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Covid oggi, altri 16.000: altre misure delle Regioni o sarà lockdown

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Coronavirus, invito alla calma: lunedì non si 'apre' nulla. Prossimo step il 18 maggio

Covid oggi: altri 16mila casi. Mentre il premier Conte conferma che si tratta di una situazione molto critica le Regioni si adeguano ad ipotizzare nuove chiusure altrimenti, come dicono in coro gli epidemiologi, il rischio è quello di un nuovo lockdown. I contagi sono in crescita. In Italia così come in ogni altra parte del mondo. La situazione è fotografata dalla Fondazione Gimbe:

“Il monitoraggio della Fondazione GIMBE nella settimana 14-20 ottobre rileva il peggioramento di tutti gli indicatori dell’epidemia: raddoppiano contagi e decessi, +66% ricoveri, +69% terapie intensive. Le nuove restrizioni imposte dalle Regioni e le misure introdotte dai due DPCM sono insufficienti a contrastare la crescita della curva epidemica. Saltato l’argine del tracciamento, servono immediatamente misure di contenimento più rigorose nelle aree a maggior diffusione del contagio al fine di evitare un nuovo lockdown generalizzato”.

Senza misure più forti contro il coronavirus, senza un ulteriore giro di vite, il lockdown sarà inevitabile. Gli scienziati e gli esperti sono concordi e lanciano l’allarme con le Regioni che continuano a muoversi in ordine sparso su chiusure e coprifuoco negli stessi istanti in cui l’Italia batte l’ennesimo record: 16mila nuovi casi di Covid 19 in un giorno e 136 vittime, tante quante non se ne registravano da cinque mesi.

Una situazione che, ammette il premier Giuseppe Conte alla Camera, “si sta rivelando molto critica” e che potrebbe portare ad una nuova stretta da parte dell’esecutivo, non nel weekend ma probabilmente già nei primi giorni della prossima settimana: “siamo pronti a intervenire se sarà necessario” conferma il presidente del Consiglio.
Ad anticipare le mosse del governo sono però le Regioni, come tra l’altro previsto dall’ultimo Dpcm che dà ai governatori la possibilità di intervenire in maniera più restrittiva rispetto alle misure indicate dal governo.

Ma la varie ordinanze hanno prodotto per il momento un solo risultato: generare una babele di regole diverse da regione a regione tra le quali i cittadini devono districarsi. In Lombardia da stasera sarà coprifuoco dalle 23 alle 5, mentre nel Lazio e in Campania la misura partirà da domani. De Luca però ha stabilito già da oggi il divieto di circolazione tra le province, cosa che invece non hanno fatto Fontana e Zingaretti.
Il governatore lombardo, come quello piemontese Cirio, hanno poi deciso la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana mentre Zaia continua a dire no a qualsiasi intervento:

“meglio la mascherina che mini-lockdown”.
A spingersi ulteriormente avanti è la Sardegna: il presidente Christian Solinas dovrebbe firmare a breve un’ordinanza che mette tutta la regione in lockdown per i prossimi 15 giorni. Chiusi porti, aeroporti e le principali attività. Anche il governatore della Puglia Michele Emiliano è andato oltre, sospendendo fino al 13 novembre tutte le attività didattiche in presenza per il triennio delle scuole secondarie, nonostante il Dpcm inviti a portare la Dad al 50%.

Un caos, dunque, al quale si aggiungono i provvedimenti dei sindaci, come quelli di Roma e Palermo che pensano di interdire alcune zone della movida dalle 21 nei weekend. E’ per questo che il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia convocherà nelle prossime ore l’ennesima cabina di regia con le Regioni, con l’obiettivo di dare omogeneità alle ordinanze.

Collaborazione a tutti i livelli istituzionali invocata anche da Conte quando parla di “collegialità e necessaria condivisione delle scelte”.
Vanno “preservati – sottolinea il premier alla Camera – i caratteri di omogeneità e coerenza, affinché non si smarrisca la ratio unitaria dell’intervento in emergenza”. E anche per evitare nuove fughe in avanti degli enti locali il governo ha accelerato su uno dei punti critici di questa fase dell’emergenza, il tracciamento dei positivi.
Già la prossima settimana arriveranno duemila operatori nelle Asl

per potenziare il contact tracing mentre partirà a breve, annuncia il ministro della Salute Roberto Speranza, una fase di sperimentazione per eseguire i tamponi rapidi nelle farmacie.
Ed è proprio questa una cosa che bisogna accelerare per tentare di arginare la diffusione del contagio, questa è ormai una certezza di cui tutti, nell’esecutivo, sono consapevoli e che trova ulteriore conferma nei numeri del ministero della Salute.

Altri 16.079 casi in un giorno, mille in più di ieri ma con meno tamponi (170.392 nelle ultime 24 ore contro 177.848) e un rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuati che è tornato al 9,4%, lo stesso di 4 giorni fa e soprattutto il più alto di questa seconda ondata.
Non solo: i ricoverati sono quasi 10mila, 637 in più in 24 ore e nelle terapie intensive

il testo prosegue dopo la pubblicità

ci sono oramai quasi mille persone: 992, con un incremento di 66 rispetto a mercoledì.
In Umbria, per fare un solo esempio, i ricoveri per Covid sono aumentati del 254% in 16 giorni. E sono questi numeri che fanno scattare l’allarme degli esperti.
“Il lockdown generalizzato può essere evitato se vengono prese misure rapide, urgenti e forti adesso, ma non con quelle prese attualmente” ammonisce il consulente di Speranza Walter Ricciardi sostenendo che si è arrivati a questa situazione “perché non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto fare 2 settimane fa”.

Anche il direttore delle malattie infettive del Sacco di Milano Massimo Galli è perentorio: “se la tendenza non viene invertita nei prossimi 20 giorni è possibile che saranno necessari poi interventi molto più drastici. E’ aritmetica, non scienza”.
Si interverrà, dunque, ma come? La parola d’ordine è “gradualità”: è probabile che i primi a chiudere saranno le sale giochi e i centri commerciali, poi toccherà alle palestre – anche se il ministro Vincenzo Spadafora ha emanato il nuovo protocollo che introduce norme più stringenti proprio per evitare la chiusura – poi ancora sarà la volta di bar e ristoranti e, se necessario, si arriverà al divieto di spostamento tra le regioni.

Tutto per scongiurare l’incubo peggiore: il lockdown generalizzato.

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