COMMENTA QUESTO FATTO
 

cause di lavoro e non solo che non hanno speranze di vittoria nemesis

Il mio articolo sul mobbing della scorsa settimana ha attirato l’interesse di vari lettori che mi hanno scritto. Alcuni di voi mi hanno chiesto come mai ci sono così tante «cause di lavoro» e, più in generale, così tanti processi in Italia, anche se in molti casi l’esito è quanto meno estremamente incerto. Fattori culturali? Innata litigiosità degli italiani? Sottili sofismi che occultano una realtà ben più semplice e di natura «statistica».

Un fattore determinante è dato dal fatto che ci sono troppi avvocati. Occorre di conseguenza «inventare» più cause. Infatti, non è uno scandalo affermare che vari professionisti promettono l’irrealizzabile (alcuni in mala fede, altri per macroscopica impreparazione).

La domanda chiave ora è «perché ci sono così tanti avvocati rispetto agli altri Paesi?» Perché gli italiani discendono dai romani, popolo di giuristi per eccellenza? Perché i giovani italiani amano il diritto?

La risposta è molto più semplice. Perché il nostro ceto forense ha sempre ammesso la pratica professionale gratuita al fine di poter disporre di una «manovalanza» a costo zero e senza diritti. Oggi ogni avvocato può avere fino a tre praticanti, un tempo due, senza nessun obbligo di retribuzione. Lo sapevate questo? Ciò ha immesso, con il passare dei decenni, un numero enorme di professionisti abilitati nel mondo del lavoro.

Retribuire i praticanti avrebbe permesso una reale selezione meritocratica che si sarebbe tradotta in un numero di avvocati molto più contenuto con un maggior livello di preparazione e serietà morale (come accade praticamente in tutte le Nazioni Civili). Dunque, una colpa gravissima, il lavoro gratuito dei praticanti di oggi e dei decenni passati, che viene «scaricata» sui tribunali intasati, sulla magistratura, sulle cancellerie e sul comune cittadino che, in vari casi, viene illuso a iniziare cause le cui probabilità di successo sono minime nella migliore delle ipotesi o inesistenti nella peggiore. Per cui, quando vari avvocati iniziano a parlare di «far causa» per mobbing o altro, analizzate attentamente i fatti e tentate di ragionare con le vostre teste. Infatti, non è escluso che il mobbing sia difficilmente dimostrabile e che l’inizio del giudizio ponga voi in una situazione ancora più precaria sul luogo di lavoro.

Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

Infine, una riflessione che serve a meditare sulla gravità morale e «politica» dell’ammissibilità della pratica professionale gratuita e, più in generale, sui devastanti effetti che «la gratuità del lavoro» ha su tutta la società. Non mi riferisco ora a collaborazioni occasionali e volontarie, ma a persone che realmente lavorano gratis (molte ore alla settimana) senza ricevere retribuzione alcuna (oppure simbolica o comunque estremamente bassa) mentre altri si arricchiscono alle loro spalle. E adesso non parlo solamente dei praticanti avvocati, ma anche di tutti i tirocinanti, lavoratori precari, sottoccupati e sottopagati che sono «figli» dello stesso fenomeno e che non si possono di certo considerare «volontari» all’interno di attività con finalità non lucrative.

Non prendetemi per un sacerdote o per un religioso a causa di quello che sto per scrivere. Riporto le seguenti frasi semplicemente per evidenziare un pensiero plurimillenario che fa profondamente riflettere. Nella teologia morale cattolica «defraudare la giusta mercede a chi lavora» è considerato «un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio».

Perché viene usata tale espressione? Bizantinismo? Retorica? No, semplicemente perché questa condotta genera un tale stravolgimento dell’ordine naturale che non può che portare a gravi disordini sociali ovverosia a una vera e propria «vendetta», già qui in questo mondo, non solo nell’aldilà. Non mi pare eccessivo affermare che tale vendetta (quasi nel senso greco di Némesis) si è anche «incarnata» assumendo la forma fisica di vari personaggi storici: prima Marx ed Engels come «profeti» universali; qualche decennio dopo Lenin, Trotsky, Stalin, Mao e tanti altri meno noti come «inviati» per singole nazioni.

