischio – la percentuale di tamponi positivi supera il 10%”.
Nei giorni scorsi, ha sottolineato, “la situazione sembrava essersi stabilizzata, pur tenendo conto della variabilità quotidiana, ma il dato di oggi ci dice che sembra che globalmente ancora il virus corre e frenarlo è necessario”.
Una lettura non tranquillizzante dell’andamento epidemiologico è quella data anche dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro.
La battaglia contro il SarsCov2,

ha detto intervenendo alla conferenza stampa al ministero della Salute, “la vinciamo con terapie intensive rafforzate, ma soprattutto riportando il numero di nuovi positivi a una dimensione in cui siano tutti tracciabili. Bisogna ridurre i nuovi casi e riportare la curva sotto controllo, ma per fare ciò occorrono interventi forti per aiutare il treno a rallentare la corsa”.
Misure più drastiche, dunque, come quelle previste nel nuovo dpcm che entra in vigore dal 6 novembre e dall’ordinanza del ministro Speranza, con la suddivisione delle Regioni in zone rosse, arancio o gialle a seconda del grado di rischio.
Le misure decise per ciascuna delle tre zone derivano dalla considerazione di indicatori precisi, ed in conferenza stampa i due esperti hanno chiarito i meccanismi alla base. Si lavora, ha affermato Rezza, “su indicatori come l’incidenza dei casi, l’indice di trasmissibilità Rt, l’occupazione dei posti letto: se c’è ad esempio una Regione con apparentemente pochi casi ma che ha un’alta occupazione delle terapie intensive, quella è una regione in sofferenza . Sono cioè dati – ha avvertito – che vanno letti nella loro interezza. Dati che fanno riferimento a incidenza, Rt e resilienza”.
Inoltre, ha precisato riferendosi ad esempio alla collocazione della Calabria in zona rossa,

“anche se non si è dinanzi ad un numero eccessivo di casi, un Rt elevato in un’area geografica anticipa l’aumento successivo dei casi, se in più in una regione c’è sofferenza del sistema e non si tracciano i contatti, pur non essendoci incidenza elevata quell’area è a rischio”.
Insomma, le misure “tengono conto di vari indicatori, della resilienza del sistema oltre che del trend complessivo” e “tutte le valutazioni tecniche sono condivise dai rappresentanti della conferenza Stato-Regioni”.
Deve essere chiaro, ha concluso Brusaferro, che l’Rt “è la velocita con cui il virus si diffonde e perchè i casi comincino a decrescere dobbiamo andare a un Rt sotto 1. Laddove ho una velocita elevata indicata dall’Rt ed un sistema che mostra segnali di crisi, devo intervenire per invertire il trend, sapendo però che il trend non si inverte immediatamente”.

(articolo: coronavirus/covid, Istituto Superiore Sanità, n. 061120)

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