Bar e ristoranti aperti ma faticano. Zanon: “20mila lavoratori a rischio”

ultimo aggiornamento: 04/08/2020 ore 13:59

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Bar e ristoranti aperti ma faticano. Zanon: "20mila lavoratori a rischio"

A due mesi dalla riapertura bar e ristoranti faticano molto. Il normale indotto che si sperava si riaffacciasse alla ripresa fatica ad andare a regime mostrando addirittura, in determinate situazioni, un – 40% di fatturato. La fotografia che se ne ricava è drammatica: nella sola Città Metropolitana di Venezia sarebbero a rischio oltre 20 mila lavoratori.

Si tratta di poco meno di 26.000 pubblici esercizi che attivano 84.231 dipendenti in Veneto di cui il 56,1% donne; di questi, 5.573 tra bar, ristoranti e locali vari si trovano nella Città Metropolitana di Venezia dove si concentra perciò il 21,56% delle imprese venete del settore, che danno lavoro a 20.883 dipendenti, di cui il 45,31% donne. In provincia di Rovigo, invece, i pubblici esercizi sono complessivamente 1.377 in cui lavorano poco meno di 2.900 addetti, per il 65,52% donne.


Sono questi i dati relativi al 2019 riportati dall’ultimo report sul settore, prodotto annualmente dal Centro Studi nazionale di Fipe (Pubblici esercizi) di Confcommercio e basato sull’elaborazione di dati Infocamere, Istat e Inps; ricerca che in questa edizione costituirà necessariamente riferimento per il confronto con l’attuale situazione generale condizionata dal Covid-19, che inevitabilmente sta generando pesanti contraccolpi sulle attività.

“Sono dati importanti e forse troppo spesso non adeguatamente considerati – commenta Massimo Zanon, presidente sia di Fipe che di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia – Dati che evidenziano come ristorazione, bar e locali non solo costituiscano un’importante rete di servizio per la collettività, ma anche una leva economica e per l’occupazione insostituibile.”

Il rapporto conferma che il settore rappresenta un sensore particolare per gli stili di vita e di consumo degli italiani e dei turisti. Basti pensare che i consumi delle famiglie, sempre lo scorso anno, sono stati stimati complessivamente in 438,5 milioni di euro nella sola provincia di Rovigo, pari a poco più del 5% del fatturato di settore a livello regionale (in Veneto poco meno di 8,3 miliardi di euro), che spiccano a 1,774 miliardi di Euro per la Città Metropolitana di Venezia pari al 21,46% del fatturato dei pubblici esercizi di tutto il Veneto, dove Venezia è seguita al secondo posto da Verona (1,62 miliardi di Euro) e al terzo da Padova (1,379 miliardi).


Numeri che diventano estremamente rilevanti tanto per il Prodotto interno lordo provinciale e locale quanto per quello nazionale: “Ristorante e bar Italia”, nel totale, nel solo 2019 ha fatturato oltre 85 miliardi di euro.

Inevitabile, dunque, porsi alcune domande sull’andamento che il settore sta vivendo e sullo scenario per il 2020.

“Le misure attivate dal Governo stanno dando solo ora un primo beneficio e anche la Regione del Veneto ha risposto tempestivamente alle nostre richieste – sottolinea Zanon – Ma il settore necessita di misure strutturali e aiuti per adattarsi ai nuovi stili di vita e rinnovare il business. La reazione dei singoli esercenti c’è stata, grazie anche all’assistenza delle associazioni di categoria come Confcommercio che hanno dato non solo assistenza, ma anche messo a disposizione strumenti indispensabili per attivare e sviluppare sistemi di prenotazioni e vendite con consegna a domicilio, spesso dando vita a nuovi rami di business, opportunità di fidelizzazione e attrattività per il cliente che prima della pandemia venivano visti con scetticismo o forse troppo complicati”.

La strategia per sostenere in concreto la ripresa passa dunque per l’innovazione e la capacità di fare squadra. Soprattutto è necessario sburocratizzare.

“E’ proprio – conclude il presidente Zanon – da un mix di aiuti pubblici semplici e a burocrazia zero e supporto con strumenti innovativi come quelli messi a disposizione da Confcommercio, che vogliamo evitare lo scenario peggiore: a due mesi dalla riapertura, dopo il lockdown a causa del Covid-19, la perdita di fatturato è già stata stimata mediamente in un -40%. Contiamo, se non vi saranno colpi di coda della pandemia, di comprimerla a fine anno almeno al – 26%, per risalire davvero la china con il nuovo anno”.

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