Coronavirus: in Italia tutto chiuso fino al 3 maggio. Nel mondo: oltre 1,5 milioni di contagi.

ultimo aggiornamento: 10/04/2020 ore 11:58

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Coronavirus: in Italia tutto chiuso fino al 3 maggio. Nel mondo: oltre 1,5 milioni di contagi.

Il coronavirus è un nemico invisibile che potrebbe fare danni ancora peggiori quando si ritiene che l’evento si sia già verificato. Un po’ come gli attentatori che fanno scoppiare una bomba e poi ne programmano un altra a distanza di poco tempo perché colpisca i soccorritori accorsi allo scoppio della prima. Il rischio della seconda ondata produrrebbe lo stesso effetto.

L’Italia, quindi, rimarrà in lockdown almeno fino al 3 maggio. Dopo giorni di riflessione, il governo sceglie la linea di massima cautela e si appresta a rinnovare con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture ‘mirate’ per qualche attività produttiva.

Non solo: con una circolare il Viminale rafforza i controlli per Pasqua, chiedendo alle forze di polizia una particolare attenzione per evitare che gli italiani si riversino nelle seconde case.

Gli appelli di Confindustria a far ripartire l’economia affinché l’attuale recessione “non diventi depressione” per il Paese, la ‘spinta’ di parte della stessa maggioranza – con Italia Viva a fare da capofila – e l’andamento positivo dei dati non sono stati dunque sufficienti per convincere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a riaprire il paese.

Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive perché rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e di vanificare i risultati ottenuti, ha spiegato durante la videoconferenza con Regioni, Anci e Upi sottolineando che l’apertura a fine aprile avrebbe rappresentato un incentivo al movimento dei cittadini visti i due ponti in arrivo, il 25 aprile e il 1 maggio.

Due week end, come quello di Pasqua, che già da giorni sia il Comitato tecnico-scientifico sia il Viminale avevano indicato come a rischio ‘esodo’ nel caso in cui si fossero concesse delle aperture. Ed infatti la circolare del Viminale per intensificare i controlli nelle festività pasquali verrà replicata anche per i due ponti.

“E’ del tutto evidente – scrive il capo di gabinetto del ministro Matteo Piantedosi – che, nell’attuale contesto… non sarà possibile per la popolazione effettuare i consueti trasferimenti verso località a richiamo turistico” e dunque è necessario “dedicare la massima attenzione nella predisposizione di mirati piani di rafforzamento della vigilanza e del controllo” sia all’interno dei comuni sia tra località diverse, “compreso il divieto di recarsi nelle seconde case utilizzate per le vacanze”.

D’altronde il ragionamento degli scienziati da giorni è sempre lo stesso: basta poco a far ripartire il contagio.

“Il rischio è una seconda ondata” conferma il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, che vanificherebbe tutto il lavoro fatto finora.

Nel governo ha dunque prevalso la linea più prudente, quella del ministro della Salute Roberto Speranza che – appoggiato dagli scienziati – ha svolto una opera di persuasione sugli alleati di governo. La stessa del ministro delle Autonomie Francesco Boccia che ha risposto senza giri di parole a Confindustria: “abbiamo le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani”.

Dopo Pasqua a riaprire saranno quindi davvero in pochi: piccole attività legate alla filiera alimentare e sanitarie, qualche azienda meccanica, forse cartolibrerie e librerie. E questo nonostante i numeri siano incoraggianti da quasi una settimana: le terapie intensive scendono per il sesto giorno consecutivo e fanno registrare 99 pazienti in meno rispetto a ieri mentre i ricoveri negli ospedali mantengono il segno meno ormai da 5 giorni.

Giovedì erano 28.399 le persone ricoverate, 86 in meno rispetto a mercoledì su un totale di 96.877 malati. Significa che il sistema sanitario si sta alleggerendo, soprattutto in Lombardia, la regione più martoriata che ha il triste primato di oltre 10mila morti – più del 50% del totale – e un terzo dei malati in terapia intensiva.

Ma sulla decisione del governo ha pesato anche un altro aspetto. Per uscire dal lockdown il paese deve dotarsi di linee guida valide su tutto il territorio nazionale per i test sierologici, vale a dire gli esami che consentiranno di individuare i potenziali ‘immunizzati’, dunque coloro che possono tornare a circolare senza mettere a rischio se stessi e gli altri.

