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Bernadette, strangolata e messa in un frigo. Giorni fa le percosse e i denti rotti

Strangolata. Uccisa dopo l’ennesima discussione violenta. E dopo, nessun rispetto per il suo corpo. Il cadavere nascosto in un vecchio frigorifero non funzionante.
Questo l’epilogo di una storia durata sette anni, una storia fatta di liti continue, botte, denunce, riconciliazioni e remissioni di querela.

Bernadette Fella, 55 anni, due figli, maestra d’asilo, una decina di giorni fa, picchiata per l’ennesima volta, pareva però avere trovato la forza di lasciare quell’uomo, allontanandolo dall’abitazione intestata a lei, che la terrorizzava. Tanto che aveva confidato alle amiche: «Ho paura di morire». E’ stata la sua fine.

Bernadette ‘Betta’ Fella, ex maestra d’asilo di 55 anni, è stata strangolata dopo l’ennesima lite e poi messa in un congelatore rotto in cantina. Il cui corpo è stato trovato nella serata di ieri al piano terra di un condominio del quartiere Madonnina alla periferia di Modena.

Probabilmente il cadavere giaceva in quell’angusto locale da diversi giorni, si pensa da circa una settimana, e a dare l’allarme sono stati i vicini di casa che da un po’ avvertivano un odore acre nello stabile.

Non è servito molto, alla squadra Mobile della polizia di Modena, per risalire all’autore dell’omicidio.

Armando Canò, 50enne ex convivente della vittima è stato da subito ritenuto con certezza il carnefice della maestra.

L’uomo è stato rintracciato nella notte dalla sua nuova compagna a Castelfranco Emilia, a una dozzina di chilometri da Modena. Con sé aveva le chiavi dell’abitazione dell’ex convivente, oltre che quelle della cantina dove è stato ritrovato il corpo.

Messo alle strette nella notte, durante l’interrogatorio davanti al sostituto procuratore di Modena Katia Marino, l’uomo ha confessato il delitto, dicendo di aver perso il controllo durante una lite.

Armando Canò è stato arrestato ed è accusato ora di omicidio e occultamento di cadavere.

I conoscenti e i vicini della donna uccisa ora non si danno pace. Praticamente tutti sapevano dei maltrattamenti subiti da ‘Betta’, del rapporto malato con l’ex compagno e convivente.

Una decina di giorni fa, poco prima di morire, sembra che la 55enne fosse stata picchiata con violenza al volto. Tanto che le si erano rotti alcuni denti.

La donna aveva più volte denunciato Canò e alle amiche confidava di avere paura di lui. Ad alcune
avrebbe detto anche di temere di morire, per le sue botte cui seguivano immancabilmente altre minacce.

Quella dell’omicida e della sua vittima erano due vite ai margini che si erano incrociate circa due anni fa. La donna, madre di due figli avuti con l’ex marito, da tempo non aveva un’occupazione stabile, soffriva di depressione ed era seguita dai servizi di salute mentale.
Proprio come il 50enne, che viveva di lavoretti saltuari e aveva dei piccoli precedenti penali.

Nel cortile della palazzina dove si è consumato l’assassinio, oggi sono arrivati alla spicciolata parenti e conoscenti della vittima. Tutti affranti e increduli.

Era molto conosciuta, nel quartiere, ‘Betta’. Così come erano noti i suoi problemi, che però in pochi pensavano potessero preludere a una fine così tragica.

Anche la politica ora si interroga dopo l’ennesimo femminicidio. “Ancora una volta si arriva tardi – dichiarano in una nota i consiglieri regionali modenesi del Pd Giuseppe Boschini, Enrico Campedelli, Luca Sabbatini e Luciana Serri -. È evidente che gli strumenti legislativi che abbiamo a disposizione non sono sufficienti e occorre ripensare le politiche di prevenzione e difesa”.

Redazione | 29/06/2016 | (Photo : d’Archive) | [cod violebe]

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