Coronavirus: scoperta sostanza naturale che può fermare Covid

ultima modifica: 14/06/2020 ore 07:24

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Coronavirus: individuata una sostanza naturale, già presente nel corpo, che può bloccare “l’attacco” del Sars-Cov2.

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È a questo risultato che sono giunti i ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università di Perugia che hanno identificato molecole endogene in grado di impedire l’ingresso del virus nelle cellule umane.

Le molecole endogene sono di natura steroidea e alcune di esse sono degli acidi biliari, sostanze prodotte nel fegato e nell’intestino dal metabolismo del colesterolo.


“È una sostanza già presente nell’organismo – spiega Angela Zampella, direttore del Dipartimento di Farmacia dell’ Università di Napoli Federico II – che blocca l’entrata del virus nella cellule”.
È del tutto naturale e presente anche in alimenti come la liquirizia e l’olio d’oliva e “agiscono con lo stesso meccanismo”.

Una scoperta che spiana la strada a una diversa prevenzione anche perché, come fa sapere Zampella, “funziona quando la carica del virus non è elevatissima”.

Lo studio, in fase di pre-print sul sito BioRxiv, ha combinato approcci computazionali del gruppo di Bruno Catalanotti, di chimica sintetica, di Angela Zampella, e di biologia molecolare di Adriana Carino, guidato dal professore Stefano Fiorucci, e ha coinvolto anche i team della microbiologia e delle malattie infettive dell’Università di Perugia.

Lo studio è stato condotto attraverso un primo screening in silico (computazionale) di librerie di sostanze naturali e di farmaci approvati per uso clinico dalla Food and Drug Administation (FDA, USA) e ha consentito l’identificazione di “tasche” funzionali nella struttura del receptor binding domain (Rbd) della proteina Spike del virus Sars-Cov2.

L’ulteriore caratterizzazione di tali strutture ha portato alla scoperta dell’esistenza di sostanze endogene in grado interferire nel legame del Rdb di spike con il recettore Ace2 (Angiotensin Converting Enzyme 2).

Lo studio, fa sapere Zampella, è il primo passo per la stesura di un protocollo terapeutico che verrà proposto all’ attenzione di Aifa.

Gli acidi biliari primari, ossia quelli generati nel fegato, legano, anche se con bassa efficienza, l’Rdb di Spike, mentre acidi biliari attualmente usati in terapia (acido ursodessocolico) e loro metaboliti inibiscono il legame tra Rbd di Spike e Ace2 di circa il 50%.

Anche acidi biliari semisintetici possiedono la tale capacità. Analogamente ad acidi biliari endogeni, sostanze naturali, quali alcuni triterpenoidi (acido betulinico, acido oleanolico ed acido glicirrizzico), sono in grado di legare l’Rbd di Spike e sono moderatamente efficaci nel ridurre il legame con Ace2.

Infine, farmaci e loro metaboliti a struttura steroidea (ad esempio il carnenoato di potassio) interferiscono con il legame tra Spike e Ace2.

Il lavoro è stato supportato da un grant di ricerca della società Bar Pharmaceuticals SrL alle due università e i risultati sono stati oggetto di una domanda di brevetto.

“I diversi studi – evidenziano i ricercatori – hanno mostrato che la mutazione della proteina Spike di Sars-Cov2 conferisce al virus affinità per una sequenza proteica complementare localizzata sulla regione carbossipeptidasica del recettore umano Ace2, che metabolizza l’angiotensina II per generare angiotensina 1-7”.

Un legame necessario affinché Il legame “un altro enzima, Tmprss2, separi la sequenza S1 da S2 di Spike. “In breve il virus Sars-Cov2 ‘pirata’ un recettore umano”.

Di conseguenza, come concludono i ricercatori, il nostro organismo possiede anche meccanismi difensivi in grado di ridurre la capacità del virus di legare il suo recettore target”.

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