Coronavirus, a Venezia nessun nuovo caso, morto il 67enne di Mira

ultimo aggiornamento: 03/03/2020 ore 10:39

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Coronavirus: la buona notizia è che a Venezia nella domenica appena trascorsa, primo marzo, non è stato segnalato nessun nuovo caso. Nel veneziano risultano così 37 le persone risultate positive (tra ricoverati e isolamento fiduciario) ed è lo stesso numero di ieri.

In realtà, però, sarebbe diventato difficile parlare di rilevazione di dati certi in quanto sono sopraggiunti due fatti sostanziali. Nei primi tre giorni di diffusione del virus il governatore Luca Zaia aveva correttamente ordinato uno screening completo e in Veneto erano stati eseguiti 6 mila tamponi (più di Francia e Germania messe assieme) scoprendo 116 casi positivi confermati, ma il presidente sarebbe stato però duramente ripreso per questo, così si è presto passati alle disposizioni ministeriali che hanno avocato a se’ le competenze: tampone solo a chi è già in isolamento e dimostra sintomi.


In questa ottica si è conformata la comunicazione 2.0: il virus cinese è diventato una semplice influenza, i morti non sono più deceduti “per” coronavirus ma “con” coronavirus, e via dicendo. Il giochetto semantico non è cosa da poco: il 67enne morto ieri a Mira sarà classificato come decesso per emorragia cerebrale (come meccanismo ultimo che porta alla morte) e non per coronavirus. Poco conta che il poveretto si sia sentito male e si sia recato in tre ospedali dopo aver contratto il virus.

VENEZIA E MESTRE
La prima settimana di marzo inizia oggi con 15 ricoverati in ospedale. Sei di essi sono in condizioni critiche, gli altri 9 sono degenti in malattie infettive. Tra loro anche il paziente scoperto all’ospedale di Mirano, trasferito all’Angelo.

GLI OPERATORI SANITARI
Circa il 5% del personale sanitario degli ospedali si trova a casa in isolamento. Si tratta di numeri che possono creare criticità: la Pneumologia di Mestre, per esempio, vede 7 operatori in isolamento. A Dolo diversi medici sono in quarantena.
Il Suem di Venezia, fortunatamente, sta tornando alla normalità. La maggior parte delle positività riguarda operatori sanitari asintomatici che sta praticando il periodo di quarantena a casa. Nei prossimi giorni cominceranno anche i rientri, che permetteranno di far tirare il fiato a chi, in questi giorni, è rimasto al lavoro.


LA POLEMICA
Tre persone ci hanno contattato ieri, domenica, per segnalare la presunta anomalia: “Per forza non ci sono nuovi casi, non fanno più i tamponi…”, “Hanno cambiato i criteri di rilevamento…” e via dicendo. Ma la cosa rientra nelle nuove linee guida: il tampone per coronavirus oggi viene eseguito solo a chi dimostra i sintomi come da circolare del Ministero della Salute. Chi ha avuto contatto stretto con persone malate ma è asintomatico viene posto in isolamento domiciliare fiduciario senza l’esecuzione del test con tampone.

MORTO IERI POMERIGGIO L’UOMO DI MIRA
Mario Veronese aveva 67 anni, era originario di Pellestrina.
È morto ieri pomeriggio nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Padova dove era ricoverato da 9 giorni per positività al coronavirus. Il decesso è avvenuto a causa di un’emorragia cerebrale. Per questo non è conteggiato tra le persone morte per il virus nel bollettino regionale dell’Azienda Zero diffuso ieri sera.

Il 67enne non si aggiunge quindi alle altre due vittime venete del virus cinese: Adriano Trevisan, 77 anni, residente a Vo, e a Luciana Mangiò, 75 anni, di Paese di Treviso.

Pensionato, ex autista di scuolabus, si era recato la prima volta all’ospedale di Mirano il 13 febbraio per febbre alta e tosse ma era stato dimesso. Persistendo problemi respiratori, si era presentato nuovamente in pronto soccorso il 17 febbraio: stavolta con ricovero in Medicina, per tre giorni. Il giorno 20 l’uomo è stato trasferito all’ospedale di Dolo, prima in geriatria, poi in terapia intensiva. Eseguito, a questo punto, il test del tampone ha rivelato il coronavirus ed è stato trasferito in terapia intensiva di Padova, dove è morto domenica pomeriggio.

LA SITUAZIONE IN VENETO
Intanto ieri è salito a 196 il numero dei contagiati, 69 in più rispetto a sabato, con un incremento del 26% e un balzo in avanti soprattutto nell’area di Treviso, dove i casi sono raddoppiati: 72 contro i 35 di ieri.
In Veneto oggi 265 casi su un totale di 1600 totali in Italia. Le persone ricoverate negli ospedali veneti sono 65, in debole aumento rispetto al giorno precedente. Il governatore Luca Zaia ricorda che «ci sono i primi 7 dimessi. Si inizia quindi a vedere la luce in fondo al tunnel».

