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Colonia, scontro tra la civiltà e la barbarie. Di Roberto Ciambetti

Non posso condividere le posizioni di chi in Europa sostiene che non esiste un nesso tra le violenza di Capodanno e l’immigrazione, come fa Dinah Riese, giornalista della Die Tageszeitung, secondo la quale “in tutte le grandi manifestazioni in cui l’alcol abbonda le donne devono affrontare una triste realtà: essere toccate contro la loro volontà” spiegando poi che “ Succede a Colonia come in piazza Tahrir al Cairo o al parco Gezi di Istanbul. Gli uomini che molestano le donne sono uguali in tutto il mondo”.

E’ verissimo che anche in una società secolarizzata come la nostra esistono ancora contraddizioni drammatiche nel rapporto uomo-donna e che la parità dei sessi anche da noi è ben lontana dal trovare applicazione concreta. Ma la lettura della Reiise, e dei buonisti ad ogni costo, non tiene conto della gravità dei fatti avvenuti a Colonia e, in misura più contenuta ma altrettanto grave, ad Amburgo con l’evidenza di una azione di guerriglia concepita probabilmente da Dusseldorf, studiata nei particolari tanto che il ministro della giustizia Heiko Maas ha parlato di una “dimensione completamente nuova per la criminalità organizzata”. Secondo il quotidiano “Das Bild” un rapporto della polizia parla di attacchi con bombe molotov e lancio di oggetti contro i poliziotti. Non comprendere la dimensione dell’evento è errore, come è uno sbaglio non valutare l’ideologia sottintesa alla guerriglia urbana di Capodanno in Germania. Non c’è stata solo violenza o molestie.

E’ vero, tragicamente vero, che dati dell’Onu rivelano come il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un’altra persona. Nel mondo solo 119 Paesi hanno approvato leggi sulla violenza domestica e 125 sul ‘sexual harrassment’, le molestie a sfondo sessuale, ma a Colonia la faccenda è ben più complessa. Le aggressioni di Capodanno sono figlie di culture in cui la questione femminile conosce violenze sistematiche intollerabili agli occhi di un Occidentale: pensiamo all’infibulazione, una pratica che si può riscontrare in alcuni paesi a prevalenza islamica, mentre sono estremamente in buona parte dell’Islam diffuse forme di segregazione e sfruttamento al limite della schiavitù, sopraffazione come l’imposizione del velo, le punizioni corporali, la proibizione di fare sport, matrimoni coatti e via dicendo. Non possiamo accettare e tollerare l’esistenza anche dentro le nostre stesse città di questa cultura della sopraffazione che non va solo condannata ma contrastata severamente.

Le donne aggredite rappresentavano agli occhi dei loro aguzzini l’immagine della società europea: molestandole, derubandole, toccandole, arrivando persino allo stupro gli aggressori volevano violentare il corpo europeo, i suoi valori e le sue conquiste imponendo la legge del più forte. Un messaggio chiaro, inequivocabile, che non va né sottovalutato, né confuso: buonismi, inviti alla comprensione e alla tolleranza sono totalmente fuori luogo. Se a Colonia e Amburgo è stato possibile assistere alle scene di Capodanno è perché è stata fino a troppo a lungo praticata la cultura di una tolleranza che ha sempre chiuso gli occhi davanti a ciò che stava accadendo: non chiudiamo gli occhi davanti a quello che è lo scontro la tra Civiltà, pur con tutte le sue contraddizioni, e la barbarie.

Roberto Ciambetti
07/01/2016

Data prima pubblicazione della notizia:

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