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Rosy Bindi presenta gli impresentabili. Lo fa con una conferenza stampa che rivela il lavoro “fatto in maniera seria e scrupolosa, che ha fatto fare anche nottate ai miei collaboratori”.
La lista degli impresentabili è un elenco di 11 fogli.
Al numero 5, a sorpresa, si legge: «De Luca Vincenzo», candidato del Partito democratico alla Regione Campania, rinviato a giudizio per concussione aggravata.
Levata di scudi, anche e soprattutto del Pd, che fa scoppiare una mezza rivolta contro la presidente della commissione Antimafia.
Apre il fuoco Matteo Renzi: «Mai visto un dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà. Sulla legalità non facciamo sconti a nessuno. Ma mi fa molto male che si utilizzi la vicenda dell’antimafia per una discussione tutta interna, per regolare dei conti dentro al Pd: l’antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in modo strumentale. De Luca ha denunciato la Bindi: se la vedranno in tribunale».
Rosy Bindi si sente in una posizione di ferro, dato che: «alla base dell’elenco c’è il codice di autoregolamentazione «approvato all’unanimità da tutti i partiti».
Nel 2012 è arrivata la legge Severino, che prevede alcuni casi di incandidabilità e di ineleggibilità per chi è condannato in primo grado: «Il nostro codice è più rigoroso, perché riguarda anche i rinvii a giudizio. Ma meno esteso, perché riguarda solo i reati collegati a fenomeni mafiosi o i cosiddetti reati spia».
«E’ un servizio al cittadino, che ora può andare a votare in modo consapevole, dato che noi abbiamo utilizzato fonti e strumenti a cui il semplice cittadino non può accedere».
Esclusi dal novero del codice, i reati contro la pubblica amministrazione, il peculato e l’abuso d’ufficio. Inclusa, la concussione, sulla base della quale De Luca, che ha rinunciato alla prescrizione, è rientrato tra gli «impresentabili». La presidente risponde a Renzi: «Autoreferenziali? No, diamo informazioni ai cittadini, scattiamo una fotografia. I cittadini poi sceglieranno come votare. Saremmo stati inadempienti se non lo avessimo fatto».
Si levano le proteste. In una nota congiunta i vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini accusano la Bindi di una sua «personale lotta politica». In difesa della Bindi arrivano alcuni membri della minoranza. Pier Luigi Bersani: «Vedo che si dà addosso all’Antimafia, che sta applicando un codice che abbiamo approvato tutti. È sconcertante».

Mario Nascimbeni

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