Oggi che la macchina del neoliberalismo globale è lanciata a tutta velocità all’inseguimento del mito del profitto senza alcun ideale dopo aver temporaneamente abbattuto prima il socialismo e poi lo stato sociale, si stanno creando le condizioni perfette per tale vendetta che, statene certi, non tarderà ad arrivare. Infatti, in Italia e più in generale in Occidente, sarà sufficiente un paio decenni per «disperdere» il benessere creato dalle precedenti generazioni che hanno accumulato ricchezza con lavoro onesto e giustamente retribuito. Così cadrà il «grande ammortizzatore sociale» attuale. Poi non saranno di certo i lavori inventati, sottopagati e precari a garantire la pace e l’armonia sociale.

Per un po’ resterà solamente il vuoto sorriso dei politici «politicamente corretti» dei Paesi occidentali, sia di «destra» che di «sinistra», siccome già ora la classe politica dell’establishment non presenta più reali differenze ideali al suo interno. Infine, sorgerà spontanea una domanda: «Che fare?». Domanda che qualcuno si pose già oltre cento anni fa e che nella sua lingua suonava potente, antica e glaciale come un’eco ultraterrena «Что делать? Chto delat’?». Lascio a voi scoprire chi era, anticipando solamente che per un breve periodo lavorò anche come avvocato. La storia è ciclica come insegnava Gianbattista Vico così come ciclici sono gli errori e i vizi umani. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Nihil sub sole novum.

Intanto, anche grazie al lavoro gratuito, abbiamo i tribunali intasati di carte, sovente del tutto inutili. Nonostante ciò il reddito medio degli avvocati italiani sta crollando siccome i professionisti sono troppo numerosi. La «piccola Némesis di categoria» è già iniziata. Immaginatevi cosa accadrà quando comincerà la «grande Némesis» della generalità dei lavoratori e dei pensionati…

gianluca teat avv VTWIDGET

Avv. Gianluca Teat
(Potete contattarmi anche via e-mail gt.teat@gmail.com o sul profilo Facebook Avv. Gianluca Teat)

17/10/2015

Riproduzione vietata

(Nell’immagine: Némesis, 1837, del pittore tedesco Alfred Rethel (15 maggio 1816 – 1 dicembre 1859). Immagine di pubblico dominio.
Némesis, Νέμεσις, figura complessa della mitologia greca. Simboleggia in modo particolare la retribuzione/vendetta che immancabilmente colpisce senza pietà, a distanza di tempo, chi viola le leggi divine universali macchiandosi di un grave delitto che i greci chiamavano Hýbris, ὕβϱις. Tale peccato, intraducibile in italiano, è assimilabile ai concetti di arroganza/superbia/tracotanza di chi disprezza, quasi compiacendosene, le leggi divine. Come non vedere tale «peccato» dietro i grandi teorici del libero mercato, della globalizzazione, del profitto a ogni costo, della riduzione sistematica/annullamento del costo del lavoro? Come non vedere tale grave colpa dietro chi difende la legittimità della pratica professionale gratuita a proprio vantaggio con argomentazioni sofistiche che celano una sola realtà: egoismo e avidità? Avranno anche loro la loro Némesis. E’ solo questione di tempo. Infatti, nell’immagine Némesis porta la clessidra e sa aspettare…)

Riproduzione Riservata.

 

Una persona ha commentato

  1. Articolo molto profondo e interessantissimo. Non sono un’esperta di diritto del lavoro, ma l’accostamento storico-filosofico e il dipinto fanno realmente riflettere. Complimenti per gli articoli e anche per le immagini. Non le solite banali foto, ma dipinti sempre azzeccati!
    Helene

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here