Babadook di Jennifer Kent, l’uomo nero con molto Polanski

ultimo aggiornamento: 17/08/2015 ore 22:20

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a ciò che han letto e precipita nella paranoia, nominando la presenza di Babadook continuamente. Il problema è che è tutto vero…

Quali sono, a mio modesto parere, le qualità di questo film?
“Babadook” si piazza nella zona mediana dei film, a livello di punteggio. Non aspira al capolavoro babadook film XBOX2ma ha delle caratteristiche memorabili che lo renderanno non dimenticabile, in una selva di film horror che vampirizzano la tecnologia per coprire con una pezza le banalità e le strade battute da decenni.
Ha capacità introspettive, il ritratto di Amelia (interpretata splendidamente da Essie Davis) è psicologicamente seguito in maniera puntuale, sia nelle fatiche di un lavoro poco gratificante, sia nelle pazienze quotidiane con Samuel, a cui Noah Wiseman dona tratti sfumati (non si capisce se sia un bambino bello, brutto, intelligente, idiota e proprio quando stai per odiarlo fa qualcosa che lo rende adorabile).
Ma è soprattutto il lavoro di messinscena che ispira; la fotografia sa ritagliare confini millimetrici tra luce ed ombra. Ombra in cui Babadook POTREBBE esserci, in questa casa dove il colore grigio ferroso risalta sui legni dell’arredamento.

Samuel invita alla sfida con Babadook e si pone a difensore della madre, con la sua buffa catapulta zaino; la regista, acutamente, ci fa sentire che Babadook è il Male ma un Male necessario per insidiare l’autocontrollo senza felicità di Amelia. Babadook si caccia in gola di Amelia e incontra tutti i sedimenti di frustrazione e repressione ingoiati dal momento della morte del marito, in cui logicamente Babadook si incarna, come il Diavolo che assume sembianze umane care.

Il senso finale del film è che se il passato non si può cancellare lo si può domare e mettere in un cantuccio; la lotta faccia a faccia con esso fa uscire le persone rigenerate.

Queste caratteristiche, felicemente risolte, fan sorvolare sui difetti del film: la sorella e soprattutto le amiche sono stereotipate nell’incarnazione della normalità. Così come prevedibili, anche nelle fattezze, sono gli assistenti sociali che visitano la casa di Amelia in un momento decisamente sfavorevole… Una certa cinefilia insistita nello scorrimento dei palinsesti notturni della tv, sempre accesa per non dormire per non cadere in preda del babau.

Anche se le immagini di Mèlies a tutto campo su grande schermo hanno una forza poetica notevole. ( Il film ci fa scoprire, tra l’altro, che sia in Australia che in Italia, la tv trasmette ormai le stesse cose: pubblicità di paccottiglia, chat erotiche e vecchi film.)
Che poi in Babadook ci sia molto Polanski, specie quello di “Repulsion” o il Friedkin di “L’esorcista” …

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