Bilanci del Carnevale di Venezia 2008

ultimo aggiornamento: 09/01/2020 ore 09:59

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carnevale di venezia maschere e gondole

Finito anche questo Carnevale di Venezia del 2008. Salutiamo serenamente: il rapper di colore che vola come un angelo al posto della tradizionale colombina, disordini con transenne divelte nella disco-festa mal organizzata con il servizio d’ordine che si eclissa e feste “private” gestite con il benestare del Comune senza i dovuti permessi, con gli addetti all’entrata che si infilano i soldi nei calzini.

Ma sarebbe ingiusto guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto. Alcuni buoni elementi su cui lavorare nel futuro ci sono.

Una miglior correlazione con le tradizioni storiche e culturali della città  va ricercata, l’ha confermato anche l’organizzatore, Marco Balich.

L’idea “Sensation” ha un buon fascino mediatico, e la scoperta dei sensi attraverso i Sestieri ha una buona valenza di originalità.

Il “Percorso al buio” è stato uno degli eventi più apprezzati. E, di fondo, la voglia, il bisogno della gente di stare allegra, di festeggiare, fa il resto.

Vanno sempre benissimo le sfilate delle “Marie”, la premiazione della miglior maschera, le attrazioni circensi, le musiche, i balli.

Uno dei titoli della Nuova Venezia di stamani, mercoledì, recita: “Quanto rumore, meno male che è finita”, la didascalia: “da Castello a Santa Margherita coro di proteste dei residenti”.

Ricordo i carnevali di 25 anni fa, cui ebbi la fortuna di partecipare come musicista: oltre 80.000 persone che ballano festanti in Piazza San marco, ma subito sono arrivate critiche per l’uso biasimevole del luogo e per i decibel che danneggiavano i monumenti.

L’equazione è sempre la stessa: consensi dei partecipanti, critiche di chi sta fuori.

Da allora poco è cambiato, e continuano a convivere appaiate le due esigenze: “a Venezia no i fà  mai niente” vs “come ti fà  qualcosa a Venezia i se agna”.

La cittadinanza, la cui età  d’altronde inevitabilmente si alza, chiede anche tranquillità  e combatte la sua battaglia come può.

Noi restiamo convinti comunque che, per esempio, se a Santa Margherita gli abitanti non fossero tormentati tutto il resto dell’anno, tollererebbero meglio la manciata di giorni del carnevale.

Riteniamo inoltre che possa avere ragione il sindaco, Massimo Cacciari, quando afferma: “il nostro accanimento terapeutico può dare fastidio a qualcuno cui andrebbe meglio se la città  morisse”.

Senz’altro vero è che quando si lavora, si organizza, ci si espone sempre ad analisi e critiche, è inevitabile.

Riteniamo, inoltre, che il sindaco possa avere ragione quando conferma l’abitudine all’ “inesauribile piagnisteo” di chi cerca sempre quello che non va.

Riteniamo possa invece avere torto quando dichiara: “il carnevale è stato un successo, gli alberghi erano pieni e i ristoranti hanno lavorato”.

Pur comprendendo che questi due “markers” debbano essere tenuti in considerazione da chi si occupa anche dei risvolti del turismo, i profitti di alberghi e ristoranti non possono essere indici del successo, dell’apprezzamento per una manifestazione cittadina.

In una città ‘vera’ l’amministrazione dovrebbe occuparsi prima del benessere dei suoi residenti, poi degli arrivi turistici e degli incassi dei ristoranti.

Paolo Pradolin

data pubblicazione: 06/02/2008]

Riproduzione Riservata.

 

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