Covid, Zaia: «Più potenti i ceppi di virus dall’estero». Si abbassa l’età del contagio

ultimo aggiornamento: 14/07/2020 ore 16:51

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Covid, Zaia: «Più potenti i ceppi di virus dall'estero». Si abbassa l'età del contagio
Il dott. Rigoli alla conferenza stampa del Presidente Zaia ha presentato il nuovo test rapido

Sei positivi al Covid in più in Veneto, nelle ultime 24 ore, sono 19.401.

I dati del bollettino Azienda Zero sono stati diffusi oggi, lunedì 13 luglio, dal governatore del Veneto Luca Zaia dal quartier generale della protezione civile di Marghera.
Gli ultimi contagiati sono due gemellini di 4 anni di origine africana, a Padova. Qualche giorno fa è risultato positivo un bambino di 6, di nazionalità camerunese. Ci sono 1293 isolati, 5 in meno, i ricoverati sono 144 in tutta la regione, oltre un milione i tamponi effettuati. La situazione del Veneto è assolutamente sotto controllo, conferma il presidente Zaia.

«Il distanziamento e la mascherina restano obblighi fondamentali ma abbiamo la certezza che il ceppo del virus è meno virulento, parliamo di quello autoctono. Il nuovo fenomeno invece, che riguarda ceppi di virus non autoctoni, e provenienti da fuori, preoccupa».

I FOCOLAI
Abbiamo due focolai, spiega Zaia. Il domestico e quello portato da fuori, si sono manifestati all’inizio di luglio e provengono da: Serbia, Kosovo, Congo, Macedonia, Moldava, Australia. Zaia cita alcuni casi conosciuti. E in questi si vede un abbassamento dell’età media. Abbiamo individuato e sequenziato, grazie al lavoro della dottoressa Antonia Ricci dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il virus serbo. Diverso da quello autoctono e uguale nei casi diagnosticati, spiega Zaia. «È più contagioso e ha una mutazione che non conosciamo. È stato fondamentale isolare questo ceppo più aggressivo e con una sua storia», afferma il governatore.

EMERGENZA
Mentre sulla dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria, spetta al governo, per Zaia, chiarire in parlamento, come del resto è stato detto dal premier Conte lo scorso fine settimana. Il ministro della Salute Roberto Speranza dovrebbe presentarsi a riferire alla Camera a breve, in proposito. La Regione resta soggetto attuatore, «da Roma devono chiarire se c’è emergenza, e se sì quanta ce n’è e quanto potere ci voglia per gestirla», dice Zaia, che mette in chiaro come ci sia stata massima disponibilità delle comunità tanto bengalese quanto kosovara, ad esempio, a mettersi a disposizione delle autorità sanitarie per fare i test. «È una questione sanitaria, non di residenza o di carta di identità», chiarisce il governatore. Lo Stato ha sospeso l’arrivo di voli in Italia da 13 Paesi.

BALCANI
Riguardo al cosiddetto cluster dei Balcani, le frontiere restano un tema nazionale, secondo Zaia che si è sentito con il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Continua lo screening sulle comunità straniere. «Dovremmo prendere atto che siamo stati i primi ad aver contratto il virus nel mondo occidentale. Ora sta accadendo in Florida, in America Latina, in Israele: i focolai fanno il giro del mondo e poi si spegneranno», sostiene il presidente del Veneto.

NOVITA’ SUL FRONTE DEI TEST
Azienda Zero sta sperimentando modalità per sostituire il tampone, che resta l’unica prova diagnostica certa al 100%, ma davanti a una pandemia è inevitabile che case farmaceutiche producano qualcosa di più veloce.
A Marghera viene provato in diretta un test rapido, a partire da un tampone effettuato per via nasale su un giornalista volontario. Come questi, sono stati provati 1000 tamponi rapidi dalla Corea: l’errore è stato uno su 1000, un falso positivo. La risposta arriva in 7 minuti e costa 12 euro, contro i 18 del costo del tampone tradizionale.
«È l’inizio di un nuovo approccio diagnostico, il positivo viene isolato e viene confermato il test. Immaginiamo di utilizzarlo in caso di emergenza o anche nelle case di riposo».

RESIDENZE PER ANZIANI
Il cluster di Farra di Soligo, in provincia di Treviso, è sotto controllo secondo l’assessore alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin.
Dopo una positività all’Istituto Bon Bozzolla è continuato il monitoraggio di dipendenti e ospiti.
Sono state testate 208 persone, ospiti e operatori, e allargata la maglia dei contatti chiamando i visitatori transitati nell’istituto nei 14 giorni precedenti, fornitori compresi.
Ad oggi si registrano 6 positivi tra gli ospiti e 2 tra gli operatori.

Il virus, secondo la Regione, potrebbe esser entrato attraverso un operatore che è venuto in contatto con stranieri, di nazionalità australiana. «Abbiamo chiuso un reparto, il piano di sanità pubblica ha funzionato – dice Lanzarin – La diagnosi è stata fondamentale per individuare il cluster».

A.G.

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