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lettere. Dimissioni da Forza Nuova Venezia

Spiace registrare l’irosa reazione di Fabio Venturi, segretario nazionale di Fare!, alla notizia della mia uscita dal movimento.

Spiace perché quando alle legittime e certamente opinabili motivazioni politiche e personali poste alla base della mia scelta, si riceve una risposta condita da falsità ed epiteti al limite dell’insulto, non si offre di certo un buon servizio al dibattito politico, che dovrebbe essere sempre confronto o anche scontro ma sulle idee, sulle visioni e sui progetti.

Da un lato capisco umanamente Venturi, perché questo non deve essere per lui un periodo facile: dopo aver per anni cov‎ato il desiderio di prendere il posto di Flavio Tosi come sindaco di Verona, alla fine del suo decennale mandato di sindaco, si è visto superare sul rettilineo finale dall’improvvisa candidatura di Patrizia Bisinella, di Castelfranco Veneto e compagna del sindaco uscente. Situazioni come queste possono generare un forte senso di frustrazione, che portano a ragionare con rabbia e nervosismo e quindi a straparlare.

Sì perché quando il buon Venturi mi accusa di alto tradimento o straparla o dimostra di avere una memoria corta o usa due pesi e due misure. Non ricordo infatti un suo intervento simile nei miei confronti nel marzo 2015 quando, da consigliere regionale, uscii dalla Lega Nord per aderire al nuovo soggetto politico di Flavio Tosi, così come non ricordo una sua così dura reprimenda verso quei sei parlamentari che, sempre nel 2015, uscirono dalla Lega Nord per aderire a Fare! Parlamentari tra i quali spicca il nome di Patrizia Bisinella, ovvero la candidata a sindaco di Verona supportata dal suo movimento. Parlamentari, tra l’altro, tutti eletti in un listino bloccato, a differenza del sottoscritto che quantomeno in Consiglio Regionale c’è sempre andato con le preferenze personali. Un bel tacer, quindi, non fu mai scritto.

Concludo dicendo infine che se c’è qualcuno che si sente tradito sono io: sono uscito con grande sofferenza dalla Lega per aderire a Fare! che doveva contribuire al lavoro di ricostruzione del centro-destra e trovarmi. Due anni dopo, mi ritrovo davanti alla prospettiva di essere il federatore di una serie di partitini di centro con Casini, Verdini, Alfano e Zanetti e, nel contempo, a flirtare quotidianamente con Renzi e col PD, come si è visto nella campagna referendaria dello scorso dicembre e come vedremo dai futuri posizionamenti ed accordi elettorali. Ecco, questo sì che è un vero e proprio tradimento. Un tradimento nei confronti miei e di tutti coloro che, in buona fede, avevano creduto all’idea originaria e si sono ritrovati invischiati in un progetto che, col tempo, è stato completamente stravolto.

Consigliere Andrea Bassi

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