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Contrada Lorì, 'Eviva il mar' il  nuovo lavoro

Reduce dal successo dell’album d’esordio “Doman l’è festa” (2014), la Contrada più amata dai patiti del neofolk ritorna oggi sulla scena musicale presentando il secondo volume del proprio canzoniere, che esce per la lungimirante e collinare etichetta Are Zovo Musica. Stavolta, gli abitanti di questo leggendario quartiere del pentagramma veronese, temprati dalle fatiche del nascere, del vivere e del morire, nonché sempre indomiti baluardi della tradizione rimescolata con le salse moderne, hanno voluto celebrare con il secondo disco l’unico elemento naturale di cui la natura ha deciso di privarli: il mare. L’antica città di Verona infatti, pur attorniata da lussurreggianti colline, splendidi laghi, vaste pianure e alte montagne, si riconosce in un ipotetico gemellaggio con l’Asti di Paolo Conte: anche a Verona i gamberoni rossi rimangono solo un sogno e anche ai veronesi il mare, quello che si muove anche di notte e non sta fermo mai, gli fa un po’ paura.

E anche la Contrada, cantrice di Verona e della sua gente, di fronte al mare rimane con la faccia un po’ così e con l’espressione un po’ così. Da ciò è nata l’idea di trasferirsi in terra Calabra per registrare il secondo disco. Sì, avete capito bene, in Calabria! Nella sede staccata contradaiola di Coccorino (Vibo Valentia) sono nate quindi canzoni che sanno sì di polenta, ma di una polenta con nduja un po’ iodata, per così dire.

L’album è organizzato in movimenti, come si faceva una volta. Un Prologo introduce il tema marino in maniera inequivocabile: Eviva il mar trasporta presto i contradaioli in atmosfere acquatiche, come una barcarola malinconica e affettuosa, conclusa da uno splendido solo di sega e vibrandoneon, orchestrato da Federico De Vittor. I riferimenti al mare sembrano scomparire nel Primo Tempo, ma in realtà solo apparentemente. C’è infatti il mare nel mood latino di Sensa senso, struggente brano di Roberto Rizzini, c’è il ritmo del bagnasciuga nel dolce rollio contadino di Leva su bella e i più attenti percepiranno un omaggio al Tirreno perfino in quell’inno alla veronesità che è Vien vien Giulieta, nei mandolini e nel finale alla napoletana.

Dopo un Intermezzo più spiccatamente folk (Bionda biondina), il disco prende una piega inaspettata. Il Secondo Tempo si compone infatti di un polittico a firma Turopero, autore di cui molti intravedono somiglianze con il violoncellista ufficiale di contrada (Arturo Pero): A’ che Marina ti amo, su un accattivante tema popolare (Valzer Cieco) mantiene un legame con il mare solo nel nome della protagonista femminile, impegnata in una storia d’amore operaio non lontana, nelle atmosfere, da quelle di Enzo Jannacci. Da segnalare, in questo brano, un fugato finale, che sorprende per le sue reminiscenze bachiane.

Si passa poi attraverso le bizzarrie di Ciàr Listòn, un indiavolato e corale charleston sulla città di Verona, e Sagomato, elogio della follia in salsa lessinica, per arrivare a El Coro del tran, rivisitazione contradaiola di un brano originale del 1914, dedicato all’arrivo del tram nel sobborgo veronese di Avesa, ultimo sussulto di fiducia nel progresso, prima della tragedia della Grande Guerra.

Altro Intermezzo popolare con il Sotìs del Minci, versione veneta di una danza nata, probabilmente, in Francia e diffusa in tutta Europa, e si arriva quindi all’Epilogo. Con le sonorità nuovamente ondeggianti e malinconiche di Spassacamìn, la Contrada Lorì chiude un cerchio immaginario con il titolo del disco, e saluta il suo pubblico con dei galleggianti la la la.

Non mancano nel disco alcune tracce a sorpresa e moltissimi ospiti, che non vogliamo svelare, ma che certo sorprenderanno i numerosi fans della Contrada Lorì, ormai definitivamente uscita dallo stereotipo ristretto di gruppo musicale regionale ed entrata nel numero delle grandi band a tiratura nazionale.

FORMAZIONE di CONTRADA:
Federico De Vittor: pianoforte, vibrandoneon, percussioni e voce
Francesco Scardoni: canto
Massimo Florio: Fisarmonica e voce
Roberto Nicolino: Contrabbasso e Voce
Paolo Marocchio: Chitarre, Mandolino, percussioni e voce
Giulio De Boni: percussioni e voce
Francesco Ambrosini “Ambro”: tecnico del suono, percussioni e voce
Arturo Pero: Violoncello, voce e campanella
Andrea Trevisan: Chitarra
Federica Galia: Violino
Stefano Saccomani “Sacco”: Batteria
OSPITI:
Marco Brancalion: Violino
Filippo Orefice: Clarinetto
Alfredo Nicoletti: Chitarra
Beppe Zorzella: Tromba
Mirko De Santi: Banjo
Mirella Biasi, Angela Gesuita, Giovanna Scardoni: voci

08/02/2016

Riproduzione Riservata.

 

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