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Calciomercato e campioni stranieri: in questi giorni continuano a girare le solite parole di circostanza sull’intenzione di puntare sugli italiani, l’arrivo di calciatori stranieri è sempre però il primo obiettivo. E quindi ecco i presunti campioni strapagati che ancora tutto devono dimostrare, sbarcare nel bel paese. Si dice che il prezzo lo fanno gli acquirenti e spesso questi compratori si dimostrano folli; da cosa dipenda il costo di certi giocatori resta davvero un mistero. Intere squadre oramai non presentano in formazione un solo italiano, al massimo qualche oriundo: rose multicolori e multietniche. Globalizzate.

Calciomercato e campioni stranieri di colore fanno parte della nostra storia, però. Chi è stato, anzi, chi sono stati i primi calciatori di colore del nostro calcio? Correva la stagione 1946/1947 e a Napoli sbarcò l’uruguaiano Roberto Luis La Paz, dopo l’esperienza nella Frattese. Attaccante grande, grosso e possente, rimase due stagioni con i partenopei. Un campionato di serie A ed uno di B con trentatré partite disputate e uno score di 6 reti. Poi l’esperienza in Francia nell’Olympique Marsiglia. Quell’avventura rimase l’unica fino agli anni sessanta, quando il sud africano Steve Mokone venne acquistato dal Torino per disputare solo il precampionato. Probabilmente deluse e fu dirottato a Valencia.

Tra il ’62 e il ’64 fu il turno dei brasiliani Canè (bandiera del Napoli), Germano (Milan e Genoa), il mitico Jair (Inter e una parentesi con la Roma), Nenè (che divenne bandiera del Cagliari ma che fu scovato dalla juventus) e il meticcio Amarildo (passò dal Milan, Fiorentina e Roma). Dal Sud America anche il peruviano Gallardo (due stagioni al Cagliari, ma era di proprietà del Milan), l’afro-indio peruviano Benitez (Milan, Messina, Roma) e il franco-argentino Nestor Combin (Juventus, Varese, Milan, Torino).

La sconfitta della Nazionale Italiana nella storia partita con la Corea del Nord, cambiò tutto. Per risollevare le sorti del calcio italiano vennero chiuse le frontiere nella speranza di far nascere una nuova generazione di atleti italiani. Effettivamente nel 1982 l’Italia di Bearzot sollevò la Coppa del Mondo e solamente due anni prima gli stranieri erano tornati a giocare in serie A. Tra questi il primo africano Francois Zahoui, ivoriano dell’Ascoli con cui disputò due stagioni dal 1981 come attaccante. Non riuscì a sfondare e alla fine solo undici presenza e poco da ricordare ma si sarebbe rifatto molti anni dopo.

Nel 2010 come allenatore della Costa D’Avorio disputò la prima amichevole dell’Italia di Cesare Prandelli e si riprese la sua rivincita 1 a 0. Dagli anni 80 il mondo è cambiato, soprattutto dal 1995 quando la sentenza Bosman sconvolse completamente la circolazione dei giocatori in Europa ma questa è un’altra storia.

Mattia Cagalli

15/07/2015

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