In Giappone i ragazzi che se ne stanno tutto il giorno rinchiusi nella propria cameretta sono chiamati hikikimori, in Italia, possono essere tranquillamente chiamati… Neet.
Ebbene si, i ragazzi che non sono impegnati in un lavoro o in un corso di formazione o stage, sono chiamati così (acronimo per Not in Education, Employment or Traning) e il chioggiotto Sandro Frizziero ha deciso di dedicargli un libro molto divertente, ”Confessioni di un Neet” (Fazi Editore, 15€), un romanzo satirico e tragicomico su molti trentenni di oggi.

Il protagonista è proprio un Neet, che vive a Chioggia, in casa dei genitori, o meglio nella sua cameretta, dalla quale esce solo per i bisogni fisiologici, le ramanzine del padre o la pasta al forno della madre. La maggior parte della giornata lo trascorre tra letto e computer in compagnia delle sue gattine, Asia e Nina, che non si astengono da aspre critiche nei suoi confronti.
Il Neet si autodefinisce ”rivoluzionario”: non vuole un lavoro, secondo lui alienante e carico d’illusioni per chi lo ottiene e non vuole neanche una relazione, piena di inutili responsabilità. Disdegna la società e l’unica comunità di cui vuol far parte è quella del web e di Facebook: la sua massima aspirazione è diventare, letteralmente, virtuale!

Sentirsi come un pesce fuor d’acqua… ma a proprio agio esattamente perché chiuso in una trappola-acquario come la sua camera. É in questo microcosmo che il protagonista di ”Confessioni di un Neet”, racconta la sua esistenza e il desiderio di sfuggire alla società e al mondo come lo conosciamo, per rifugiarsi in un altro, parallelo nel quale annullarsi.

Personalità alienata ed alienante, il Neet, simbolo e rappresentate di molti dei giovani trentenni alle prese con il lavoro, la mancanza di esso e l’insoddisfazione, è anche simpatico. Scherza, con quel suo umorismo nero, molto all’inglese, dando la propria opinione sul mondo che lo circonda, confessando di sentirsi un peso per gli altri, ma anche un ”rivoluzionario”.
Si autodefinise proprio così, un ”rivoluzionario” perché non interagisce con la società, sta meglio e ne è orgoglioso. Quando può accontenta i genitori, ma di per sé, l’unica persona con cui va d’accordo è se stesso!

Il suo motto è: ”Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo. Per questo io non programmo, non pianifico, non mi impegno”.
Pone dei limiti al suo tempo, agli altri (non devono valicare l’uscio della sua cameretta), fuorché alle sue gattine, due divertenti personaggi secondari, che si prendono gioco di lui, lo criticano e dalle quali lui accetta i rimproveri e dal mondo della Rete, il suo paradiso, nel quale vorrebbe lentamente abbandonarsi.

Confessioni di un Neet” è quasi da considerarsi un romanzo distopico, un esordio spumeggiante, carico di ironia, satira e spunto di riflessione per osservare meglio il mondo che ci circonda, reale e non. Il libro che non ti aspetteresti, a tratti malinconico, ma un vero gioiellino!

In occasione dell’uscita di ”Confessioni di un Neet”, abbiamo intervistato l’autore!

Perché ha deciso di esordire proprio con un libro quasi distopico/satirico?

Quella di esordire, cioè di pubblicare il mio primo romanzo, non è stata esattamente una
scelta: è (fortunatamente) capitato. Come, in un certo senso, è capitato che mi sia uscito un
libro pungente e disperato. D’altronde il tono umoristico (ma forse sarebbe più corretto dire,
“umorale”) che ho usato qua e là, mi pare il più adatto per descrivere l’oggi. Ormai chi
prenderebbe sul serio un libro serio?

Quanto c’è di autobiografico in “Confessioni di un NEET”?

Molto e molto poco. Il personaggio non è l’autore e quest’ultimo stima e detesta la sua
creatura allo stesso tempo.

Secondo lei per il protagonista cosa vuol dire libertà, nella vita privata e nella sfera
lavorativa? E per lei?

Il protagonista del libro ricerca la libertà (dal lavoro e dagli obblighi sociali) solo in
apparenza; in realtà brama il suo contrario: lui vorrebbe definire con precisione la sua
identità e per far questo non può fare a meno delle regole, delle convenzioni, degli altri
insomma. Se critica tutto ciò che lo circonda è proprio perché si sente, dolorosamente,
escluso dal mondo.
“Libertà”, poi, è una parola vuota che ognuno interpreta come crede, tanto che a questo
termine sono state storicamente riferite idee diversissime, se non contrapposte. Forse si può
solo dire che nessuno è davvero libero e che dunque una libertà totale non è nemmeno
concepibile. Da qui il sospetto che chi si proclama “libero”, in realtà, sia un furfante o un
illuso.

Prima di prendere la decisione di rinchiudersi nella sua cameretta, il protagonista
dice di aver vissuto una vita da primo della classe e festaiolo, come mai questo
cambio repentino? Ha forse paura di crescere e prendersi le sue responsabilità?

Evidentemente la vita lo ha deluso, lo ha messo di fronte a una serie di sconfitte più o meno
dure da digerire; di certo in lui vi è la paura di assumersi degli impegni, soprattutto affettivi.
La scelta del protagonista del mio libro, però, è anche la presa d’atto delle storture e delle
ingiustizie con cui ci trova a combattere ogni giorno. In ogni caso, il mio non è un romanzo
a tesi, non mi propongo di veicolare qualche messaggio e soprattutto, a differenza del
protagonista, non intendo giudicare nessuno.

Perché secondo lei gli unici esseri viventi dai quali il personaggio accetta critiche sono
due gatte, Asia e Nina?

Per una sorta di legge del contrappasso. Penso che gli animali domestici siano considerati i
migliori amici dell’uomo (se non superiori all’uomo stesso) anche perché non possono
parlare, dire ciò che pensano, criticare le nostre scelte, rimproverarci le nostre ingenuità,
così come fanno gli amici “umani”. Insomma, non possono infastidirci con le loro paternali
o ferirci con qualche frasetta. Le “gatte parlanti” mettono a nudo proprio questa dinamica.

Perché nonostante il protagonista si senta a suo agio a fare l’asociale, cerca
comunque di avere contatti attraverso i social network?

Perché il Neet protagonista del libro è, allo stesso tempo, un fiero rivoluzionario e un
depresso cronico; in realtà continua ad aver bisogno, come tutti, dell’approvazione degli
altri. Solo gli altri possono assolvere al suo intimo bisogno definitorio.

Lei riuscirebbe mai a vivere completamente isolato, solamente con un pc o un
dispositivo mobile che la colleghi al mondo?

Assolutamente no. Ma credo mi sarebbe altrettanto difficile vivere in perenne e strettissimo
contatto con i miei simili senza alcuna possibilità di fuga.

Alice Bianco
Riproduzione vietata


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Alice Bianco Sara Prian
Laureate in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, sono grandi esperte di cinema e libri. Curano la rubrica di opere letterarie: recensioni editoriali, rassegne e nuove uscite. Sono Editor, Social Media Manager, Copywriter E' possibile contattarle a: pandorarecensioni.vdv@gmail.com

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