Bosniaco preso a borseggiare in autobus si dichiara 13enne. Ne aveva 19

ultimo aggiornamento: 28/07/2015 ore 18:05

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bosniaco preso a borseggiare in autobus a mestre

In queste giornate caratterizzate dal gran caldo e dai massicci spostamenti di turisti, le fermate di autobus e battelli antistanti le stazioni di Venezia S.L. e Mestre, sono diventate terreno di caccia da parte di abili borseggiatori.
Per fronteggiare tale fenomeno e scongiurare il pericolo che i vacanzieri al rientro dal periodo di ferie portino con se lo spiacevole ricordo dei disagi che provoca un borseggio, la Polizia di Stato – Specialità Ferroviaria, ha intensificato la vigilanza anche su dette aree che sono prospicienti ai piazzali esterni delle stazioni, sensibilizzando le pattuglie operanti in uniforme ed impiegando personale della Squadra di Polizia Giudiziaria agente in abiti borghesi.

A Mestre, alla fermate dell’autobus della linea nr. 2 diretto a Venezia, nelle ore di punta si accalcano diversi turisti che a causa dei voluminosi bagagli che portano al seguito, si muovono in modo impacciato e spesso frenetico, avendo pochi istanti per salire sul mezzo già gremito di viaggiatori. Queste sono le condizioni ideali per permettere ai borseggiatori di portare a compimento i loro furti. Il turista inoltre, che non conosce bene il territorio, spesso è tutto preso dal consultare mappe, ricercare indirizzi sugli smartphone o sui tablet e poco si cura di ciò che gli sta accadendo attorno.


Tra Polizia e malfattori è un continuo susseguirsi di mosse e contromosse.
I ladri, notando la presenza degli agenti in uniforme abbandonano la zona almeno fino a cessato pericolo, ma non appena i poliziotti si allontanano e la fermata dell’autobus si riempie nuovamente, ritornano a caccia.
Ecco che ritorna più utile ed efficace l’impiego di personale in abiti civili o, meglio ancora l’utilizzo sinergico dei due reparti.
Per tentare di farla franca anche nel caso in cui venissero bloccati, i ladri, spesso operanti almeno in coppia, si servono della mano d’opera di un minorenne o di giovani che per le loro caratteristiche somatiche e antropometriche possono essere effettivamente ritenuti minorenni.

Così ieri, C. Zvedo, un giovane bosniaco già gravato da precedenti specifici e più volte identificato sul territorio italiano quale tredicenne, è stato notato dagli agenti della Squadra di P.G. della Polfer, uscire dalla stazione di Mestre a passo spedito e posizionarsi subito dopo in prossimità della fermata dell’autobus della linea nr. 2, rimanendo a pochi passi dai viaggiatori in attesa del mezzo.
Il giovane veniva visto passeggiare lentamente avanti, indietro, rivolgendo particolare attenzione alle persone che portavano borse o zaini sulle spalle. All’arrivo dell’autobus ha iniziato ha spostarsi freneticamente da una porta all’altra del bus poi, dopo aver estratto dal proprio zaino un ventaglio di dimensioni generose, si posizionava alle spalle di una signora che portava a tracolla una borsetta ed era tutta impegnata a caricare le proprie valigie sull’autobus.

Il giovane tenendo il ventaglio aperto con la mano sinistra, tentava di occultare i movimenti della mano destra grazie alla quale con la massima leggerezza e rapidità, riusciva ad aprire la cerniera della borsa e prelevare il portafogli. Anche lui però, come i turisti, nel frangente era troppo intento a rubare il portafogli e non si era reso conto di avere alle spalle due agenti lo bloccavano in flagranza di reato.


Il giovane non opponeva alcuna resistenza certo di aver un asso nella manica da giocarsi per guadagnare, una volta di più l’impunità. Accompagnato in ufficio per gli adempimenti del caso, all’atto dell’identificazione il ragazzo diceva di essere privo di documenti, tentando però di comprovare la sua identità esibendo una “dichiarazione d’identità” rilasciata dal non meglio noto Ente Morale Opera Nomadi Lazio. Il documento privo di ogni attendibilità non pareva neppure vero.

Gli agenti trovandosi davanti un giovinotto ben formato, stentavano a credere che questi potesse aver 13 anni come da egli stesso dichiarato e riportato anche sull’atto esibito.
Richiesta ed ottenuta l’autorizzazione dal Tribunale per i Minorenni di Venezia, la Polizia Ferroviaria accompagnava il ragazzo presso l’Ospedale all’Angelo dove veniva sottoposto ad esame radiologico con lo scopo di stabilire la sua età in base alla conformazione della massa ossea.

Ecco che C.Z. entrato “All’Angelo” tredicenne, ne usciva diciannovenne e senza lo scudo di impunità di cui possono fruire i minori degli anni 14.

L’abile borseggiatore solitario è stato denunciato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Venezia ed è stato espulso dal territorio nazionale.

Di quanto sopra, per i provvedimenti del caso sono stati informati anche tutti gli uffici di Polizia e le Procure che hanno già avuto a che fare con il predetto trattandolo come tredicenne.

28/07/2015

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