Auto impazzita a Roma, comparsi adesivi: “Investiamo i Rom”

ultimo aggiornamento: 29/05/2015 ore 07:46

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E’ caccia all’uomo a Roma e provincia per trovare chi mercoledì sera era a bordo dell’auto che ha seminato terrore e morte su via Battistini, nell’area occidentale di Roma.
E’ un minorenne e il padre Bathu ha cercato fino all’ultimo di difenderlo addossandosi la colpa dell’incidente.
La polizia non gli ha creduto e lo ha rilasciato.
Ma lo stesso non ha fatto con la giovanissima moglie del ragazzo, un sedicenne rom bosniaco ricercato da mercoledì sera in tutti i campi nomadi della Capitale per l’incidente in via Mattia Battistini, fra Boccea e Primavalle, dove la colf filippina Corazon «Corie» Peres Abordo, 44 anni, è morta sul colpo e altre otto persone sono rimaste ferite
Era lui alla guida di quell’auto, quell’auto che correva come una scheggia impazzita, che ha investito, travolto e ucciso una donna 44enne e ferito altre otto persone, quell’auto che è fuggita dopo l’alt della polizia.
Le forze dell’ ordine sono sulle tracce del ragazzo minorenne e di un’altra persona, sulla quale però gli investigatori non hanno ancora certezza sull’età.
Con loro, sull’auto che ha ucciso la donna filippina di 44 anni e ferito altre otto persone (tutte fuori pericolo), c’era anche la 17enne, moglie del minorenne ricercato, ora in stato di arresto con l’accusa di concorso in omicidio volontario.
Il fuggitivo sarebbe proprio il marito, di appena 16 anni, con cui ha un figlio di 10 mesi.
“Non avranno scampo, li prenderemo e non avranno nessuno sconto da parte dello Stato. Pagheranno caro e fino in fondo per quello che hanno fatto”, la promessa del ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
Ma la tragedia di mercoledì sera ha fatto esplodere nel quartiere odio e polemiche di stampo razzista, con il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha promesso di “radere al suolo i maledetti campi rom”, conquistando consensi anche nel mondo dello spettacolo.

I mazzi di fiori lasciati sull’asfalto dove ieri sera si è consumata una “scena apocalittica”, come l’hanno definita i testimoni, nascondono in realtà un malessere neanche troppo celato del quartiere, dove sono comparsi in giornata adesivi razzisti con le scritte “Zingaro ladro assassino” e “Investiamo gli zingari per strada”. E nel pomeriggio alcuni dei residenti si sono radunati in strada per un sit-in di protesta, al quale hanno partecipato anche esponenti di Fratelli d’Italia, Ncd e Noi con Salvini.
“Basta, non ce la facciamo più – il coro unanime dei manifestanti – uno si integra o se ne va. Non siamo razzisti ma serve una vera integrazione”. “Damoje foco”, sono alcuni dei commenti più duri urlati verso i campi distanti appena qualche chilometro. Ed è proprio lì che si respira aria di tensione, nonostante l’innalzamento delle misure di sicurezza attorno a tutti i campi della città.
“Abbiamo paura – dicono dalla Monachina, l’area dove risiedono i tre nomadi presunti autori dell’incidente mortale -. Oggi non abbiamo mandato i bimbi a scuola, non siamo usciti. Temiamo che qualcuno possa investirci per ritorsione”. “Vogliamo chiedere scusa alla famiglia della vittima dell’incidente e a tutti i feriti – il messaggio lanciato dai familiari dei ricercati -. Se potessimo incontrare quelle persone, chiederemmo loro perdono”. La sorella del minorenne ancora in fuga lancia un appello: “Torna qui e andiamo dal magistrato a costituirci, ti prego”.
Un appello che si perde nel vento che si insinua tra le lamiere, le baracche e roulotte del campo di centinaia di persone a cavallo dell’Aurelia, oggi bersaglio di minacce e intimidazioni.
“Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi – dicono -, ma non è giusto attaccare tutti noi per gli errori commessi da altri”.


29/05/2015

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