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Pass sì, pass no: bambini respinti da alcuni asili a Venezia. Quali scenari? Di Andreina Corso

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Il significato più inquietante e difficile da digerire, lo si ha quando la pandemia coinvolge i bambini.
E quando sono piccoli, piccolissimi, si apre un rapporto doloroso fra famiglie e istituzioni, difficile da sanare, e che tuttavia necessita di una risoluzione.
Da una parte la legge da rispettare, la certificazione verde da presentare alle scuole di ogni ordine e grado, dall’altra le difficoltà di chi non si è vaccinato e che pur ha bisogno che i figli siano accolti e tutelati. Pesa in città la norma per cui i bambini degli Asili nido e delle Materne del Comune di Venezia che saranno accompagnati a scuola dai genitori privi della certificazione verde, potrebbero non essere ammessi.
Che fare? Il consigliere comunale di Tutta la città insieme, Giovanni Andrea Martini, non si sottrae all’analisi del problema e pur dicendosi convinto della bontà della campagna preventiva, lamenta “l’ennesimo caos dell’ultimo minuto e che di mezzo ci vanno sempre i bambini”.
Le famiglie – afferma – vivono di comunicazioni all’ultimo minuto: a una settimana dall’inizio delle lezioni non sanno che orari faranno i figli, quando inizierà la mensa, che insegnanti ci saranno e via dicendo. E’ chiaro che in una situazione simile – continua il consigliere Giovanni Andrea Martini – aggiungere last minute l’obbligo di esibire il green pass per entrare con i figli a scuola è stato vissuto malissimo. La gente non ne può più: madri e padri lavorano e hanno bisogno di certezze dal mondo della scuola, che invece è fonte continua di complicazioni”.

“Personalmente ritengo che poter fare l’inserimento dei figli sia importantissimo – continua Martini – e, se penso all’anno scorso, quando è stato proprio impossibile per la situazione in cui eravamo, trovo che il green pass rappresenti un passo avanti enorme. So che con questo mi tirerò dietro gli strali dei no-vax, ma, ripeto, esprimo la mia posizione. Però ritengo anche che non si può pretendere di introdurre una regola tanto impattante dall’oggi al domani. Quindi capisco benissimo il disagio delle persone. E capisco anche che trovino ingiusto che si punti tutto e solo sul green pass, senza aver fatto nulla per garantire il distanziamento nelle classi”.
Tutta la Città Insieme!” si batte da tempo su questi principi, ritenendo che una misura fondamentale doveva essere l’investimento sulla scuola, per la formazione di classi più ridotte e quindi l’assunzione di più insegnanti e personale scolastico. Un esempio su tutti: la scuola dell’Infanzia di Sant’Elena.
“Al di là del Covid – sostiene il consigliere – e anzi, a voler imparare qualcosa da questa pandemia, lo Stato e i Comuni, per gli ordini di loro competenza, avrebbero dovuto stanziare maggiori fondi per creare classi meno numerose. Questo per prevenire la diffusione anche di altre malattie, ma soprattutto, al di là dell’aspetto sanitario, per migliorare la qualità didattica, per integrare meglio alunni con maggiori bisogni, per lavorare in modo più proficuo e rendere la scuola un ambiente ospitale e costruttivo”.

Un intervento all’ultimo respiro, proprio allo scadere del gong. Il Ministero dell’Istruzione, a poche ore dalla riapertura degli asili nido e dopo il pressing di Comuni, sindacati e parti sociali, ha varato un protocollo per i servizi all’infanzia da zero a sei anni.

Il primo giorno nelle scuole per l’infanzia del Comune di Venezia sono stati respinti un centinaio di genitori, perché sprovvisti del Certificato verde.
La situazione più critica si è registrata alla Ca’ Bianca, del Lido.

L’Assessora alle Politiche educative Laura Besio, si dice consapevole del disagio dei genitori e informa che si stanno valutando le soluzioni migliori, magari con ingressi scaglionati, il più possibile compatibili con le esigenze lavorative dei mamma e papà che sperano si mantenga nelle scuole l’entrata anticipata dei bambini, che eviterebbe problemi aggiuntivi a quelli già esistenti.

Andreina Corso

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