IL VIRUS REGIONE PER REGIONE
In Lombardia ci sono 552 positivi, 40 dimessi e 23 deceduti, per un totale di 5.723 tamponi eseguiti.
In Veneto 196 positivi, due deceduti e 8.659 tamponi.
In Emilia Romagna 213 positivi, quattro deceduti e 1.550 tamponi.
In Piemonte undici positivi e 308 tamponi.
In Liguria 38 positivi, quattro dimessi e 121 tamponi.
Marche: undici positivi e 68 tamponi.
In Toscana dieci positivi, un dimesso e 531 tamponi.
In Sicilia, 2 positivi e 2 dimessi e sei tamponi.
Nel Lazio tre positivi, 679 tamponi.
Campania: 13 positivi e 373 tamponi.
In Puglia tre positivi e 252 tamponi.
A Bolzano un positivo e 16 tamponi.
In Abruzzo due positivi e 43 tamponi.
In Calabria un positivo e 27 tamponi.
In Sardegna nessun positivo e un solo tampone.
In Umbria nessun positivo, 31 tamponi.
In tutte le altre regioni non si segnalano contagiati.

IL VIRUS IN ITALIA: OTTO MORTI IERI
L’Italia ha superato la soglia dei mille ammalati di coronavirus.
Rispetto a sabato, quando si contavano 21 morti, sono otto le persone che si aggiungono alla lista dei deceduti per il Coronavirus, secondo quanto comunicato dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli, facendo salire a 29 il numero totale delle vittime.

Aumentano per fortuna anche i guariti già dimessi, cinquanta, secondo i dati della Protezione civile.

Dal governo, che resta su una linea prudente, è in arrivo un nuovo provvedimento che aggiorna le misure per le aree più colpite dall’emergenza, che saranno estese anche ad altre zone mirate. Aree, quest’ultime (sono state citate le province di Pesaro-Urbino e Savona), che saranno equiparate allo status delle tre Regioni ‘cluster’, vale a dire Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, dove le attività scolastiche resteranno sospese fino all’8 marzo. Mentre da lunedì nel resto d’Italia, tra i banchi, si ripartirà quasi ovunque.

I provvedimenti si succedono giorno dopo giorno: dopo il decreto con le prime misure economiche e il Dpcm varato in queste ore, è già in programma un successivo intervento, il terzo, “ancora più organico e complessivo” – spiega il premier Conte, con l’obiettivo di fornire un'”accelerazione degli investimenti”. Si tratta di misure ad hoc per arginare l’ ‘effetto virus’ ricaduto economicamente su tutto il Paese, che vede le stime del proprio pil in netta diminuzione tra -1% e -3% nel primo e secondo trimestre di quest’anno. L’azzeramento delle zone gialle, previste in un primo momento, e al loro posto l’individuazione mirata delle città da equiparare alle tre regioni dell’emergenza, con le stesse restrizioni, sono tra i punti più importanti del nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri di cui si è discusso nella sede del Dipartimento della Protezione Civile. Un vertice di oltre due ore presieduto dal premier Conte assieme al capo dipartimento Angelo Borrelli e ai ministri di Salute, Interno, Sport, Infrastrutture e Autonomie, in collegamento con diversi presidenti di Regione.

Nelle aree indicate, oltre allo stop delle attività scolastiche, è prevista la sospensione, fino all’8 marzo, di tutte le manifestazioni organizzate e degli eventi in luogo pubblico o privato, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, ad esempio, grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose.

Il provvedimento prevede anche la possibilità alternativa di lavoro telematico, la sospensione delle gite con rimborso dei pacchetti viaggio e la fine (dal 15 marzo) dell’obbligo di certificato medico per la riammissione a scuola dopo assenze dovute a malattie infettive (misura contro cui si erano schierati i pediatri).

La Regione sta ora interloquendo con il governo per prevedere la possibilità di assumere pensionati, sia medici che infermieri, negli ospedali più sotto pressione, come quelli di Lodi e Cremona nelle zone-focolaio. E si pensa anche all’attivazione di “ospedali dedicati”: in questa ottica martedì aprirà l’ex ospedale militare di Baggio, a Milano. Ma l’esecutivo, come detto, ha allo studio anche altri provvedimenti.

“Lavoriamo a un terzo intervento ancora più organico – ha annunciato Conte – , ancora più complessivo, siamo consapevoli che l’Italia necessita di una grande spinta economica. Vogliamo creare una forte spinta semplificatrice e una grande accelerazione degli investimenti”. Sul tema, nei prossimi giorni il premier ha convocato le associazioni delle imprese e i sindacati per mercoledì 4 marzo a palazzo Chigi.

A restare fermi, almeno per questo week end, sono anche cinque stadi della Serie A, per lo slittamento al 13 maggio – tra qualche polemica – di altrettante partite: tra queste c’è anche il match scudetto Juve-Inter.

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