Ma ad oggi, come hanno ribadito sia Speranza ai governatori e ai sindaci sia Locatelli in conferenza stampa, quel test ancora non c’è e soprattutto non ci sono risposte scientifiche sicure. “Abbiamo fatto passi ulteriori – ha spiegato il presidente del Css – il campione sarà preso considerando il genere della popolazione e sei fasce di età come indicato dall’Istat. E verrà scelto un test con elevata sensibilità, specificità, applicabilità larga su tutto il territorio nazionale e in grado di dare risposte rapide”.

Non solo. Per ripartire servirà anche riorganizzare tutti i territori in maniera adeguata: centri Covid in tutte le regioni, test e tamponi, interventi decisi sulle Rsa, hotel per la quarantena di chi non può farla a casa, regole sul distanziamento sociale in ogni ufficio, fabbrica, negozio, e sull’uso delle mascherine. Un lavoro che richiederà ancora settimane, con la fase due rimandata ancora, stavolta a maggio.

Il coronavirus nel mondo, intanto, ha raggiunto un milione e mezzo di persone: oltre un milione e mezzo di contagi e più di 90 mila morti.

Mentre i singoli Stati valutano qualche decina di casi in più o in meno per stabilire se finalmente sia stato doppiato l’atteso picco e si possa allentare il lockdown che tiene confinati in casa quattro miliardi di persone, i numeri della pandemia da coronavirus continuano inesorabilmente a crescere insieme ai dati di una debacle economica su scala planetaria che è solo all’inizio.

Il ‘contatore’ della Johns Hopkins University continua a scandire malati e morti e le cronache del disastro arrivano anche da quei Paesi che per molti giorni erano sembrati, in Europa, lontani dallo scenario apocalittico di Italia e Spagna.

Se dalla Germania arriva il dato rassicurante che i posti liberi in terapia intensiva sono 10 mila, sale l’allarme per i malati che hanno superato quota 113 mila e le vittime, divenute più di 2.300. E cresce anche la preoccupazione degli industriali tedeschi che sperano in una ripresa graduale delle attività produttive dopo Pasqua e scrivono a Confindustria che “hanno bisogno dei loro fornitori e partner italiani”.

Sono in calo le vittime in Spagna, 683 in 24 ore (74 in meno del giorno precedente), ma i morti superano i 15.200. “Abbiamo raggiunto il picco e adesso comincia la de-escalation”, ha osservato Pedro Sanchez, rimarcando tuttavia che il ritorno alla normalità sarà “graduale”. Il premier ha spiegato senza mezzi termini che fra due settimane tornerà in parlamento per chiedere “altri 15 giorni di proroga” per il lockdown, la terza.

In altre parole non se ne parla prima del 10 maggio, anche se dal prossimo lunedì inizieranno i primi passi verso la fase 2, “scaglionati e cauti” perché “l’ultima cosa che ci possiamo permettere è un errore, in quanto più che un passo indietro comporterebbe una ricaduta”.

Serve almeno un’altra settimana per raggiungere il picco in Gran Bretagna, dove i morti non sfondano la soglia psicologica dei 1.000 in 24 ore ma sono comunque 881 per un totale di quasi 8 mila e più di 60 mila contagi.

L’allentamento del confinamento sociale non è dietro l’angolo e il lockdown decretato quasi tre settimane fa, ha avvertito Dominic Raab, resterà in vigore “fino a quando non avremo prove che dimostrino che saremo passati oltre il picco” dell’epidemia.

Il sostituto di Boris Johnson – che stasera è uscito dalla terapia intensiva in netto miglioramento rispetto ai giorni passati ma che comunque non è ancora in grado di lavorare – non ha formalizzato la durata della proroga ma la verifica prevista per il lunedì di Pasqua porterà probabilmente ad un’estensione.

La paura rasenta il panico in Francia per il disastroso ticket epidemia-crisi. La previsione di recessione illustrata a Les Echos dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire è passata da -1% a -6% e il piano d’emergenza di sostegno sale a 100 miliardi contro i 45 annunciati inizialmente. Sale anche il numero dei morti, oltre 12 mila, e dei contagi, più di 83 mila.

Un report di Nomura sull’occupazione in Europa osserva che i “forti aumenti della disoccupazione” provocati dal coronavirus “peggioreranno molto da aprile” e che i Paesi più colpiti saranno quelli più legati a viaggi e turismo, e quelli con più lavori temporanei, ad esempio Regno Unito, Italia e Spagna.

Intanto negli Usa, dove i casi di contagio hanno superato i 432 mila, si rilegge Manzoni e tiene banco la traduzione in inglese dei capitoli sulla peste dei Promessi Sposi, messa online dal sito LitHube.

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