Ave, Cesare! dei fratelli Coen, Clooney quando lavora per i Coen dà sempre il meglio di sé

Eddie Mannix è un brav’uomo, con un pessimo rapporto col fumo. Supera il crocefisso avvolto nella penombra della chiesa, un Cristo sofferente e che lagrima sangue, e si reca della grata del confessionale.
Mannix non è un uomo che non senta la voce della coscienza ma i suoi peccati sono lievi per un sacerdote un po’ seccato dal ricorrente apparire di tale devoto.

Anche se il mondo in cui lavora è quello depravato e fasullo di Hollywood e Mannix deve continuamente mettere le mani nel fango per far andare avanti le cose nella fabbrica dei sogni, le sue colpe si limitano a non rispettare la promessa fatta alla moglie di non fumare e poco altro.

Dopo aver visto “Ave, Cesare!” dei fratelli Coen ho pensato quasi immediatamente all’alacrità di un altro grande eroe del “sistema americano”: il James Cagney dell’immortale “Uno, due e tre” di Billy Wilder. Lì un dirigente della Coca Cola deve risolvere un impiccio tra le due Germanie, qui un capo produzione della società “Capitol” deve recuperare attricette sotto contratto che si avventurano nel mondo delle foto erotiche o attori alcoolizzati da sostituire con adorabili, ignorantissimi cowboys canterini. E’ colui che leva le castagne dal fuoco tra set e set.

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Essendo Hollywood un’industria come le altre Mannix è l’anello di congiuntura di questo lavoro a cottimo, il solving problem man, il “fixer”, di un universo che con l’arte sembra non aver nulla a cui spartire. Quando un divo, in procinto di

The Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni Natoli.

girare un costosissimo kolossal storico (che si rifà chiaramente a “Ben Hur”) sparisce dalla circolazione per troppo a lungo.. quando due giornaliste gemelle, modello Helda Hopper, si fanno in otto per carpire i più reconditi pettegolezzi delle star, agitando un misterioso “affaire” legato alla lavorazione di un film; quando un ballerino in stile Gene Kelly odora di comunismo o una stellina deve dare un padre a un figlio che aspetta in grembo o un vaccaro canterino deve diventare un attore di commedie sofisticate….
Insomma, siamo di fronte all’ennesimo guazzabuglio di figurine perfettamente accessoriate tipico dei fratelli Coen; artisti che da anni raccontano, immergendosi nel modernariato o popolando paesaggi desolati di caparbi antieroi, cose riguardanti la Colpa, il Destino, l’America, gli Uomini.

Dal trailer del film mi aspettavo un capitolo minore della loro notevolissima filmografia. Ma non preoccupatevi; il trailer è decisamente ingannatore. In verità “Ave Cesare” può apparire un film un po’ sottotono e forse un po’ di squilibrio tra le parti c’è. Non è nemmeno privo di qualche vezzo un po’ troppo deja vu, a voler ben razzolare nei loro lavori. Si avverte un minimo di sclerotizzazione che pareva superata nel magnifico “A proposito di Davis”. Però la profondità resta e il senso di amarezza e disillusione nei confronti di un Sistema che non deve cambiare c’è tutto. Si ride, anche se si è digiuni di storia del cinema. Anche se si è digiuni di storia americana, di maccartismo, di atolli di Bikini, di passati poco chiari dei divi e di compagnie Lockheed. E mentre si ride ad un tratto tocca risvegliarsi, come George Clooney, star convertita agli ideali sovietici e “rinsavita” dai quattro ceffoni ben assestati da Mannix. Che ne esce comunque come “eroe”.

L’interpretazione convincente e massiccia di Josh Brolin è encomiabile. Eddie Mannix sa come stan davvero le cose e Hollywood è pur sempre un lavoro, anche se in una gabbia di matti. Un lavoro che solo la forza nella “Fede” (occhio a questa parola!) può rendere persino entusiasmante e più appetibile di un gioco serio come la gigantesca compagnia americana di aerei sulla cui offerta Mannix temporeggia.

Il resto del cast è di notevole spessore: Clooney quando lavora per i Coen dà sempre il meglio di sé. La Swinton si ave cesare boxriconferma attrice duttile per i ruoli che i due le cuciono addosso. Adorabili i camei di Fiennes, nei panni del regista sofisticato in stile Cukor o del redivivo Christopher Lambert. O Scarlett Johannson, stellina alla Esther Williams, che, smessi gli aderentissimi costumi per una coreografia alla Busby Berkley (già omaggiato nell’immenso “Grande Lebowski”) sembra avere lo stesso tono del Baby Herman di “Roger Rabbitt”. Sorprendente e adorabile Alden Ehrenreich, pistolero con chitarra, candido e umile e fiducioso dell’American Way of life.

Verso il termine del film una maestranza, incaricata della distribuzione dei pasti, chiede all’attore crocifisso, palesemente nel ruolo di Gesù, se lui è comparsa o protagonista. Al che il crocifisso risponde “Protagonista, credo”, sollevando perplessità nell’uomo che gli sta ai piedi. Una delle chiavi del film sta tutta in questa scena.

“AVE, CESARE!2 (Hail, Caesar!, 2016)
regia: Joel e Ethan Coen
con: Josh Brolin, George Clooney, Scarlett Johannson, Tilda Swinton

giovanni natoli columnist circle

Giovanni Natoli

29/03/2016

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